Per una sua indecifrabile scelta, ci vedevamo solo se l’invito partiva da lei. Lo faceva con naturalezza, durante una conversazione su tutt’altro o se ci incontravamo per caso da qualche parte. Però quando la invitavo io aveva sempre un impegno, che non suonava mai come una scusa. Una volta feci finta di passare casualmente all’uscita dalla scuola. Mi accolse felice, ma non accettò un banale invito per un concerto. Tutte le volte che la esortavo a farsi vedere con maggiore frequenza, i tempi per l’incontro successivo si allungavano, come se fosse in grado di calibrare le coincidenze a suo piacimento. Le prime volte ci restavo male, perché tutti i nostri momenti scorrevano sereni e piacevoli e non capivo quale fosse la logica del suo comportamento. Poi capii che non avrei più dovuto pormi domande. Lasciarmi fluire era la soluzione: prendere quel che di buono sarebbe arrivato, ponendo attenzione solo sul “qui e adesso” di ogni incontro. Passarono così intere settimane, poi le stagioni e gli anni. Io mi fidanzai con una ragazza a cui volli molto bene, pur non provando lo stesso benessere che provavo con lei. Di lei, di quel che fa, di come se la passa, so veramente poco, perché, ogni volta che ci incontriamo, continuiamo a parlare di tutto, tranne che di noi.

AM
Benevento, 14 febbraio 2020

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