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Centosedici colpi

La vera origine delle coincidenze, dove nascono e per quale ragione.

“Centosedici colpi mi spararono quel tardo pomeriggio. Centosedici proiettili partirono scoppiando da Centosedici canne di fucile. L’aria si riempì di lampi e fumo dall’aspro sapore di polvere detonata. Stramazzando a terra sentii tossire i centosedici soldati che spararono. Avevano i polmoni pieni di zolfo e salnitro. Poca roba rispetto ai miei, zeppi di pallettoni così grandi, che uno solo avrebbe ammazzato un cavallo da reggimento. Con le ultime forze, usando solo le braccia, alzai il busto dalla pozza di sangue e puntando il dito verso …”

– “E basta! … ancora con questa storia! Sarà la millesima volta che te la sento raccontare! È sempre la stessa, da almeno duecentocinquanta anni, cioè da quando l’hai raccontata a me quando sono arrivato qui!”

– “Non fare sempre l’acido, non farti riconoscere subito, il ragazzo è arrivato adesso!”

– “A parte il fatto che chiamarlo ragazzo mi sembra esagerato … e tu novellino, dimmi, a che età sei morto?”

– “Novantotto, Signore!”

– “Hai visto? E tu che lo chiami ragazzo!”

– “Quanto sei pignolo, rispetto a me che ne ho quasi quattrocento e tu che stai a quasi trecento è di sicuro un ragazzo!”

– “Va be’, dai, lascia perdere, piuttosto facciamogli raccontare cosa sa fare e di cosa si è occupato nell’altra dimensione.”

– “Sono stato un professore di lingua, Signore!”


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    AM
    Benevento, 14 febbraio 2024