Il Principe e il glicine
C’era una volta un principe che, a dispetto del titolo, non possedeva né castelli merlati né draghi da guardia, ma un dignitosissimo trilocale in centro, zona a traffico limitato. Il suo “regno” consisteva in un attico dal soffitto basso e in un giardino pensile sul terrazzo che era un piccolo miracolo botanico, incastrato tra antenne paraboliche e comignoli fumosi.
Superata ormai l’età in cui solitamente si affrontano sfide epiche o crisi di mezza età precoci, il principe ricevette la visita dei reali genitori. Questi, con la solennità di chi sta per annunciare una patrimoniale, gli comunicarono l’ultimatum: doveva accasarsi prima che loro passassero a miglior vita.
Lui, che alla compagnia umana preferiva di gran lunga quella del suo vecchio bracco un po’ sordo, sospirò profondamente. Accettò, ma con una clausola contrattuale: i genitori avrebbero dovuto fare da ufficio di collocamento sentimentale, selezionando tre candidate.
Dopo un casting degno di un reality show di alto livello, furono individuate tre donne semplicemente spaventosamente intelligenti, belle e con una naturale eleganza senza tempo. La prima era una neurochirurga con il vizio della poesia; la seconda, un’imprenditrice che parlava sei lingue e salvava tartarughe nel weekend; la terza, una filosofa con il fisico di una campionessa di triathlon. Erano tutte incredibilmente, disposte a dare una chance a un uomo che viveva tra i vasi di terracotta.
Chi avrebbe scelto il nostro eroe?
I più cinici avranno già puntato sulla più procace, o magari sulla più ricca per sistemare il mutuo dell’attico. Ma il principe era un tipo sottile. Le convocò tutte e tre contemporaneamente per una cena “esperienziale” sul suo terrazzo. L’atmosfera era satura di candele artigianali al profumo di sandalo e di una quantità industriale di glicine, che in quel periodo dell’anno pendeva ovunque come un rampicante in preda a un delirio d’onnipotenza.
Il menu era una dichiarazione di guerra culinaria: antipasto di petali di glicine in tempura, risotto ai fiori di glicine e sorbetto… indovinate un po’? Al glicine.
Mentre le tre donne conversavano amabilmente, dando prova di un’intelligenza e di una grazia che avrebbero fatto sfigurare un’ambasciatrice, il principe le osservava con un sorriso enigmatico. Si alzava spesso con la scusa di recuperare nuove pietanze floreali dalla cucina, lasciandole sole a interagire. Le guardava discutere di massimi sistemi e di riforme strutturali, mentre la fragranza dei fiori diventava quasi ipnotica.
Poi, proprio un attimo prima che venisse servito la mousse di glicine, il principe si alzò con estrema calma. Fece un leggero fischio al cane, che lo aspettava scodinzolando vicino alla porta d’ingresso, afferrò le chiavi, il guinzaglio e uscì di casa senza dire una parola senza tornare mai più.
AM
Benevento, 9 maggio 2023


