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	<title>ragazza &#8211; Alfredo Martinelli &amp; dintorni</title>
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	<description>sperimentazioni tra scrittura e altre forme d&#039;espressione</description>
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		<title>Indaco &#124; video racconto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2020 14:32:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;Indaco&#8221; è la trascrizione di una sorta di sogno lucido che ho avuto qualche notte fa. Così realistico, che per togliermelo di dosso ne ho parlato con alcuni colleghi di scrittura in una nostra chat. Ma non è stato sufficiente, così l&#8217;ho trasformato in racconto è ho chiesto a Marco Sica di comporre una musica adatta. A lui l&#8217;idea è piaciuta e, non solo ha preso Chapman Stick, Moog &#38; Micropiano per suonare l&#8217;accompagnamento musicale, ma ha realizzato anche il video.P.S.: il titolo prende il nome dal colore dell&#8217;abito della ragazza AMBenevento, 12 aprile 2020]]></description>
		
		
		
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		<title>la fioraia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Feb 2020 07:36:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri, Racconti & Storie]]></category>
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					<description><![CDATA[La conobbi al negozio dei fiori. Ero lì per comprare una rosa per la festa della mamma, che era stata il giorno prima. Da ragazzino non avevo tanti soldi da gestire e il giorno dopo le ricorrenze comandate i fiori costavano sempre un po&#8217; in meno. Mia madre un po&#8217; se la prendeva, ma non più di tanto, perché sapeva d&#8217;avermi insegnato lei a essere accorto alle spese. La ragazza dietro al banco era visibilmente più grande di me, ma non capii subito che era anche la proprietaria della fioreria. Mi chiese un paio di volte cosa volessi, perché la prima volta ero più intento a seguire il movimento delle labbra, che non la voce. &#8220;Una rosa, sì, un rosa … grande&#8221; dissi impacciato nel tentativo di riprendere il controllo. &#8220;E per chi è?&#8221; mi chiese. Andai totalmente in palla: in quelle poche frazioni di istanti fui sicuro nel non voler dire &#8220;è per mia madre&#8220;, mi avrebbe fatto apparire goffo e mammone, però se le avessi risposto una bugia del tipo: &#8220;è per la mia ragazza&#8221; avrei perso la possibilità di corteggiarla, ma al contempo sapevo che una ragazza più grande, già con un lavoro e bella come le principesse nelle fiabe, non sarebbe mai uscita con me. Me la cavai o così immaginai, sorridendole, ma tenendo la bocca chiusa, per non far vedere i denti: ne avevo vergogna. Il primo pensiero uscendo dalla bottega fu escogitare un modo per rientrare, che avesse però la naturalezza di un gesto quotidiano o del caso. Le feste comandate erano però finite ed esclusi fin da subito l&#8217;idea di comprare fiori a caso. Non avevo neanche qualcuno a cui chiedere consigli: tutti i miei amici avevano fidanzatine scialbe, non ancora donne, com&#8217;era la &#8220;mia fioraia&#8221;. Qualche sera, nascosto dietro l&#8217;angolo della strada, provai ad aspettare la chiusura per far finta di passare dalle sue parti. Più le lancette si avvicinavano all&#8217;orario e più forte sentivo il rumore nel petto e la bocca divenire secca, come la lingua dei gatti. Capii che non era la strada giusta e rinunciai, ma ero consapevole di tutto tempo trascorso e avevo paura che si scordasse di me, di quando andai a comprare la rosa più grande fra le tante nella bottega. E più mi arrovellavo, più il tempo passava e sfumava quella residua possibilità, piccola come un granello in un secchio di sabbia. Trascorsi insonne intere notti a rigirarmi nel letto e pianificare di tutto e il suo contrario. Mi svegliavo stanco, ma ogni giorno sempre più convinto che avrei dovuto provarci. L&#8217;idea divenne così ossessiva da sembrare concreta. &#8220;Dopotutto ha solo qualche anno più di me e poi, pur se non sono chissà quale bellezza, ho una buona dialettica, sono simpatico e dicono anche intelligente.&#8221; Inoltre avevo già superato l&#8217;esame per entrare nei Carabinieri. La scuola era finita e di lì a pochi mesi mi sarei arruolato e sarei diventato uomo più rapidamente. Non c&#8217;era dubbio che avessi tutte le carte in regola per conquistarla. C&#8217;era solo da portare a termine il primo passo, quello più importante. Fu una mattina, sotto la doccia, che presi la decisione di petto: &#8220;io sono io, non gli altri&#8221; mi dissi, mentre l&#8217;acqua tiepida mi scorreva sulla nuca e lungo la schiena, alludendo a tutti quelli che si accontentavano di una ragazza qualunque, magari la prima che aveva loro sorriso un po&#8217; di più. Uscii presto, col fresco, indossando una semplice maglietta e un jeans, per farle capire che ero uno di sostanza, non di apparenza. Indossai anche un bell&#8217;orologio, perché i particolari sono importanti. Non avevo bene in mente cosa dirle, ma volevo incontrarla al momento dell&#8217;apertura, quando in strada c&#8217;è ancora poca gente e nel negozio non sarebbero arrivati clienti a disturbare. Quando però la vidi scendere da una moto guidata da un ragazzo un po&#8217; più grande di lei, fu come aver ricevuto un calcio inaspettato alla bocca dello stomaco. Sentii la stessa contrazione, lo stesso dolore ed ebbi nausea. Mi mancarono respiro e forza nelle gambe e sudai così intensamente da sentire subito cattivo odore intorno a me. Mentre loro si salutavano sbaciucchiandosi sorridenti, io andai via. Non ebbi la forza di raccogliere i resti del mio favoloso castello in aria. Lo lasciai a terra, come un monito per il futuro che si alzava sull&#8217;orizzonte. AMBenevento, 20 febbraio 2020]]></description>
		
