proximity,tecnologia

Il Marketing di Prossimità non è spam

22 Nov , 2006  

Questa volta ospito sul mio blog un articolo a mio avviso molto interessante che una mia collega ha inviato ad un noto network italiano.

L’idea di scrivere sul’argomento spam connesso al proximity marketing la avevo da un po’ di tempo. Ho letto su vari blog e community di settore alcune critiche in merito.
Molte a mio avviso non sono fondate, ma basate sulla semplice ricerca del semplice consenso popolare.

In ufficio una collega mi ha anticipato, me ne ha parlato, abbiamo fatto insieme qualche considerazione sull’argomento ed è venuto fuori l’articolo che di seguito trascrivo con il consenso dell’autrice e con molto piacere da parte mia.

Molto probabilmente lo troverete in giro sul web in portali di settore ma ricordatevi che è comunque coperto dalla “Creative Commons License 2.5”

IL MARKETING DI PROSSIMITA’ NON E’ SPAM
di Antonella Martinelli – responsabile marketing NetKosmos

A proposito di marketing di prossimità desidero approfondire una questione molto delicata ma spesso ricorrente nelle domande di coloro che con molto interesse ci contattano per ricevere informazioni sul bluetooth marketing (e sul software che la mia azienda offre.)

La questione è la seguente: il marketing di prossimità è SPAM?
La risposta è NO il marketing di prossimità non è SPAM.
Ovviamente una tale risposta potrebbe risultare riduttiva.
Partendo proprio dal significato di Spam ritengo giusto quindi chiarire i motivi che mi inducono a questa affermazione prima che convinzioni sbagliate possano generare effetti virali devastanti e penalizzare sul nascere uno strumento che, se ben gestito, risulta efficace soprattutto per la sua intrinseca capacità di coinvolgere il nostro potenziale fruitore rendendolo parte attiva, consapevole e pienamente coinvolta nella nostra iniziativa.

Lo SPAM è l’invio indifferenziato ed illimitato di messaggi a carattere prevalentemente pubblicitario o pornografico e si attua tramite posta elettronica, newsgroup, link non attinenti inseriti in blog, forum, directory (c.d. Spam linking) .
Lo Spam si caratterizza per:

1.l’invio di massa
praticare SPAM significa inviare in contemporanea, centinaia e centinaia di messaggi ad “inconsci” soggetti che “inconsapevolmente” si ritrovano le proprie caselle di posta elettronica ma anche directory e forum intasati da messaggi “indesiderati”. Nello SPAM il destinatario del messaggio, che volontariamente ho definito inconsapevole è dunque un soggetto passivo perchè non ha la possibilità di scegliere se ricevere o meno quel messaggio. Salvo quindi che non abbia preventivamente adottato misure idonee a filtrare i messaggi indesiderati (nel caso della posta elettronica mi riferisco ai filtri antispam che tuttavia non sempre sono pienamente efficace a contrastare il problema, talvolta infatti risultano eccessivi filtrando anche la posta desiderata) si vede costretto ad inutili perdite di tempo per la loro cancellazione. Il problema poi è forse ancor più grave quando i messaggi spam vengono recapitati nella propria casella di posta elettronica che seppur virtuale è pur sempre un luogo strettamente privato e personale che di forza è violato. Di qui l’invasività.

2.L’anonimato
I messaggi SPAM nella quasi totalità delle volte sono “ANONIMI” ossia inviati con fantasiosi nickname che non permettono in alcun modo di risale al vero mittente.

3.la decontestualizzazione
I messaggi SPAM sono messaggi del tutto decontestualizzati e risultano totalmente privi di interesse per il ricevente nel caso di posta elettronica o non attinenti agli argomenti trattati in caso di link spamming . Di qui il termine spazzatura.

4.Disponibilità di liste di nominativi.
E’ ormai noto quanto diffusa sia la pratica non del tutto legale di raccogliere indirizzi email fino a comporre lunghissime liste di nominativi vittime ahimè di questa odiosissima pratica.

