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	<title>viaggio &#8211; Alfredo Martinelli &amp; dintorni</title>
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	<description>sperimentazioni tra scrittura e altre forme d&#039;espressione</description>
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		<title>Una facile profezia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Dec 2024 21:21:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti di viaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[Il soggetto che ho pensato per un possibile cortometraggio, a mio parere ha qualche potenzialità che lo rende concretamente realizzabile, anche in una realtà esterna all’illusione della pellicola. Immagina che, per ragioni che trascendono l’umana ragione, un giorno uno dei tre amici parta alle 13:00 dalla propria città, si fermi in un’altra città distante circa 60 km per raccogliere uno dei due rimanenti e insieme proseguano l’improvvisato viaggio verso una meta distante 600 km dalla seconda città.Appena si vedono, quello con la macchina chiede al compare se è ancora convinto del viaggio. Senza alcun ripensamento l’amico conferma l’importanza dell’idea. Si mettono in auto, con il nuovo arrivato al posto di guida e subito l’amico gli fa notare che, nel conteggio delle poche ore disponibili, devono considerare la sosta a un posto di blocco, perché brutte facce come le loro dentro una Volvo dall’età indefinita, sono preda facile di pattuglie in cerca di sbigliettare multe.Nel frattempo il terzo scappato di casa, piuttosto che restare comodamente seduto con le chiappe al caldo sul sedile di un treno ad alta velocità, scende lungo il tragitto per prendere un regionale qualsiasi, che lo condurrà all’appuntamento con gli altri due, ma non in modo semplice, perché nulla in questa storia deve avere un andamento lineare. Giunto alla stazione della città luogo dell’incontro, andrà da un quarto soggetto appiedato come un matto e passerà con lui il pomeriggio tra prove musicali e cioccolate calde.Il due automuniti attraversano regioni, incidenti e temporali con i minuti contati, al punto da non potersi neanche fermare per un pasto, che consumeranno in auto e una pipì, che libereranno in un’area di sosta per picnic, illuminati dai fari dell’auto.Solo verso la fine, dopo essersi dati il cambio alla guida, per la prima volta parlano dell’obiettivo del viaggio: una gara di poesia.Sì, hai capito bene, come già ti ho detto, nulla dev’essere lineare, razionale o banale in questo cortometraggio, altrimenti i personaggi non avrebbero lo spessore che caratterizza le opere in grado di lasciare un buon ricordo e tengono incollati gli spettatori.A quel punto i due in auto suggellano un patto: il poeta avrebbe dovuto vincere la gara, per ripagare moralmente gli amici, altrimenti sarebbe tornato da solo a casa. Per farlo avrebbe dovuto puntare su tutto ciò che avrebbe potuto compiacere la giuria popolare, pur rimanendo nei limiti delle regole della gara.Il patto è segnato, i due sono in prossimità del punto di raccolta degli altri due che li attendono dove ci sono state le prove musicali.I tempi sono al limite, ma a quello che per arrivare fin lì ha usato i treni, la calda cioccolata ingurgitata durante il pomeriggio è prepotentemente arrivata al termine del percorso e spinge per uscire. Per evitare incontenibili problemi durante il percorso in auto, ai quattro non resta che andare a casa del tizio appiedato che vive lì.È finalmente fatta, sono ora tutti e quattro liberi di andare alla gara per sostenere l’amico poeta.La gara è intensa e lui si destreggia bene, nonostante gareggi molto lontano da casa, davanti a un pubblico abituato ad altri stili.Le tre manche si susseguono ritmate, il presentatore, che in quei contesti si chiama MC, tiene alta l’attenzione, ma prima dell’ultima manche azzera i punteggi sommati dai partecipanti nelle precedenti sessioni e i quattro poeti che accedono alla fase finale ripartono allineati.Il finale è amaro per il nostro poetico eroe: la somma complessiva dei voti ricevuti durante le tre prove gli avrebbe fatto vincere la gara, ma nell’ultima ha preso due decimi in meno della vincitrice, una poetessa locale.Pur essendo il vincitore morale della serata, arriva secondo.Gli amici lo perdonano e gli consentono di tornare con lui.I tempi tornano a farsi contingentati, tra poche ore ognuno di loro dovrà andare al lavoro e hanno ancora parecchi chilometri da percorrere.Lasciano a casa il proprietario del bagno che li ha ospitati appena giunti e ripartono.Come si vede dalla foto (vera), strada facendo si fermano a un autogrill per un caffè e un biglietto perdente del gratta&#38;vinci.Riattraversano regioni, piogge, deviazioni, percorrono l’alba e sono finalmente nel punto esatto dove si erano incontrati i primi due.Scendono dall’auto per salutarsi e mentre si promettono di non vedersi per i successivi 3 mesi, alle loro spalle sentono un’imperiosa voce: “Cortesemente fornite patente e libretto, il rilevatore ha notato una grave anomalia sulla targa della macchina”Era una facile profezia, non per altro l’ho scritta nel titolo di questo soggetto per cortometraggio. AMBenevento, 12 dicembre 2024]]></description>
		
