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	<title>narrativa &#8211; Alfredo Martinelli &amp; dintorni</title>
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	<description>sperimentazioni tra scrittura e altre forme d&#039;espressione</description>
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	<title>narrativa &#8211; Alfredo Martinelli &amp; dintorni</title>
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		<title>di me non chiese &#8211; racconto breve</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Apr 2025 16:54:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Accettai l’invito solo perché avevo voglia d’essere guardato da occhi azzurri. Nei due scuri precedenti avevo visto il baratro della paura, che lascia graffi sulla pelle dell’anima, ma la mia pelle è ormai cuoio e mi sono salvato. Sopra le strade del centro, le ultime luminarie si riflettevano sul lucido lastricato di pietra bianca. Quella sera avevo voglia di ascoltare e farmi osservare, avevo voglia di sorseggiare e farmi guardare, avevo voglia di ridere e farmi guardare. Osservare due enormi occhi azzurri che ti guardano, lava la mente da ogni maldestro pensiero, rallenta la frequenza cardiaca, rende il respiro profondo e il corpo leggero. Se ancora oggi nessuna scienza, nessuna religione, nessuna terapia, nessun polveroso manoscritto ha mai indicato questa cura, è solo perché nessuno ha mai scelto di farsi guardare, così come ho scelto io.Tutto chiude all’imbrunire in quella zona della città, che, nei giorni tersi come quello, corrisponde al lungo momento blu del cielo, tanto adorato da pittori, poeti e da me. Scegliemmo una minuscola piazza con botti come tavoli, sgabelli come sedie e olivi luminescenti di minuscole luci come tenue lucciole estive. Mi parlò dei suoi ultimi viaggi, delle ricette che aveva inventato, del libro che stava leggendo e quello appena terminato. Di idee per l’imminente futuro e quella folle idea di cambiare radicalmente vita, ma non parlò mai di lavoro, né dei suoi amori passati e presenti. Ogni parola riverberò sulle pietre delle pareti dei piccoli edifici circostanti. I suoi occhi non smisero d&#8217;osservare ogni mia minima espressione, ogni movimento del capo e delle mani mentre ascoltavo, sorseggiavo e ridevo. Di me non chiese, lo capì guardandomi, mentre i suoi occhi si tinsero dell’imbrunire e mi accolsero nel silenzio di una città divenuta per noi teatro e pubblico, scenografia e sceneggiatura, l’alfa e l’omega di quel lungo momento. AMMT, 10 gennaio 2025]]></description>
		
		
		
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		<title>Arcomagno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Sep 2024 05:16:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri, Racconti & Storie]]></category>
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					<description><![CDATA[Annoiato dal non fare niente previsto dalle ferie, di buon&#8217;ora risalii la SS18 nella parte che costeggia la famosa ‘Calabria del nord’. Scavallando infinite salite e sopravvivendo a sorpassi di camion, pullman e pilotini incazzati, m’infilai in una uscita, attratto dalla indicazione turistica ‘Arcomagno’, scritta in bianco su sfondo marrone.L&#8217;illusione di trovarmi subito in prossimità del grande scoglio bucato, svaní nei sorrisetti con cui le persone rispondevano alle mie richieste di indicazioni. Negozi e bar erano ancora chiusi, il Sole già scaldava da parecchio, ma io non potevo certo rinunciare alla mia sfida personale. I primi tornanti in discesa mi diedero sollievo e anche i biscottini al cioccolato portati nello zaino contribuirono al ritorno della fiducia. Arrivato nell’insenatura sul mare, nuovamente dovetti rinunciare ai festeggiamenti: per giungere all’obiettivo restava ancora da scavallare un’ampia parete di roccia usando un sentiero più adatto agli stambecchi che alle persone. Fradicio di calore e con gli occhi brucianti per il sudore, finalmente intravidi il maestoso buco nella roccia far penetrare la luce su un piccolo semicerchio di spiaggia brulicante di corpi dormienti. Non so cosa avresti fatto tu, che hai letto fin qui. Io appoggiai scarpe, calzini, maglietta e pantaloncini su uno scoglio ad asciugare e m’infilai nel mare protetto dalle sole mutande. È quasi superfluo descrivere quanto godetti quel bagno, rilassante e disincrostante di tutto il sudore attaccato alla pelle. A dirla tutta, però, fu anche molto istruttivo: uscendo dall’acqua, con tutti gli scappati di casa ormai svegli e in osservazione dalla spiaggia, capii finalmente la differenza tra l’indossare un costume o una mutanda bagnata. AM Benevento, 18 settembre 2024]]></description>
		
