le anziane del paese l’avevano prevista. Avevano letto nella forme e colore delle ossa di pollo bruciate nella brace e interpretato i dolori alle ossa dei mattini precedenti. Quel pomeriggio sarebbe arrivata una pioggia torrenziale di quelle così violente e imponenti, che avrebbe spazzato via uomini, attrezzi e animali dalle strade. Era la mano di Dio che ci stava per punire per i nostri peccati. Furono questi i pensieri del parroco che invitò tutti i fedeli a chiudersi in casa, spegnere ogni luce in forma di penitenza e pregare intensamente affinché la punizione divina divenisse più indulgente. Il Sindaco chiuse le scuole con una settimana di anticipo e per tre giorni ogni attività commerciale. Fece spegnere anche i lampioni della piccola piazza centrale e ordinò che nessuno uscisse di casa. Verso le tre del pomeriggio il cielo divenne realmente cupo e buio, costringendo anche gli ultimi scettici a chiudersi in casa per pregare. Secondo la tradizione, sarebbe potuto essere letale anche avere contatti diretti con la pioggia. Fu il rombo di un enorme tuono ad aprire i rubinetti del cielo. Io ero sotto il pergolato davanti casa, ero riuscito a venir via dai controlli di mia nonna e mamma. Le prime gocce, grandi come ciliege le vidi rimbalzare rumorosamente sulle pietre della strada davanti. Poi, in pochi secondi, l’acqua era ovunque, accompagnata da un profumo di terra ed erba bagnata e il rumore della pioggia divenne come un canto. Sfilai scarpe e vestiti, lasciando solo le mutande e corsi a giocare con i cani per strada, saltando e correndo scalzo come loro. L’acqua che cadeva dall’alto mi pizzicava di piacere la pelle ed era calda, come quella del catino accanto al camino. Nel breve volgere di un paio d’ore tutto ebbe termine. Corsi a casa per asciugarmi e infilarmi nuovamente i vestiti, mentre dalle case si affacciavano le prime persone, convinte d’aver ricevuto la grazia per la breve durata di un temporale estivo.

AM [Benevento, 25 febbraio 2020]

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