una forma di solitudine

 
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Certo che mi piaceva e anche parecchio, ma soprattutto mi faceva stare bene. Penso che lo stesso fosse anche per lei, glielo leggevo negli occhi, anche se non ho mai avuto il coraggio di chiedere.

Purtroppo a quel tempo ero fidanzato e, come in un accordo mai definito, delegammo al Caso gli incontri tra i banchi e i corridoi dell’Università. Fu in quel periodo che capii l’esistenza di un altro tipo di solitudine: quella in cui ti imponi di non parlare a nessuno delle emozioni e dei desideri che invadono i pensieri, perché hai paura. In quei mesi, forse fui profondamente vigliacco, timoroso del cambiamento che la Vita mi stava offrendo. Di certo non potevo raccontarlo alla mia fidanzata e ogni altra persona con cui avrei parlato, avrebbe potuto non capire fino in fondo e avrebbe voluto dire la sua. Di sicuro avrebbe saputo di me qualcosa di estremamente intimo.

Avrei potuto dirlo semplicemente a lei, ma non ne ebbi mai il coraggio e rimasi solo.

AM
Benevento, 17 gennaio 2020