Libri, Racconti & Storie

6 febbraio 2018

Leggendo o ascoltando questa storia, qualcuno potrà immaginare che sia il frutto di una fantasia o l’insieme di una meticolosa e ricercata trama, interamente studiata a tavolino e poi trasformata in vere azioni e parole.

Ma chiunque sia il Maestro delle Coincidenze, colui che muove i segnali e le indicazioni sui nostri percorsi, ha di sicuro molta più fantasia di quella che chiunque altro di noi potrebbe vantare.Così, se per alcuni quell’incontro potrebbe sembrare il frutto di un caso fortunato, per noi non lo è mai stato. Lo capimmo fin da subito, nonostante le cicatrici e i segni del tempo avessero oramai preso il sopravvento su ogni emozione e l’anima riposasse serena, ben distante da quei sussulti, che spesso pulsano nel petto e fanno correre a perdifiato solo per un “Ciao” o un bacio rubato.Giunti da strade tanto distanti tra loro da sembrare incompatibili, ci siamo ritrovati a raccontarci di noi, fin dalla prima strana volta, piovuta dal cielo come l’inaspettato suggerimento alla soluzione di un enigma.

Non c’era bisogno che l’altro chiedesse, nel libero flusso del nostro composto parlare, prima o poi la risposta sarebbe arrivata sola e per questa ragione profumava come il dolce retrogusto della sincerità. Per chi come noi aveva attraversato le tante tempeste della Vita, il riconoscersi avvenne nell’istante dell’incontro, ma non esplose nella foga di un turbine adolescenziale. Da lì iniziò per noi un lungo e lento cammino di conoscenza, in cui il desiderio di rivedersi aveva in sé il bisogno di far stare bene l’altro e se stessi. L’una all’altro mostrammo le cicatrici, accarezzammo le anime per suturare le ferite più profonde e, un po’ alla volta, ci lasciammo andare a quel sentimento di origini divine, la cui essenza pervade tutto ciò che è vita. Come due gocce di serenità, in piena sintonia abbiamo sottratto tempo ai nostri impegni e alle nostre sedimentate abitudini per gustare e godere in pieno i minuti trascorsi insieme, che poi divennero ore, giorni e anni.

Ora, mentre sto scrivendo queste righe rubando le poche forze alle mie dita stanche, siamo seduti l’una accanto all’altro, su un’improvvisata poltrona di roccia e neve. Davanti abbiamo le luci dei paesi in lontananza. Alcuni appoggiati sulle pendici dei colli, altri un po’ più a valle. Intorno il crepuscolo ci avvolge, mentre l’aria è quella secca, di un inverno maturo. Oggi è la data più importante delle nostre vite o comunque quella da noi scelta come simbolo di rinascita. Fin quando avremo forza, abbiamo scelto di trascorrerla in posti sempre differenti, che ricordino la serenità e la bellezza della nostra unione.

Oggi è il sei febbraio duemiladiciotto. Questo stesso giorno, ma di diversi anni fa, prima di entrare nel ristorante dove avremmo mangiato insieme per la prima volta, mi baciò senza preavviso e disse:

– “Questo è per non cadere nella trappola dell’amicizia!” e io risposi ricambiando.

AM

Benevento, 17 novembre 2021