Caratteristiche diametralmente opposte per il marketing di prossimità.
Certo se pensiamo ad un congresso con centinaia di persone munite di telefono cellulare a sua volta dotato, nella maggior parte dei casi ,di tecnologia bluetooth, possiamo anche in questo caso parlare di invio di massa a potenziali fruitori del nostro servizio ma in questo caso i presupposti sono completamente diversi e basati su:

1.identificazione del mittente
Il marketing di prossimità prevede l’invio di messaggi che non sono assolutamente anonimi: ogni messaggio inviato ha un mittente chiaro ben definito ed identificabile con una azienda.

2.richiesta di accettazione
Quando si invia un messaggio nell’ambito di una campagna di prossimità avvalendosi del bluetooth, il destinatario è raggiunto da un segnale di ricezione messaggio del tipo “Vuoi ricevere un messaggio da nomeazienda?” In questo momento il destinatario ha la piena consapevolezza delle sue azioni: diventa attore attivo dell’iniziativa in corso potendo scegliere se rifiutare il messaggio oppure accettarlo e cominciare ad interagire. L’esperienza maturata in campo ci ha dimostrato che, fermo restando l’iniziale predisposizione positiva dovuta all’identificazione chiara del mittente che in un certo qual modo abbassa le naturali barriere difensive proprie di ogni individuo, quanto più il mittente è famoso ossia è un noto brand, tanto più si è orientati ad accettare il messaggio e dare un seguito all’iniziale segnale di ricezione. Insomma è un po’ come quando bussano al campanello di casa: apro la porta se il mio interlocutore si presenta se poi lo conosco lo faccio anche entrare.

3.attinenza o contestualizzazione
Quando si inviano messaggi bluetooth in una campagna di marketing di prossimità i contenuti non sono mai decontestualizzati, anzi al contrario, una campagna di marketing di prossimità nasce proprio per sostenere eventi o iniziative in corso in un determinato contesto circoscritto, in cui chi è presente ha tutto l’interesse a ricevere quel tipo di messaggio. Le varie iniziative realizzate ci hanno dimostrato che l’interesse alla ricezione del messaggio cresce proporzionalmente alla possibilità di ricevere sconti, buoni di acquisto o buoni prova di prodotti e gadget, non necessariamente materiali, se pensi al caso Nike.

Per concludere, in una campagna di marketing di prossimità concorrono molteplici fattori che identificano il bluetooth marketing come non SPAM e nello stesso tempo concorrono al suo successo: trasparenza perchè il mittente è identificabile; rispetto e pieno coinvolgimento dell’individuo che è parte attiva della campagna in quanto può scegliere se non accettare o accettare il messaggio e cominciare ad interagire; comunicazione perchè la campagna di marketing di prossimità se opportunamente segnalata nel contesto in cui è realizzata contribuisce a suscitare interesse e curiosità negli interlocutori.

Se fra quanti leggono il mio blog c’è qualcuno che buone idee e vorrebbe scrivere articoli sugli argomenti da me trattati e vederseli pubblicati non deve fare altro che scrivermi o meglio ancora telefonarmi.
Il presente blog non ha valore di testata giornalistica, ma supera i 400 utenti unici al giorno ed è quindi un discreto strumento di informazione e divulgazione di idee e sperimentazioni.

AM
Benevento, 22 novembre 2006


3 Responses

  1. Stefano Bendandi ha detto:

    Problematica molto interessante ed ancora molto aperta a mio giudizio.

    Me ne sono occupato da un punto di vista più giuridico in questo post http://stefanobendandi.blogspot.com/2008/09/il-bluetooth-marketing-spam.html (per chi volesse approfondire).

  2. moreno ha detto:

    Sono totalmente dell’idea opposta riguardo il marketing di prossimità ed ora spiego le motivazioni.