		
		
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		<title>il mio esalogo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jul 2023 16:11:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[sparsi pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[alfredo martinelli]]></category>
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					<description><![CDATA[per provare e vivere meglio almeno con me stesso, nel tempo mi sono dato delle linee guida, che spesso mi hanno aiutato: ascolta tutti coloro che ti parlano di sé, ma non giudicarli mai. Non sai perché hanno fatto quel che ti dicono, di sicuro avranno avuto le loro motivazioni, giuste o sbagliate che siano. accogli chi ti si avvicina, al tempo stesso lascialo andar via quando lo deciderà. Non hai nulla da pretendere da nessuno. soffermati a parlare con chi è più anziano per capire da dove vieni, ma frequenta chi è più giovane, per comprendere dove sei adesso. se hai figli lasciali liberi di esprimersi e rendili intellettivamente autonomi, loro non sono te. Non scordare però che sono in questo mondo per causa tua. Sii sempre il loro rifugio in caso di necessità. allarga la Vita tutte le volte che ne hai la possibilità, non rannicchiarti nella tua comfort zone e lascia perdere il giudizio degli altri. Il Tempo passa molto più rapidamente di quel che pensi. qualunque sia il tuo orientamento sessuale, non scordare mai il potere terapeutico delle tette, uno dei pochi veri doni della Natura al genere umano AMBenevento, 12 luglio 2023]]></description>
		
		
		
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		<title>Un’inquietante sensazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 May 2023 15:16:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[a pagina 23 del bollettino n.70 per i venti anni della AMYS, potete leggere il mio racconto. Considerando la giuria &#8220;bonelliana&#8221; che l&#8217;ha valutato adatto alla pubblicazione, nonnposso che essere appagato AMBenevento, 15 maggio 2023]]></description>
		
		
		
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		<title>Smeraldo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2020 04:55:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[e tu, che ora guardi e mi respiri, che sorridi e mi canti, sai dirmi l&#8217;attimo esatto in cui ti sei innamorata di me? il momento in cui hai capito quel che mai avresti immaginato accadesse e, forse, hai sempre fuggito?Io si, ricordo quel momento, l&#8217;esatto istante in cui la mia attesa si trasformò in sollievo e le speranze divennero realtà, come preghiere esaudite. In quel momento vidi tutti i visi delle donne dei miei racconti voltarsi verso me e divenire il tuo. Adesso, che siamo sdraiati su un tappeto d&#8217;erba smeraldo, posso finalmente parlarti di tutte le sfumature in cui ti ho celato in loro per averti per sempre con me, poi posare la penna e finalmente baciarti. AM 23 giugno 2020]]></description>
		
		
		
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		<title>Ocra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2020 21:03:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi sono visto di spalle che partivo. Non ero né giovane e né vecchio, solo molto stanco. Quelle volta, per la prima volta, sarei voluto rimanere sul terrazzo di casa per godere il fresco gentile sparso la sera dalla tarda primavera, spillando un po&#8217; di profumo dai gelsomini e i tigli in fiore. Invece dovetti riempire lo zaino con quel che avanzava di me e caricarlo nuovamente sulle spalle. Prima d&#8217;uscire mi guardai intorno un&#8217;ultima volta, come non avevo mai fatto prima, ma non vidi ciò che mi circondava. Come in un filmato proiettato al cinema, vidi me stesso guardarsi intorno e toccare parti della casa, come lo stipite dell&#8217;armadio, una parete, un quadro, poi aprire la porta e uscire, ancora una volta, senza nessuno che si sporgesse per un ultimo saluto. Tutto il percorso fino alla stazione era illuminato da vecchi lampioni, fluorescenti di una luce di un color ocra così intenso d&#8217;aver colorato le foglie degli alberi e tutto il marciapiede, rendendo la proiezione della mia ombra sul terreno una perfetta sagoma nera. Sulla banchina, in attesa del treno c&#8217;ero solo io. L&#8217;altoparlante per la voce di servizio, di tanto in tanto gracchiava comunicazioni dall&#8217;incedere incerto, di cui erano comprensibili solo poche parole e qualche sillaba sparsa. Aspettai seduto, molto più di quanto immaginassi, fin quando lo vidi arrivare, immerso in un bagliore di luce anch&#8217;esso ocra, come il suo fanale anteriore. Mi vidi salire fermandomi sull&#8217;ultimo gradino per voltarmi, come in attesa di una sorpresa idealizzata dalla speranza, ma non avvenne nulla. Presi posto in fondo al vagone, vuoto. La voce gracchiante annunciò qualcosa di simile al tenersi lontano dalla linea gialla e subito dopo sentii il sedile spingermi alla schiena e la trazione della motrice far spostare il convoglio. Fuori dalla stazione le luci nel vagone iniziarono a singhiozzare e si spensero all&#8217;ingresso della prima galleria. Dall&#8217;altro capo del tunnel non vidi uscire più nulla. AMBenevento, 8 giugno 2020]]></description>
		