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		<title>qui e adesso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Feb 2020 09:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri, Racconti & Storie]]></category>
		<category><![CDATA[alfredo martinelli]]></category>
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					<description><![CDATA[Per una sua indecifrabile scelta, ci vedevamo solo se l&#8217;invito partiva da lei. Lo faceva con naturalezza, durante una conversazione su tutt&#8217;altro o se ci incontravamo per caso da qualche parte. Però quando la invitavo io aveva sempre un impegno, che non suonava mai come una scusa. Una volta feci finta di passare casualmente all&#8217;uscita dalla scuola. Mi accolse felice, ma non accettò un banale invito per un concerto. Tutte le volte che la esortavo a farsi vedere con maggiore frequenza, i tempi per l&#8217;incontro successivo si allungavano, come se fosse in grado di calibrare le coincidenze a suo piacimento. Le prime volte ci restavo male, perché tutti i nostri momenti scorrevano sereni e piacevoli e non capivo quale fosse la logica del suo comportamento. Poi capii che non avrei più dovuto pormi domande. Lasciarmi fluire era la soluzione: prendere quel che di buono sarebbe arrivato, ponendo attenzione solo sul &#8220;qui e adesso&#8221; di ogni incontro. Passarono così intere settimane, poi le stagioni e gli anni. Io mi fidanzai con una ragazza a cui volli molto bene, pur non provando lo stesso benessere che provavo con lei. Di lei, di quel che fa, di come se la passa, so veramente poco, perché, ogni volta che ci incontriamo, continuiamo a parlare di tutto, tranne che di noi. AMBenevento, 14 febbraio 2020]]></description>
		
		
		
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		<title>il bidello</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2017 19:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri, Racconti & Storie]]></category>
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					<description><![CDATA[A passi brevi e rapidi, ogni mattina, copriva la distanza fra la casetta isolata e il lavoro. Il viottolo di casa, la piccola strada comunale, la via un po&#8217; più grande e nuovamente una strada minore. Con un semplice buongiorno dava il cambio alla guardia notturna. Per ogni segmento di strada aveva studiato il modo di ottimizzare la distanza percorsa. La curva tagliata nel modo migliore, così come il lato di strada più breve e il punto in cui attraversare, la zona più bassa del marciapiede e ogni altro particolare che ottimizzasse la camminata. Nelle aule e lungo i corridoi aveva la stessa meticolosità nel pulire, spargere detersivi, passare strofinacci e scopa. In oltre quarant&#8217;anni di servizio, non una carta, un cassino, un caramella o polvere di gesso era passata inosservata. Con profonde stempiature, occhiali dalla pesante montatura e un&#8217;abbondante pancetta, passava totalmente inosservato fra gli studenti universitari. Era questa la parte che prediligeva di se stesso: l&#8217;anonimato, niente che potesse mettere il evidenza la sua figura. Terminato il servizio, giusto 13 minuti oltre l&#8217;orario di chiusura degli uffici, un &#8220;Buonasera&#8221; alla guardia di turno e poi a casa, seguendo il medesimo percorso. Era dalle le 21:05 che tutto cambiava. Ogni sera si alternavano da lui giovani matricole e mature fuoricorso. Era la sua unica fonte di divertimento e la pretendeva ogni sera fino alle 23:55. In tanti anni ne erano passate molte. Alcune le rivedeva in TV, altre sui giornali. Alcune semplicemente per strada con i figli. Le salutava con gentilezza e poi tornava a sfogliare il registro su cui aveva annotato ogni loro particolare, ogni loro abilità erotica e ogni insufficienza. Mai era accaduto che una di queste gli rubasse il respiro, ma accadde anche quello. Giovane e splendida fisica quantistica, affascinata dalla bella vita, non riusciva a vivere del magro compenso mensile di dottoranda. Aveva trovato in lei la perfezione maniacale che da anni aveva invano ricercato fra le tante che erano passate. Si era illuso, aveva alzato il prezzo, ma lei era disponibile solo il martedì e andava via non un minuto oltre. Giunse anche a chiederle di sposarla, era convinto che il suo intenso sentimento fosse sufficiente per entrambi. Gelida lei lo vedeva soffrire e struggersi dandogli quel po&#8217; che bastava per esser pagata e andar via più affascinante di quando fosse entrata. L&#8217;ultima sera che si videro stava armeggiando in cucina, era un po&#8217; in ritardo. Come sempre fu cortese e come sempre consumarono in modo glaciale. Al momento d&#8217;andar via, dopo aver pagato le disse: &#8220;Se stasera non resti non ci vederemo più.&#8220; Lei sorrise beffarda mostrando i bianchi denti e facendo sobbalzare il petto dietro la camicetta, per godere della sofferenza nel suo sguardo. Andò via incurante e, come ogni sera, accese la luce del corridoio. Fu in quel momento, che un filo, abilmente collegato all&#8217;interruttore, accese una scintilla nella cucina inondata dal gas. Pare che la deflagrazione sia stata così violenta che nessuno dei due abbia avuto il tempo di soffrire. Di sicuro lei neanche quello per capire. AMBenevento, 18 gennaio 2017]]></description>
		
		
		
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