Avevo voglia di tornare a casa per terminare il prima possibile la giornata. Sembrava iniziata bene, con la giusta energia per riprendere le fila della mia creatività e voglia di fare, ma si era man mano trasformata in un tunnel di pensieri su cui, d’improvviso, si era ribaltato il punto d’osservazione. Era come se si fossero invertiti i miei poli gravitazionali e ora quasi camminavo senza guardare intorno. Non avevo alcuna voglia di nuovi incontri, qualunque fosse stata la loro natura. Pensando di giungere prima, imboccai una traversa differente dal solito. Da subito ebbi l’impressione che le strette carreggiate comprimessero la già scarsa illuminazione artificiale. Tutto sembrava ancora più fioco di una normale notte tra i vicoli del centro e faticavo a vedere l’intero percorso tra una curva e l’altra. Perfino dalle finestre delle abitazioni fronte strada non usciva alcuna luce, lasciando il vago sentore di ombre a indicare gli ostacoli da evitare.

Passando accanto a uno dei tanti piccoli caseggiati che formavano la stradina, un portocino d’ingresso si spalancò un passo prima che lo superassi. Mi fermai per non andare a sbattere e, delicata, sentii una mano appoggiarsi sulle spalle guidarmi all’interno. Non mi parve strano ed entrai.

Coperta da una velo nero e trasparente, si presentò alla vista un’incantevole donna, non più tanto giovane. La leggera vestaglia scendeva sulle sinuose forme, poggiando con grazia su ogni morbida curva, dalle spalle al seno, dai fianchi alle cosce, donando alla figura l’idea di una femminilità senza tempo. Con profondi occhi verdi, dolcemente mi guardò senza parlare, poggiando il dito indice prima sulle sue rosse e curate labbra e poi sulle mie. Ero totalmente stranito dalla situazione quasi surreale, ma al tempo stesso fortemente incuriosito e lasciai da parte tutti i propositi elaborati fino a quel momento. L’assecondai incoraggiato dalla voglia di capire. Per mano e sempre in silenzio mi condusse in una stanza interna. La fiamma del camino era l’unica luce e rendeva il rosso del parato un palcoscenico su cui recitavano le ombre degli arredi, come in una commedia muta. Tutta la casa profumava di cioccolata calda speziata. Un aroma mai sentito prima. Il profumo mi diede serenità e decisi di lasciarmi fluire da quello strano evento, senza opporre alcuna forma di resistenza. Guidando il mio corpo con le mani, mi fece voltare e alzare le braccia, sfilando con leggerezza ogni indumento. Ero in sua totale balìa e mi distesi sul tappeto in posizione prona, appoggiando la parte tra il mento e la gola su un cuscino simile a quelli da divano. Lei si abbassò con il viso fino al mio, mi fissò bene negli occhi e mi fece cenno di attendere, poi si diresse nella stanza accanto.

Non sapevo chi fosse, perché non parlasse, m’avesse fatto entrare a casa sua e, soprattutto, perché fossi completamente nudo, sdraiato su un tappeto al centro di una stanza illuminata dalle fiamme nel camino e non sentissi caldo, nonostante fosse ancora estate. In quel momento non era però una preoccupazione, stavo bene, non c’era nulla che m’avesse fatto allarmare e non avevo alcun tipo di eccitazione erotica, pur essendo la mia ospite una donna dal notevole fascino. Vidi i suoi seducenti piedi scalzi entrare nella stanza appoggiando solo la parte anteriore, slanciando così ancor di più le sottili caviglie, da cui s’innalzavano gambe ancora toniche e snelle. L’odore di cioccolata si era intensificato. Si abbassò nuovamente fino a guardarmi negli occhi e finalmente sentii la sua voce: “Qualunque siano i pensieri che non ti fanno sentire pienamente in pace con te stesso, ora ti aiuterò a disperderli. Noi siamo la simultaneità, la compresenza tra la luce  e l’ombra, tra il bene e il male, tra il buono e il cattivo, tra ciò in cui eccelliamo e ciò in cui non siamo assolutamente capaci. Non esiste l’assoluto e se qualcuno lo raggiunge non è mai un bene. La vera forza è nel trovare il giusto equilibrio tra la nostra natura e ciò che vorremmo essere.” Nel tono non c’era possibilità di replica, ma solo ascolto. Si alzò senza fare rumore e si posizionò dietro me. Solo pochi istanti e sentii colare dal centro delle spalle un caldo e sottile filo dall’intenso aroma, capace di giungere fino al mio intimo sentire, scavando un varco tra le pieghe della pelle. Lei era a cavalcioni sul mio sedere. Iniziò con energia crescente a usare le sole dita per massaggiare la mia stanca carne. Per lungo tempo intorno al collo, poi a scendere gradatamente sulle spalle e giù, senza tralasciare nessuna piega. Sentivo le sue gambe stringersi intorno al mio corpo a ogni risalita dalle natiche alla nuca, passando per la colonna vertebrale e il suo respiro muoversi in sincronia con il corpo. Intenso era l’aroma di cioccolata, che sentivo penetrare nei pori della pelle e riempirmi di sé.

La mente era andata altrove. Rapida viaggiava all’incessante ritmo delle immagini che si susseguivano frenetiche: l’infanzia, i genitori, l’adolescenza, la ragazza della prima cotta importante, quella che avevo rivisto la mattina prima, quella attuale, i primi quadri premiati, le prime mostre e le prime soddisfazioni economiche. I pensieri erano finalmente liberi di esprimersi che stavano per condurmi lì, dove ancora non erano riusciti a portarmi. Avrei finalmente capito quel che di me avevo ancora oscuro.

Fu in quei momenti che la sentii alzarsi e indurmi con le mani a girarmi per mettermi supino. Era nuda e color ebano, perché si stava completamente cospargendo con abbondante e grondante cioccolata. Da sotto la osservai ammaliato e rapito da tutta la sua prosperosa generosità. Si abbassò fino a poggiare i seni sul mio petto e massaggiarmi come solo una donna può fare, ma dopo pochi secondi carichi di elevatissima tensione erotica, bussarono alla porta. Le si interruppe dopo poco e si avvicinò all’orecchio per sussurrare: “Ti ho riconosciuto prima, quando mi sono abbassata per indicarti d’attendere. Ho voluto donarti comunque questo massaggio, per ringraziarti di tutti i momenti di serenità che mi dà quel che fai, ma ora devi andare via, sta per arrivare un mio nuovo cliente. La notte ospito coloro a cui la Vita ha dato qualcosa in meno o di diverso. Spesso sono accompagnati dalle madri, a cui non fa piacere si sappia in giro. Non è il caso ti vedano. In fondo c’è il bagno, pulisciti e vestiti senza far rumore, poi esci dalla finestra.

Mi diede un delicato bacio sulle labbra e mi aiutò ad alzarmi. Ero frastornato, come quando ci si sveglia nel cuore della notte per far qualcosa d’imprevisto e non piacevole. Prima di entrare nel bagno, riflesso in uno dei tanti specchi, notai un mio vecchio quadro. Mi sciacquai rapidamente senza usare il sapone, mi piaceva l’odore della cioccolata e avevo voglia di portarlo con me. Aprii la finestra e scavalcai il davanzale.

    Dopo un viaggio quasi onirico privo di suoni, ma carico di sensazioni al limite del soprannaturale, mi ritrovai nuovamente nel cuore della città vecchia. Pulsava la frenesia di coloro che la notte sperano di recuperare quel che durante il giorno non sono riusciti a ottenere. Mi guardai intorno, poi abbassai la testa e mi diressi verso casa.

AM

Benevento, 31 ottobre 2020