Anche quest’anno ottobre è giunto senza preavviso, portando con sé un Sole dal colore più strano del solito. Per le strade l’odore è cambiato in una sola notte e le donne hanno coperto le spalle e sciolto i capelli, come se non attendessero altro dall’inizio dell’estate. Io ho ancora gli stessi abiti di un mesa fa, ma va bene così. La mattina mi sto alzando presto. Prendo la via nascosta tra i faggi e arrivo fin su in cima. A quell’ora l’aria è densa e viva, come se avesse fiammelle, così riempio i polmoni e la lascio brillare dentro me, mentre osservo il paese riprendere lentamente a muoversi. Poi dalla borraccia bevo un sorso di vincotto dello scorso anno, mi pulisco il muso col dorso della mano, inspiro l’ultima volta e scendo verso casa.

   Stamattina avevo le suole nuove e sono andato po’ più lontano, dove l’acqua trasuda dalla roccia, per poi perdersi nuovamente nella terra un po’ più a valle. Lì ho lavato la mia testa trasandata e ho rasato la barba sul collo, usando la lama del coltello, come quando ero ragazzo e usavo il pozzo davanti casa. Ho visto ancora più peli bianchi scorrere sull’acqua e sparire fra le foglie e i sassi.

   Quando sono tornato a casa ho annusato l’aria. Aveva con sé il profumo del mosto che sta bollendo nei tini in cantina: fra qualche giorno dovrò spostarlo nelle botti. La vigna ha iniziato a tingersi di giallo e arancio: sulla Vita lei è sempre più a tempo di me, che da sempre arranco come un mulo carico di sacchi su per un sentiero.

   Sto pensando che più tardi, dopo aver pulito la stalla, dovrei iniziare tagliare la legna e ordinarla per l’inverno, ma la mia casa è vuota da troppo tempo e qui, all’ombra del vento, gli anni sono scivolati come gocce di pioggia sulle foglie. Stasera l’aria fresca, forse scenderò in paese ad ascoltare il suono di parole che non siano solo le mie.

AM
Benevento, 1 ottobre 2018

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