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		<title>Porpora</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2020 05:15:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Erano diversi giorni che le nubi minacciavano pioggia. Bianche e grigie urlavano senza sosta con boati di tuoni affogati mentre i lampi di luce restavano immersi nelle densa coltre fuligginosa. Avevano deciso di non andar via, ma abbassarsi un po’ alla volta, di ora in ora, di minuto in minuto, rendendo l’orizzonte sempre meno visibile e l’aria sempre più soffocante. Era piena estate, ma neanche il Sole riusciva a penetrare lo spesso strato.&#160; Solo a fine giornata, prima di calare oltre le montagne, con una luce crepuscolare e intensa, accendeva di porpora le nubi dal basso, trasformandole in tizzoni di brace ardente e rumorosa. Era come avere l’inferno capovolto sulla testa. I pochi televisori sparsi nelle abitazioni dei più ricchi e in qualche bar, non prendevano più il segnale e anche le radio gracidavano su ogni frequenza.&#160; Al mio giungere in città per la prima volta, il tipo che mi aveva preso lungo la strada e messo nel cassone dietro la furgonetta, prima di lasciarmi vicino alla stazione, mi aveva detto di trovare subito un riparo dalla pioggia. Non sapeva dei pochi soldi nelle mie tasche, con i quali preferii mangiare, piuttosto che dormire in una pensione. Di lavori cittadini sapevo poco. Mi proposi come barista, garzone, lavapiatti e maschera nei cinema. Ma più trascorrevano i giorni e meno retta mi davano le persone. Con il senso d’angoscia portato dalle nubi, notai che crebbe in loro una sorta di generosità, quasi a voler esorcizzare la paura. Se inizialmente spesso mi cacciavano senza darmi neanche il tempo di parlare oppure ascoltandomi con distrazione, dopo qualche giorno notai che le persone stavano cambiando. Più le nubi si addensavano e abbassavano e più cresceva in loro un sentimento di premura. Qualcuno mi offrì un pasto, altri mi diedero un po’ di soldi, tipo elemosina oppure dei vestiti, anche se usati e scarpe migliori di quelle che avevo ai piedi. Una signora di una fabbrica di dolci, mi propose d’usare la doccia dei dipendenti. Presi tutto ciò che mi venne offerto, senza lasciare niente. Le persone iniziarono a scusarsi di non potermi offrire un lavoro, ma le nuvole porpora, così come le avevano battezzate, avevano dimezzato acquisti e consumi e i soldi iniziavano a scarseggiare. La mutazione avvenne lentamente, così come lente si muovevano le nubi. Inizialmente si pensò a un imminente temporale estivo, di quelli che si consumano in poche ore e nessuno diede retta alle nuvole. Poi si pensò a un momento di brutto tempo. I commercianti rimisero in vetrina abiti e scarpe di mezza stagione e i contadini ringraziarono il Signore per le imminenti piogge, che avrebbero irrorato le piantagioni. Poi le nubi iniziarono a rumoreggiare e illuminarsi di lampi e tutti uscirono con gli ombrelli. Il raggelante brivido di terrore scese sulla città quando divennero porpora e sfiorarono il campanile della cattedrale. Le anziane signore, abituate a parlare sedute sulle sedie davanti gli usci delle case fronte strada, furono le prime a rintanarsi e pregare snocciolando i rosari. Camminando nel centro antico, dalle finestre uscivano litanie mischiate dall’eco degli stretti vicoli, fino a farle somigliare a cupi lamenti di voci d’oltretomba. Per strada le persone iniziarono a diradare e, quelle poche in giro, camminavano in fila lungo i muri dei palazzi, come topi che non vogliono farsi vedere. Erano quasi solo uomini adulti. Le donne e i ragazzi, un po’ alla volta, avevano preferito chiudersi nelle case. Chi aveva la possibilità era andato via, portando con sé ciò che entrava nelle valigie, ma negli ultimi giorni i treni non si fermavano più alla stazione e le corriere avevano interrotto i servizi nella cittadina. La più grande paura è che i lampi chiusi fra le nubi potessero schizzare via e colpire a morte chi si trovasse in strada. Immagini iconografiche simili a quelle di un dio vendicatore e crudele verso i peccatori e poiché nessun uomo è realmente in pace con se stesso, tutti avevano paura. Perfino i preti non uscirono più dalle chiese per portare l’ostia alle persone malate, preferivano ricevere in sacrestia i loro parenti e consegnare un cestino con l’ostia consacrata. Un tardo pomeriggio, lungo il corso cittadino arrivò un’automobile scoperta. In piedi, dietro l’autista, c’era un tizio con un grosso cono nero tenuta davanti la bocca per amplificare la voce. Strillava a pieni polmoni di conoscere la verità e sapeva come aiutare tutti coloro che lo avrebbero seguito. Nessuno lo conosceva, ma quelle parole, gridate in un silenzio accecante, risuonavano come un segno di speranza. Un po’ alla volta, dietro l’auto si formò una coda di uomini, a cui, man mano che procedeva, si aggiunsero