Cremisi

 
 
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mi fai stare bene e mi manchi sempre intensamente
glielo dissi senza pensare, senza dar retta a quella brutta strategia del non aprirsi troppo a cui si aggrappa chi ha avuto delusioni. Non fui enfatico o melenso, non controllai il tono della voce, la postura, il luogo o un momento particolare. Mi lascia semplicemente fluire, come una fiduciosa barchetta di carta sulla superficie del fiume. Non avevo necessità di stupire, di conquistare o aggiungere un nuovo nome in un improbabile albo d’oro. Avevo semplicemente necessità che lo sapesse. Poi continuai a parlare dell’estate che stava arrivando e dei miei tanti progetti di scrittura, tutti distanti da lì, da noi. Forse per paura, forse per incapacità di affrontare un argomento così serio come solo due anime che si riconoscono sanno comprendere. In lei non notai nulla di particolare, come se quella mia frase non l’avesse neanche sfiorata da lontano, come se non le avesse destato interesse o, ancora peggio, come se non avesse ascoltato. Non ci restai male più di tanto, l’avevo messo in conto e poi mi ero ripromesso che il mio bisogno sarebbe stato solo quello di dirglielo, farle sapere, senza aspettarmi nulla. Continuammo a parlare di tanto altro, come al solito senza soluzione di continuità, come un interminabile flusso di coscienza comune. Poiché dopo quella sera sarebbero trascorse tante settimane per il nostro prossimo incontro, quando ci lasciammo la abbracciai e le baciai affettuosamente la tempia, come rare altre volte era capitato. Così notai che aveva laccato le unghie cremisi. Sapeva che era il mio colore preferito. La guardai istintivamente negli occhi, lei sorrise e anche quella volta ci capimmo senza parlare, poi mi accarezzò la guancia e disse: “domani partirò con te!“.

AM
Benevento, 27 giugno 2020