		
		
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		<title>L’abitudine nel non resistere alle tentazioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Oct 2024 20:22:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[chitarra]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
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					<description><![CDATA[Partimmo in due, usando un furgone aziendale ricevuto in prestito. A bordo caricammo due zaini e la chitarra. Qualche ora dopo deviammo il percorso per raccogliere un terzo individuo, con cui non avevamo mai viaggiato insieme. La destinazione finale era la presentazione in parallelo di due libri di autori locali, in una città del Sud, introdotta da una nostra breve performance in stile trobadorico con narrazione accompagnata da musica. Sappiamo però che il Sud ha un mare che chiama in continuazione e nessuno di noi tre ha l’abitudine a resistere alle tentazioni. La prima sosta seria fu caratterizzata da un’importante deviazione dall’itinerario più veloce e interamente dedicata al bagnetto nel Mediterraneo, un po&#8217; di Sole per asciugarci e un semplice ma gustoso pasto a base di pasta e frutti di mare. Nel frattempo iniziarono ad arrivare le prime telefonate di chi ci attendeva a destinazione. &#8211; “Tutto bene, siamo in viaggio!” poi la doccia rilassante, il caffè corroborante e nuovamente in auto. Lungo la strada arrivarono altre chiamate e usai “l’intenso traffico” come scusante per il ritardo. Giunti finalmente a destinazione, aprendo le finestre del B&#38;B mi accorsi di quanto fosse stridente il confronto tra l’eleganza dell’alloggio e il quartiere in cui si trovava, ma avevamo pagato in anticipo, non conveniva scappare. Il bello stava per arrivare, mentre le telefonate cariche di ansia continuavano a tenerci compagnia. Il primo di noi era alle prese con la doccia pre evento, io provai la chitarra per sgranchire le dita gonfie di mare, sale e caldo. Una delle corde decise di abbandonarci proprio in quel momento, con un lamento così acuto, da essere sentito anche sotto l’acqua scrosciante. &#8211; Si è rotta, vero? Confessai l’accaduto durante l’ennesima telefonata e questa volta l’ospite volle essere presente a tutte le fasi successive per tenerci sotto controllo. La prima nuova corda che montai, si ruppe al primo tocco, per fortuna eravamo ancora al negozio. Arrivammo in libreria con poco ritardo, quasi in anticipo rispetto ai dilatati tempi del Sud. La serata andò più che bene, ma il colpo di teatro avvenne durante la cena, in cui demmo sfoggio di tutta la nostra barmica natura, ricompensata da un importante invito: la sera seguente fummo ospiti in una preziosa villa sul mare, la cui vista la potete osservare in foto. Il resto della breve fuga dalla quotidianità lo trascorremmo visitando luoghi, paesi e osterie della zona e i luoghi più reconditi delle nostre anime. Durante il viaggio di rientro nessuno ebbe la forza di parlare, occupato nel metabolizzare un breve periodo di vita in cui ogni giorno ne valse tre. Come ho scritto all’inizio, partimmo in due e raccogliemmo il terzo lungo il cammino. Da quel giorno, ogni volta che viaggiamo, siamo sempre in tre. AM Benevento, 7 ottobre 2024]]></description>
		
		
		