le donne scese dalle abitazioni. C’era anche qualche ragazzino. Alcuni iniziarono a sventolare fazzoletti bianchi, altri invitavano i più scettici ad aggregarsi. Io li seguivo a distanza, per curiosità, per capire cosa stesse succedendo e chi fosse quell’uomo. Si fermò nella piazza centrale e salì su una fontana circondata da quattro leoni in pietra. Dritto come l’obelisco che aveva alle spalle, si fece portare un altro cono nero, e li usò entrambi contemporaneamente, per spingere ancora più lontano la voce. gridava: “Non abbiate timore. Ci sono qui io e vi salverò! Queste nuvole sono l’espressione degli esperimenti che il Governo sta producendo per avere il controllo sui cittadini. Hanno iniziato qui, in piccolo centro e ben presto si espanderanno. Vi vogliono come schiavi obbedienti. Ma se mi seguirete ci ribelleremo e avrete salva la libertà”&#160; I primi applausi furono timidi, ma più parlava e incitava la folla contro il Governo e più aumentava il consenso, misurabile dal volume degli applausi. Quella stessa sera fu ospite a cena del più importante ristorante della città. Al suo lungo tavolo sedettero uomini di ogni genere tra quelli rimasti in città: dal professionista, al sempliciotto, dal gendarme al commerciante. Anche io riuscii a intrufolarmi per ascoltare e mangiare qualcosa. Erano tutti affascinati dalle sue parole e dal suo carisma. Verso fine pasto si fece dare in nome del Sindaco e gli mandò da dire che il giorno successivo sarebbe andato nel suo studio a prendere le chiavi della città. E così fu: circondato e sostenuto da una esuberante folla, il giorno successivo si autoproclamò reggente. Nei giorni seguenti stabilì il suo centro operativo in un importante albergo e definì nuovi ruoli, affidando ai sostenitori più incalliti mansioni di maggiore prestigio. in città era tornato il fermento. Molti, anzi la maggior parte erano sovraeccitati, alcuni rimasero passivi, altri ebbero forti sospetti e furono messi da parte e additati come pericolosi. In poco tempo, nella piazza del primo comizio improvvisato, fu alzata un’imponente impalcatura in tralicci di legno, creati abbattendo gli alberi dei boschi nei dintorni. L’idea era di farla divenire la struttura più alta della città, sulla cui sommità sarebbe stata montata una potente antenna in grado di inviare&#160; un segnale radio e trasmettere al Governo centrale e tutti i comuni limitrofi l’indipendenza della cittadina. Il lavoro su intenso, la popolazione prese d’assalto la banca e l’ufficio postale, svuotando le casse con la compiacenza dei dipendenti. La nuova cassa comunale fu gestita direttamente dal neo-reggente, che usò parte dei soldi per l’acquisto del materiale necessario alla costruzione della torre radio. Nel frattempo le nubi osservavano immobili e rumorose, ma nessuno ne aveva più timore, anzi, erano divenute oggetto di scherno e sfida.Quando finalmente giunse il giorno della inaugurazione, tutt’intorno la torre erano state messe transenne per evitare imprudenti movimenti contro la struttura da parte della folla euforica per lo storico momento.Il Reggente era in cima e attendeva accanto al trasmettitore il montaggio dell’antenna, che solerti operai stavano issando con un sistema di carrucole connesse fra loro. Scesero tutti dopo l’ultimo fissaggio, lasciando l’uomo solo in cima, pronto per lanciare il messaggio che li avrebbe liberati. Lui prese il cono per amplificare la voce e con l’altra mano accese l’impianto radio.Forse le nubi non attendevano altro che un innesco, una miccia in grado di far divampare la pioggia. Fu sufficiente la trasmissione di poche parole “Signori del Governo centrale, è il Reggente di &#8230;” che dalle nuvole uscì una saetta di tale energia da propagarsi attraverso l’antenna lungo tutta la gracile struttura di legno, riducendola in carboni ardenti, che non ebbero tempo neanche di divampare, perché sommersi da uno scrosciare d’acqua così intenso e rumoroso da far tremare i muri dei palazzi e i basoli della strada. Parve come un terremoto che si estese come un cerchio in uno stagno capovolto, dal centro della piazza verso la periferia della città. In poco tempo furono spazzate e rase al suolo capannine e bancarelle di sostenitori, stendardi e bandieruole. Tutti scomparvero riparandosi come e dove possibile. Io rimasi sotto l’ingresso della chiesa a osservare il movimento di quei poveri creduloni e illusi. Successivamente la situazione si andò normalizzando. Per intima vergogna di ogni individuo attivo in quei giorni, di quell’uomo e quelle nubi non si parlò più. Io tornai al mio piccolo paesello e l’autunno successivo mi iscrissi alle scuole superiori per potere insegnare dopo il diploma&#160; e raccontare per non far scordare,&#160; quel che vissi durante l’estate dei miei quattordici anni. Alfredo Martinelli [Benevento, 17 maggio 2020] AM Benevento, 18 maggio 2020]]></description>
		