    Se è vero che lo SPAM è posta indesiderata, la risposta è sempre: dipende dal contenuto!
    (Vorrei vedere se qualcuno si lamentasse del fatto di ricevere dei soldi in email, magari sotto forma di buono spesa o 10 anonimi € nella cassetta postale.)

    La verità è che le email scocciano se non sono di interesse di chi le riceve.
    Differenziamo ovviamente dalle attività fraudolente come tentativi di furto di numero di carte di credito o di password, medicine senza ricetta e le altre attività fraudolente che sono reati belli e buoni.

    Ricevere tante email, se dopo una rapida lettura si riscontra non ci sia nulla di interessante è indubbiamente fastidioso, soprattutto per quei dipendenti che stanno serenamente passando i loro 10 minuti qua e là a giochicchiare con messenger o facebook o leggono il giornale sul web che si trovano a dover interrompere la loro fruttifera attività “lavorativa” perchè devono leggere le email e non vi trovano messaggi interessanti…. Possibile che tra tutti questi messaggi nessuno mi regali qualcosa? Possibile che non mi arrivi la vendita dell’anno? Perchè non mi scrive mai Angelina Jolie? …..ahhh tutto spam.
    E poi che bella scusa per il superiore o il titolare: cos’hai fatto oggi? ..Niente, spam spam spam sono invaso dallo spam spam spam spam

    Ciò che scrivo è in parte una provocazione ed è dovuta al fatto che per giustificare la deviazione dello sviluppo tecnologico nella direzione di BLOCCARE, FERMARE, FILTRARE, (DEMONIZZARE)dal quale traggono profitto innumerevoli case produttrici di software e sistemi antispam solo per dirne una, e al fine di vendere questo servizio a peso d’oro viene ripetutamente detto che lo spam costa soldi alle aziende.
    E’ vero costa soldi per munirsi di difese antispam, ma costerebbe molto meno se i loro dipendenti fossero più motivati a lavorare e al posto di passare il tempo con altri diversivi, passassero quei 10 minuti ogni tanto a eliminare i messaggi indesiderati o semplicemente a bloccare i mittenti con i normali filtri di outlook o software di lettura email.

    Questo darebbe modo alle aziende serie che stanno cercando potenziali clienti (e il cliente è qualcuno che usufruisce di un bene o di un servizio ed è disposto a pagare perchè quella cosa gli serve, gli interessa! O forse molte code di paglia vedono il cliente come pollo da spennare e cercare clienti lo interpretano come cercare qualcuno da imbrogliare? Cosa fanno di celato e nascosto che ritengono essere scorretto queste persone, da arrivare a pensarla in questo modo?) dicevao che darebbe modo alle aziende serie di contattare clienti affini alle loro necessità.
    Ad esempio produco patate, le curo con amore e le faccio crescere e ottengo delle ottime patate. Poi ho a che fare con il fisco, le banche, assicurazioni, burocrazie varie, cioè vivo nel mondo moderno, mi capita il dipendente scansafatiche, mi capita il vigile esaltato che mi multa se scoreggio, vado a 72 all’ora do ve si puo andare a 70 e insomma i soldi da pagare per pubblicizzare le mie patate su sky o sul corriere della sera non li ho. Ma sono ottime patate, senza schifosissimi additivi che la concorrenza vende al triplo negli ipermercati (perchè deve pagare la pubblicità).
    Ora io mando delle email ai fruttivendoli (non a persone a caso, ma ai fruttivendoli, quindi attinenti al mio prodotto, che avrebbero grossi vantaggi in salute dei suoi clienti e soddisfazione) e cosa faccio: INFRANGO LA LEGGE! AHHHHHH SPAMMER!!!!!
    E’ I L L E G A L E !!! GHIGLIOTTINA E CATTIVA REPUTAZIONE – REPUTAZIONE!!!! Pazzesco ! Uno che produce patate ottime, uno che non ha i soldi perchè non ruba o non evade il fisco, viene bollato di spam! Cattiva reputazione.