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		<title>Scacchi, latte e fame</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jun 2024 05:22:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti di viaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[Bussava forte lo stomaco, quella sera bussava così forte da farsi sentire a distanza. In lui c’era tutta la disperazione proveniente da interi giorni trascorsi in bilico sul filo della sussistenza. Avevo poco più di vent’anni e non stavo seguendo alcuna dieta. Per la prima volta stavo sperimentando il vuoto della miseria, il reale significato di scegliere cosa comprare per sopravvivere. Noi scegliemmo di mangiare il minimo e usare i pochi soldi per spostarci comprando i biglietti dei treni locali solo quando la tratta non consentiva di usare i bagni come nascondiglio dai controllori e non erano disponibili biciclette a noleggio.&#160; Da giovani ci vuole poco per sbagliare una valutazione e noi la fallimmo in pieno. Eravamo distanti migliaia di chilometri da casa con in tasca pochi spiccioli e il biglietto di un rientro lontano ancora parecchi giorni. Anche quella sera eravamo alle prese con un’attività che non prevedesse mangiare in un locale. Io avevo deciso di impegnare lo stomaco con un intero litro di latte intero e qualche zolletta di zucchero recuperata di stramacchio in un bar. Nella piazza della città c’era un’enorme scacchiera disegnata a terra. Gli elementi del gioco erano in legno e grandi quanto bambini. Pensammo che fosse stato un ottimo diversivo fino al calare del Sole, che a quelle latitudini va via molto tardi. Dopo poco intorno a noi si fermarono persone a guardarci, mentre giocavamo prendendo i pezzi con due mani per spostarli sui quadrati della scacchiera. Con un veloce sguardo d’intesa, decidemmo di non parlare tra noi, creando un clima di suspance degno della scena di un duello da film. Al tempo stesso, potevamo sentire i bisbigli del pubblico che via via si era formato: erano nostri conterranei, incuriositi dall’usanza di quella lontana cittadina vikinga, ingannati dal nostro silenzio. La partita divenne interessante e seria, ma l’imprevisto era alle porte o, per meglio dire, aveva attraversato le porte di ingresso e uscita del mio stomaco e senza sosta stava correndo verso la fine dell’intestino. Tutto il litro di latte bevuto come cena era pronto a uscire e lo stava comunicando a gran voce, con gorgoglii udibili anche tra il pubblico. Lo dissi sottovoce al mio amico, che iniziò a ridere. Abbandonai la partita per una giusta causa, ma vinsi ugualmente, perché arrivai in tempo al bagno del campeggio presso cui avevamo piantato la nostra malandata tenda a igloo. AMBenevento, 11 giugno 2024 P.S.: la foto è molto più moderna rispetto agli eventi narrati]]></description>
		
		
		