		
		
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		<title>Lama di tenebra</title>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2020 06:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Lo strusciato scricchiolio delle foglie secche e dei rametti spezzati si mischiava ai ridolini soffocati della coppia. Era notte fonda. In quel momento, su quel lato della montagna, erano certi d&#8217;essere gli unici esseri umani. Il resto dei rumori erano lo spettrale suono del legno dei rami, incrinato da un silenzioso vento e gli incessanti versi cantati dai rapaci notturni in onore alla Luna, che penetrava nel sottobosco come una lama di tenebra.I due si erano conosciuti poco tempo prima, nella bottega del fabbro, dove lui piegava il ferro rovente scagliando possenti colpi di maglio, il cui suono giungeva fino alla via maestra. Lei aveva bisogno di una nuova serratura e qualcuno che la montasse. Lui aveva l’arte nelle mani e candore nello sguardo. A far scattare la scintilla forse fu l’odore della polvere di ferro mista al sudore o le aderenti pieghe della maglia lungo il corpo statuario del giovane. Di sicuro quel pomeriggio durò molto più del previsto e fu di gran lunga più piacevole della sostituzione di un pezzo di portone.I giorni seguenti furono ricchi di intensi e fugaci incontri, rubati al tempo del lavoro, a quello del sonno e delle amicizie. Fra la legna per la fornace, nei vicoli bui dei retrobottega delle osterie o nascosti fra le colonne della corte nel palazzo signorile della ragazza. Ogni istante aveva il sapore di eterno come il fascino privo di tempo della giovane donna. Nel breve volgere di qualche settimana, il desiderio d’avere un’intera montagna a loro disposizione divenne quasi un’esigenza fisica e quella notte la stavano soddisfacendo. Non poteva però essere un semplice incontro di carni desiderose, il luogo meritava un cerimoniale dedicato per donare a quella notte il piacere di un ricordo immortale.Ritennero adatta al loro desiderio una zona pianeggiante, priva di alberi e aperta sulla valle circostante. Su un’enorme lastra di pietra, bianca come la Luna che guardava, si lasciarono andare al più intimo dei loro desideri, mescolando più volte gli umori e i lamenti di un piacere mai vissuto così intensamente. Nudi e umidi di sudore, i corpi riflettevano la flebile luce notturna assomigliando alla emanazione luminescente di due anime prive di corporeità. Poco distante dalla pietra, al centro della scena, si ergeva il robusto tronco di un vecchio albero senza più rami o foglie. Lei volle vedere ancora meglio il corpo del suo uomo ergersi come un fusto selvaggio e virile immerso nella natura. Usando le cinte dei vestiti lo legò ben stretto ai resti dell’albero, leccando con cura la pelle che avrebbe accolto il nodo. Consumarono un nuovo amplesso, più articolato e doloroso dei precedenti, ma per questo ancora più appagante e ricco di un piacere mai provato prima.Erano ora giunti al termine del percorso meticolosamente pensato dalla donna: con la Luna ormai sulla perpendicolare della scena, lei sguainò un enorme ago da uno dei suoi stivali abbandonato lì vicino e, tornando a lui come una gatta in cerca di nuove coccole, glielo infilò nella vena ricca di sangue, che dal cuore inonda il corpo. Poggiando le carnose labbra alla estremità posteriore si lasciò sgorgare in bocca il rosso frutto di quel poveruomo, senza preoccuparsi di quanto ne colasse fuori bagnandole il collo e saltando dai seni. La forte eccitazione, che ancora gli pulsava nel corpo, trasformò in piacere anche il taglio della lama nella carne del petto. Le pupille, enormi , come quelle dei fumatori d&#8217;oppio, riempivano l&#8217;intera superficie dell&#8217;iride e un inebetito sorriso gli solcava il viso. La morte sopraggiunse in pochi minuti, senza dargli il tempo di capire se si trattasse di un nuovo gioco erotico o di un pessimo scherzo del destino. Dopo l’ultimo sussulto dell’uomo, lei protese le braccia al cielo, urlando frasi di gloria al suo dio, poi slacciò i legacci lasciando cadere il corpo esangue. Prima di allontanarsi lanciò uno sguardo traverso ai cespugli intorno, dai quale uscirono lupi e corvi pronti a smaltire i resti del cadavere. Alfredo Martinelli [Benevento, 3 febbraio 2020] Qui potrai vedere e ascoltare la versione di &#8220;lama di tenebra&#8221; interpretato da Athena Vrkī AMBenevento, 13 maggio 2020]]></description>
		