    Tutti quei siti che schedano IP e DOMINI, INDIRIZZI EMAIL e quant’altro chi sono? L La legge? Quale processo è stato fatto per BOLLARE, BLOCCARE, ETICHETTARE qualcuno?

    Quei siti sono ILLEGALI, quei servizi di FILTRAGGIO E MONITORAGGIO sono I L L E G A L I.

    Comunque restando nell’ambito del contesto, possiamo vedere come invece il marketing di prossimità non permetta di selezionare soggetti potenzialmente affini al prodotto e qui sarei proprio dell’idea che causa maggior fastidi.

    Quindi se vivessimo in un mondo un minimo sano di mente, potremmo differenziare due cose: privati cittadini e aziende.
    Nella legislazione le aziende POSSONO FARSI PUBBLICITA’.
    Dato che non c’è modo di sapere se una persona può essere affine al prodotto se non se ne conoscono gli usi e costumi, questo meccanismo perverso del consenso alla privacy che tu dai in banca, potrebbe permettere di raccogliere tantissimi dati su di te, ma sei costretto a permetterglielo perchè per avere la tua carta di credito si è reso obbligatorio concedere il consenso.
    Il consenso informato nasce dalla bugia che serve a proteggere i tuoi dati. Ma cosa protegge se gli hai dato il consenso incondizionato a usarli????
    Prima di questa presa in giro mondiale della privacy cosi come è stata interpretata era illegale pedinare qualcuno, oggi non devono pednarti, gli hai dato il permesso di registrare tutti i tuoi movimenti.
    Ora il marketing di prossimità forse non fà questo, non sapendo chi sei ma ti arrivano messaggi casuali e fastidiosi, anche se bisognerebbe poi capire fino a che punto dato che esistono tabultati delle compagnie telefoniche e chissà che non entrino anche loro in questo sistema (che in parte usano già, quello degli sms pubblicitari) mentre ritengo che inviare delle email ad aziende offrendo servizi INERENTI l’attività in quesione.
    Ora il vero punto sarebbe rintracciare i delinquenti che cercano di FRODARE mentre siamo arrivati al punto da imbavagliarci tutti a vicenda, e poi ci lamentiamo che le piccole aziende chiudono, che l’economia va male, che il mercato è fermo.

    Vi lascio con una domanda:
    UANDO HA INIZIATO AD AND MALE L’ECONOMIA?

  3. Federico ha detto:

    @Moreno

    Non mi è sembrato che qualcuno abbia demonizzato l’email marketing, che a tutt’oggi è uno dei canali pubblicitari via internet con i più alti indici di conversione.

    Lo spam è cosa ben diversa.

    Lo span NON è mirato. Non ho problemi sessuali e ho un ottimo posto di lavoro fisso eppure ricevo quotidianamente sulla mia email professionale offerte per le pilloline azzurre e di fantomatici lavori o investimenti all’estero o da casa.

    Non mi lamenterò mai perché ricevo la newsletter del tal cinema o libraria al quale ho lasciato ai miei dati anche se dopo una settimana non me ne frega più niente… al limite provvederò a cancellare la mia iscrizione. Possibilità che NON si ha con lo spam.

    Mandare una email pubblicitaria a potenziali clienti non solo non è illegale, ma altamente raccomandabile.

    Io ad esempio produco siti internet e scrivo molto spesso a potenziali clienti offrendo un riallineamento del sito quando vedo che non è all’altezza del loro business.

    Si presume che tu raccolga indirizzi email che sono disponibili al pubblico. L’origine delle liste di indirizzi per lo spam sono virus, catene di sant’Antonio, compravendita ILLEGALE di banche dati (Eh si purtroppo è pratica comune persino per gli istituti di credito).

    E’ ovvio che un altissimo numero di email può far scattare l’allarme degli strumenti antispam dei grandi provider, sono strumenti automatici.

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