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		<title>1996 l&#8217;anno di Italia &#8211; Olanda A/R</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2020 06:32:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non citerò la persona con cui viaggiai quell&#8217;estate, perché non ha un profilo social e ora è uno stimato professore, quindi non vorrei rovinargli la reputazione presso gli studenti. Io invece sono anche peggiorato rispetto a quei tempi e posso permettermelo.Entrambi eravamo tornati single da pochi mesi e quel viaggio sarebbe dovuto essere d&#8217;evasione, ma io ero abituato alla spartanità dei viaggi on the road, lui no e soffrì parecchio per tutto il tempo. Il mezzo di trasporto fu una Lancia Y10 mille di cilindrata o giù di lì. L&#8217;obiettivo fittizio era l&#8217;isola olandese di Texel immersa nel mare del Nord, il mio obiettivo reale era semplicemente viaggiare, il suo non l&#8217;ho mai capito. Per quasi tutto il viaggio la colonna sonora fu basata su &#8220;Lemon Tree&#8221; dei Fool&#8217;s Garden e &#8220;Nord Sud Ovest Est&#8221; degli 883. Ci demmo poche regole, tra le quali evitare strade a pagamento e spendere il meno possibile per il cibo e per dormire. Con noi portammo una vasta provvista di cibo più o meno pronto all&#8217;uso e la mia storica tenda a igloo, veterana di tanti altri viaggi e con uno squarcio mal ricucito su un lato, ricordo di una tempesta estiva di qualche anno prima. La prima anomalia avvenne la prima notte, in un campeggio sulle sponde di un lago nei pressi di Chambéry in Francia: durante una frugale cena si spense per sempre l&#8217;unica lampada in nostro possesso. Il resto dei momenti serali li trascorremmo alla luce dei pochi lampioni nei campeggi o dei fari dell&#8217;auto. Gran parte del giorno successivo viaggiammo lungo il confine delimitato dal fiume Mosa, sul quale navigavano placidamente enormi chiatte, alcune turistiche, altre commerciali. Sul versante opposto i prati dei giardini delle ville confinavano con gli argini ed erano vivi di bambini in festa. Dopo un&#8217;altra notte nell&#8217;umido nordico, il terzo giorno ci perdemmo in una città di cui non ricordo il nome. Ricordo che per uscirne decidemmo di imboccare una strada ababstanza larga e percorrerla fin quando ci fossimo trovati in periferia cone le indicazioni per qualche autostrada o statale. Ci andò bene e nel tardo pomeriggio eravamo finalmente giunti sulla costa pronti a salire sul traghetto per Texel, considerata all&#8217;epoca una sorta di Rimini olandese, ma decisamente più sobria nelle comodità. Sbarcati sul suolo isolano finalmente ci trovammo immersi nel biondo che cercavamo. Trovammo posto in un campeggio simile alla piana di Woodstock, con tende peggiori della mia e gente spinellata e zuppa di alcool che dormiva ovunque e puzzava di tutto ciò che il corpo è in grado di produrre. Il Sole tramontava oltre le 22:30 e con lui andava via anche l&#8217;ultimo tepore di giornate campali, sempre meno sopportate dal mio compagno di viaggio. Per fortuna la gioventù femminile di contorno mi aiutò a sopportare l&#8217;indolente suo malumore. Arrivò quindi il famoso 4 agosto del &#8217;96. L&#8217;Italvolley maschile era in finale olimpica contro l&#8217;Olanda e noi eravamo gli unici mediterranei in un pub di skinheads locali. Il termine skinheads non l&#8217;ho usato per scherzare, avevano realmente il cranio rasato, muscoli tatuati e facce feroci. L&#8217;Italia giocava bene e per noi il clima si faceva sempre più teso. Gli sguardi che ci rivolgevano non lasciavano ben sperare, al punto che ci fingemmo spagnoli per non tifare l&#8217;Italia e studiammo una preventiva via di fuga. Fortunatamente per noi l&#8217;Italia perse quasi inspiegabilmente e tutti i nordici tatuati si misero in fila per salutarci con baci sulla fronte e abbracci, come se fossimo stati i parenti del defunto. Rincuorati dallo scampato pericolo tornammo alla tenda e decidemmo di cambiare luogo di villeggiatura. Ma il mattino seguente ci accorgemmo della prematura morte della batteria dell&#8217;auto, oramai cadavere da chissà quanti giorni nel cofano, così tutto il risparmio per pasti e autostrade si trasformò in corrente continua a 12 volt pagata a peso d&#8217;oro presso un improvvisato elettrauto del posto, beccato la mattina presto nell&#8217;atto della colazione e perciò ancora più caro. Ma ci aspettava il campeggio di Amsterdam e il pensiero annullò il rimpianto dei soldi. Quando arrivammo era sera. Davanti ogni tenda brillava un lumino, la cui fiammella serviva a sciogliere ciò che tanta gioventù va lì ad acquistare. Sembrava un cimitero, ma con un profumo tutt&#8217;altro che stantio. Di giorno girammo musei e canali, le sere nella capitale le trascorremmo tra canali, birrerie e il solito quartiere a luci rosse, l&#8217;unico aperto dopo le 21:00. Dicemmo no a molti venditori ambulanti di sostanze stupefacenti e non usufruimmo di nessuna prestazione sessuale a pagamento. Seppur molto diversi nello stile e approccio alla vita, entrambi concordavano sul romantico concetto che la donna vada conquistata e non pagata. Dopo la terza sera nella capitale ci fu il lampo di genio: spostarci a Rotterdam, la città rossa (per i mattoni tipici delle costruzioni) di Erasmo. Lì, per non far impazzire definitivamente il mio compagno di viaggio, pernottammo in un ostello, in cui ci fecero mangiare un brodo salsinato di origine vegetale, proveniente da bustine liofilizzate. Non commentai per non infierire, ma, francamente, avremmo mangiato meglio usando le scatolette conservate in auto. Il vero spettacolo avvenne però la sera, quando in una stanza di otto persone, disposte in 4 letti a castello, 2 di loro fecero l&#8217;amMmore davanti a tutti, seppur nella penombra, rendendo più complesso prender sonno. Fu l&#8217;atto finale, che liberò la frustrazione del mio amico: &#8220;basta, voglio tornare a casa!&#8221; urlò il giorno seguente. Così due giorni dopo partimmo presto attraversando in un sole 15 ore Olanda, Lussemburgo Belgio, Francia e Svizzera, fermandoci a Cremona per la notte, in uno di quegli hotel a ore, spartani ed economici quanto basta. Era oramai tempo di vedere il Mediterraneo illuminato dall&#8217;accudente e Sole nostrano. Per la sosta scegliemmo uno strano campeggio lungo la costa marchigiana, selezionato per puro sfinimento dopo ore di fila in un&#8217;autostrada zeppa di turisti del ferragosto. L&#8217;epilogo sembrò essere stato pensato a tavolino da un sarcastico sceneggiatore: la seconda notte il campeggio fu devastato da una pioggia torrenziale. Noi avemmo la tenda allagata con tutti i panni immersi nella fanghiglia, dormimmo in auto e il mio amico perse il portafoglio con tutti i soldi e i documenti. Il mattino successivo tornammo a casa viaggiando quasi senza parlare e non ci vedemmo per parecchio tempo. Siamo rimasti buoni amici e difatti questo racconto lo dedico a lui.Io ho continuato a viaggiare in modi sempre diversi e mai comodi. AMDiamante 21 luglio 2020]]></description>
		