		
		
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		<title>Antonio Di Lorenzo, Francesco Ricciardi e Giorgia Fosso leggono &#8220;il racconto di C0.M1-NO&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2020 08:05:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Come spesso capita nei racconti futuristici, alcuni elementi coincidono con la realtà che si verificherà. Così è accaduto al mio racconto di oggi.&#8220;Nessuno può allontanarsi o scappare. Tutti i nativi sono stati dichiarati contaminanti di malattie fisiche e psichiche. Tramite un sistema di inoculazione nasale, alla nascita innestano un nanocircuito di sorveglianza nel cervello dei bambini sani. […] Quando la densità di persone per metro quadro al chiuso, supera il livello di guardia, in tutti s’attiva il ticchettio, fin quando non s’allontanano gli uni dagli altri. Hanno poco tempo prima che il suono aumenti e produca danni.&#8220;Per renderlo al meglio, grazie ad Antonio Di Lorenzo, ho avuto l&#8217;onore di ben tre lettori. Ad accompagnarlo difatti ci sono Giorgia Fosso e Francesco Ricciardi, che ringrazio di cuore per la pazienza che hanno dedicato a una lettura non facile da far incastrare La versione originale del racconto è presente in “Sparse carte” il mio libro d’esordio, pubblicato nel 2016 da Eretica edizioni e dal 29 marzo 2020 liberamente scaricabile da questa pagina del blog. AMBenevento. 2 maggio 2020]]></description>
		
		
		
