Portogallo 25/04/2026 – 03/05/2026
Per un breve momento il Tempo è stato mio amico, portandomi per mano in luoghi e attraversando profumi vissuti in un’altra vita, quando avevo occhi e cuore diversi.
Con me c’è stato un vero compagno di avventure e con lui le stesse gambe, gli stessi piedi e la stessa immortale curiosità di andare oltre, lasciando che fosse il viaggio stesso a indicare il percorso.
E lui si è subito manifestato facendoci incontrare l’orchestra del conservatorio di Benevento, la nostra città, di cui abbiamo accolto l’invito e assistito al concerto tra le facce stupite di chi ci ha riconosciuto a migliaia di chilometri di distanza.
Era solo l’inizio.
Sulla costa più a occidente dell’Europa ci siamo immersi nella spuma dell’Atlantico, nel pozzo di Sintra siamo morti e rinati.
Nella cappella delle ossa è tornata l’eterna domanda sul senso di quel che facciamo e forse la risposta l’abbiamo trovata perdendoci tra i sentieri scavati nelle scogliere della rotta Vicentina.
Siamo stati ospiti privilegiati in una tasca del bairro alto e instancabili osservatori di altri mille luoghi e volti.
Abbiamo dormito in ostelli, stanze a noleggio e appartamenti solo per noi.
Al calare della notte e nei lunghi tragitti a piedi sotto il Sole, il viaggio è divenuto interiore e immateriale, liberando il confronto dell’Io profondo, che alberga in ognuno di noi.
Abbiamo camminato, mangiato l’indispensabile e camminato. Gustato il vinho verde e camminato, viaggiato su pullman e camminato. Osservato la costa dal mare e camminato, usato treni, fotografato e camminato ancora.
Ora le immagini sono già ricordo.
Il Viaggio ci ha insegnato a individuare nella prossima tappa il nostro luogo dell’anima, ci ha ricordato che solo la Natura è incorruttibile e che Dio è negli occhi di chi guarda.
Al termine il Tempo ci ha riportato alla contemporaneità, ma ciò che resta non andrà più via perché “tutto vale la pena se l’anima non è piccola”.
AM
Benevento, 11 maggio 2026


