Quando DIO inventò le TETTE
All’alba dei tempi, quando l’evoluzione umana compì il passo decisivo verso l’uso della parola, Dio era inizialmente entusiasta. Pensava che gli uomini avrebbero usato quel dono per comporre inni, scambiarsi poesie o ringraziarlo per l’architettura dei tramonti. Si sbagliava di grosso.
Non appena impararono a dare un nome alle cose, gli uomini iniziarono a usarlo per una sola attività: lamentarsi.
Le preghiere divennero una lista infinita di recriminazioni. C’era chi si lamentava del sole troppo cocente e chi del freddo pungente che gli intirizziva le dita. Si lagnavano della fatica di inseguire il cibo, del mal di schiena per costruire rifugi di fango. Ben presto, la questione si spostò sul piano sentimentale. Il “Cloud Divino” fu sommerso da lamentele su cuori spezzati, amici che non restituivano le lance e gelosie tribali. Dio non aveva più un attimo di pace. Non riusciva nemmeno a finire di rifinire una galassia che subito arrivava un nuovo, petulante reclamo.
Un pomeriggio, mentre osservava con santa pazienza l’ennesimo uomo intento a inveire contro il destino, ebbe l’illuminazione. Un’idea semplice, rotonda, perfetta. Qualcosa che funziona ancora oggi, a distanza di millenni, con la stessa infallibile precisione del primo giorno.
Dio creò le TETTE.
In quel preciso istante, il rumore del mondo parve attenuarsi. Fu come se un tasto “mute” venisse premuto sul caos dei pensieri maschili. Accuditi, nutriti, o semplicemente incantati da quelle linee morbide e rasserenanti, gli uomini dimenticarono istantaneamente il motivo della loro rabbia. Lo stress evaporava, le menti si svuotavano dalle preoccupazioni superflue e un senso di pace estatica prendeva il sopravvento.
Da allora, l’invenzione non ha mai perso un colpo. Grazie a questo dono, l’uomo ritrova l’equilibrio e Dio può finalmente tornare a occuparsi di faccende più complesse, come la fisica quantistica o il monitoraggio dei buchi neri, sapendo che quaggiù basta un attimo di contemplazione per riportare il sereno.
Quindi, la prossima volta che senti che stai per perdere le staffe, che il lavoro ti opprime o che il traffico ti divora, fermati un istante. Respira. E rivolgi un pensiero grato a quel miracoloso design divino: ritroverai quel briciolo di pace interiore necessario per affrontare il mondo col sorriso.
AM
Benevento, 9 marzo 2022


