il Gallo
Mi muovevo nell’oscurità con l’agilità di un giaguaro e il silenzio di un corsaro prima dell’abbordaggio o almeno così amavo immaginarmi allo specchio prima di uscire. Il viale di cipressi era il mio tappeto rosso, un corridoio di ombre solenni, che facevano da guardia alla mia avanzata furtiva verso la villa. La mia missione? Espugnare il cuore della mia amata, eludendo una servitù che brillava per narcolessia e una famiglia così aristocratica da considerare il sonno profondo un dovere civico.
Entravo dalla finestra sul retro con la grazia di un acrobata, trasformando il tempo in un’illusione priva di senso. Facevamo l’amore con l’immortale entusiasmo delle prime volte, usando come metronomo il ticchettio dell’imponente pendolo nel salone.
Prima che l’alba potesse testimoniare le nostre acrobazie, seguivo un rituale quasi mistico: passavo dall’aia e, con un gesto di pura sfida infantile, infilavo le dita nella gabbia per rubare una manciata di semi al loro amato gallo, protettore dell’intera fauna della tenuta e indiscusso padre di innumerevoli polli da pietanza. Il suo cibo era il mio trofeo di guerra, uno snack di rinforzo per il ritorno. Solitamente l’uccello riposava sotto un drappo nero per garantire un lungo sonno a tutta la famiglia, ma quella maledetta mattina qualcuno aveva dimenticato di rimboccargli le coperte.
Non appena un raggio di sole solleticò il becco, l’infame esplose in uno grido d’allarme degno di una sirena antiaerea. In un istante, la villa si trasformò in un alveare impazzito. Genitori in vestaglia e camerieri armati di attizzatoio si materializzarono sul balcone. E lei? Lei, la mia complice, la mia adorata, mi guardò con lo stesso disgusto che si riserva a un insetto trovato nella minestra.
– E costui chi sarebbe?
Rinnegandomi davanti al plotone d’esecuzione familiare.
Seguirono momenti decisamente poco poetici: fughe tra i rovi, interrogatori e il tramonto definitivo di quello strano amore basato più sull’adrenalina che sulla lealtà. Qualche mese dopo, per il suo compleanno, decisi che era tempo di un ultimo gesto galante. Le inviai un elegante pacchetto contenente un ventaglio di piume dai colori sgargianti. Un accessorio chic, certo, ma soprattutto un omaggio a quel tenero uccellino dato ufficialmente per disperso ormai da tanto tempo.
Alfredo Martinelli
Benevento, 10 gennaio 2026


