Quella fu una strana estate: per tutta la durata parve il prolungamento di una tarda primavera. Avevo montato la mia piccola tenda sulla linea che divide il prato dalla spiaggia. La mattina l’odore del mare mi svegliava come di inverno il caffè preparato da mia madre. La chitarra la sapevo suonare ancor peggio di oggi, ma lei non ci faceva caso e mi faceva sentire migliore di quanto meritassi. Insieme, seduti sulla riva, il pomeriggio attendevamo che il Sole calasse dietro il Capo del golfo, la sera che la Luna si alzasse oltre la montagna e si riflettesse sulle increspature dell’acqua. I suoi lo avevano capito e aspettavano quel momento prima di richiamarla tramite il fratellino.

Poi, un tardo pomeriggio, sull’orizzonte comparvero 3 grossi turbini di vento e acqua, che divenne sabbia quando giunsero sulla spiaggia. Alzarono ombrelloni e barche, spalancarono imposte e scoperchiarono tetti. Si spensero sulla montagna alle nostre spalle, portando con sé tutto quel che trovarono sul cammino, compresa la tenda della famiglia di lei. Quella stessa sera i suoi raccolsero i resti e partirono. Ci lasciammo senza un saluto, solo un nome, il suo profumo di buono e la città in cui viveva. Così, oggi, ogni volta che pubblico una mia foto su un social, penso che potrebbe giungere a lei, che probabilmente potrebbe riconoscermi e chiedermi di suonare un’ultima volta insieme.

Alfredo Martinelli [Benevento, 20 gennaio 2020]

AM
Benevento, 22 gennaio 2020

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