		
		
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		<title>&#8220;Estreme congiunzioni&#8221; c/o l&#8217;Istituto di Cultura Italiana a Belgrado</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Dec 2019 11:32:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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					<description><![CDATA[Sono rimasto un po&#8217; incredulo quando Antonio Di Lorenzo mi ha comunicato che eravamo stati invitato presso l&#8217;Istituto di Cultura Italiana a Belgrado. Ho pensato fosse una possibilità interessante, ma non avevo realizzato che si era già compiuta. In occasione della presentazione del n. 3 dello Stagiornale, la rivista di cultura italiana prodotta dall&#8217;Istituto, ci volevano come ospiti. Rapidamente abbiamo preparato una versione adatta ad essere performata in due e non in quattro come quando siamo al completo nella formazione &#8220;Voci confinanti&#8221;, abbiamo inviato il testo in italiano per farlo tradurre in Serbo e siamo partiti. Lì abbiamo conosciuto Jovana, la vera fautrice dell&#8217;evento, colei che ci ha consentito di vivere un&#8217;esperienza per noi indimenticabile, culturalmente nutriente e formativa, come mai mi era capitato. In un unico viaggio abbiamo incluso arte, cultura, turismo, amicizia e integrazione di popoli e lingue. Abbiamo definitivamente capito che le ideologie sono imposte da chi governa con la politica e la religione e vuole un popolo coeso sotto una propria visione di nazione. Ma in realtà come hanno ben spiegato i ragazzi con cui abbiamo avuto il piacere e l&#8217;onore di condividere l&#8217;esperienza, la nazioni dovrebbero essere suddivise non per lingua o appartenenza di nascita, ma per idee e stili di vita. La seconda sera abbiamo messo in scena il nostro spettacolo di racconto narrato attraverso la poesia musicata, come novelli Trovatori. Il pubblico è rimasto entusiasta e la sera sono rimasti quasi tutti con noi nel dopo evento. Personalmente ho avuto anche la fortuna e possibilità di performare una poesia moderna di e insieme a Sinisa Rudan, il campione serbo di poetry slam, proprio io che in italiana solitamente rivesto il ruolo di MC durante gli eventi slam. Al termine, poco prima che tutto finisse, Jovana ci ha detto qualcosa che per sempre mi resterà nel cuore: &#8220;Al rientro da un viaggio, spesso si torna cambiati. Diversi e migliorati, perché arricchiti dall&#8217;esperienza vissuta. Questa volta, pur non avendo viaggiato, siete stati voi ad arricchire noi, portando qui la vostra esperienza.&#8221; Parole che, da sole, mi hanno riempito più di un intero anno di eventi in giro per l&#8217;Italia e di tutto ciò le sarò eternamente grato. Di seguito qualche scatto dei giorni trascorsi a Belgrado, tra aspetti turistici, artistici e amichevoli in compagnia di chi ci ha ospitato. AMBenevento, 22 dicembre 2019]]></description>
		
		
		
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