la gentilezza

 
 
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E così, tutto quel che un tempo era ora non è più. Non sei più tu e non sono più io. Quel che ci accumunava è svanito. Forse consumato dal tempo, forse logorato dalle distrazioni, dagli impegni di lavoro, da passioni differenti, sopraggiunte con l’età. Siamo distanti, seppur vicini. Siamo seduti accanto, ma non ci comprendiamo, anzi, non parliamo: ci trasmettiamo informazioni di servizio, con gentilezza, ma senza emozione. Con gentilezza ci scambiamo favori e ci chiediamo “Come stai?, Ti serve qualcosa?” Ma è gentilezza, non è amore. E poi ci sono i tuoi genitori e i miei genitori e anche con loro noi siamo molto gentili. Li invitiamo a pranzo la domenica, li andiamo a trovare, a fare la spesa. Sono anziani e devono sapere che fra noi tutto scorre come un tempo, così come i vicini e gli amici dei nostri figli. Già, per non parlare dei nostri ragazzi. Vivono nel loro mondo, nei loro amori, nei loro viaggi. Da parte nostra non sarebbe carino distrarli. Per questo, in loro presenza, fra noi siamo ancora più garbati e qualche volta ti avvicini anche per un bacio o una carezza gentile. Gentile appunto, non affettuosa o carica di sensualità come lo furono un tempo.
La notte dormiamo accanto e qualche volta facciamo l’amore, sempre con molta gentilezza, perché anche il corpo pone le sue esigenze. Poi, sdraiati di spalle, ognuno torna al suo mondo e prende sonno. Qualche volta, penso che tu possa avere un’altra persona con cui condividi le idee e il pensiero non mi genera fastidi. Al nostro tempo migliore, avrei sentito la morte dentro salire a rapidi passi, come quando una pianta sente avvizzirsi senz’acqua. Oggi penso che ti farebbe bene avere qualcuno che apprezzi le tue idee e la tua gentilezza. Io al momento non ho nessuno e penso che mai avrò qualcun altro, non sarebbe gentile nei tuoi riguardi

AM

Benevento, 22 marzo 2020

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