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		<title>Athena Vrkī legge &#8220;lama di tenebra&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2020 07:52:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;Lo strusciato scricchiolio delle foglie secche e dei ramettispezzati si mischiava ai ridolini soffocati della coppia. Era notte fonda. In quel momento, su quel lato della montagna, erano certi d&#8217;essere gli unici esseri umani.&#8220;una coppia si aggira immersa nel buio della montagna, sarà solo l&#8217;innamoramento ad averli spinti fin lassù o qualcos&#8217;altro li attende?Per scoprirlo potete dedicare 5 minuti al video di Athena Vrkī, che l&#8217;ha registrato proprio come ho sperato facesse, pur senza che io le abbia detto nulla. Una grande interpretazione ambientata a dovere con lo sfondo musicale di Dark piano &#8211; Suicide AMBenevento, 30 aprile 2020]]></description>
		
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		<title>Fabio Fallarino legge &#8220;lo scuolabus&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2020 09:10:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;origliare, annusare, percepire e capire senza essere visto. Una dote quasi innata, che aveva perfezionato in anni di appostamenti alle coppiette dei paesi e contrade limitrofe. Molto meglio di un film pornografico, la visione in prima fila dello spettacolo dal vivo gli dava la sensazione di percepire anche gli odori&#8220;&#8211; questo è uno di quei racconti il cui finale non ti aspetti e potrebbe dare fastidio ai più suscettibili, ma non poteva essere altrimenti considerando la particolarità del protagonista del videoracconto di oggi, magistralmente letto da Fabio Fallarino a cui va il mio enorme grazie per essersi proposto e aver dedicato il suo tempo e la sua professionalità a un mio racconto La versione originale del racconto letto da è presente in &#8220;Sparse carte&#8221; il mio libro d&#8217;esordio, pubblicato nel 2016 da Eretica edizioni e dal 29 marzo 2020 liberamente scaricabile da questa pagina del blog. AMBenevento, 28 aprile 2020]]></description>
		
		
		
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		<title>estratto da &#8220;Racconto a due mani&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2020 07:41:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[mi è giunta qualche richiesta per mie letture di racconti &#8220;romantici&#8221;. Quelli brevi li ho già tutti distribuiti a chi si è proposto di leggerli, così ho scelto un estratto da &#8220;Racconto a due mani&#8221;, il primo fra quelli presenti nel mio libro. La genesi di questo racconto è parecchio travagliata. Dopo averlo quasi terminato, ebbi forti dubbi sulla sua qualità e lo lasciai in sospeso per circa 3 anni. Fin quando, dopo un lungo confronto con Cosimo Gentile, pensai che forse non era male e lo terminai in pochi giorni. Oggi è uno dei miei racconti che più piace ai lettori La versione integrale del racconto è presente in “Sparse carte” il mio libro d’esordio, pubblicato nel 2016 da Eretica edizioni e dal 29 marzo 2020 liberamente scaricabile da questa pagina del blog. AMBenevento, 22 aprile 2020]]></description>
		
		
		
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		<title>Carmen Merola legge &#8220;la quarta dimensione&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2020 10:46:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;in quelle poche frazioni di istanti fui sicuro nel non voler dire &#8220;è per mia madre&#8221;, mi avrebbe fatto apparire goffo e mammone, però se le avessi risposto una bugia del tipo: &#8220;è per la mia ragazza&#8221; avrei perso la possibilità di corteggiarla&#8220;&#8211; cos&#8217;altro avranno detto sull&#8217;amMmore i commensali durante il pranzo di ferragosto?lo scoprirete se porrete attenzione alla lettura di Carmen Merola, interprete della lettura di oggi, a cui va il mio ringraziamento. La versione originale del racconto letto da è presente in &#8220;Sparse carte&#8221; il mio libro d&#8217;esordio, pubblicato nel 2016 da Eretica edizioni e dal 29 marzo 2020 liberamente scaricabile da questa pagina del blog. N.B.: la scena presente nel video è tratta da &#8220;Speriamo che sia femmina&#8221; di Mario Monicelli AMBenevento, 20 aprile 2020]]></description>
		
		
		
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		<title>Simone Savoia legge &#8220;la fioraia&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Apr 2020 07:29:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;in quelle poche frazioni di istanti fui sicuro nel non voler dire &#8216;è per mia madre&#8217;, mi avrebbe fatto apparire goffo e mammone, però se le avessi risposto una bugia del tipo: &#8221;è per la mia ragazza&#8217; avrei perso la possibilità di corteggiarla&#8220;… chissà come andrà a finire questo corteggiamento alla fioraia!Oggi il regalo della lettura di un mio racconto proviene da Simone Savoia, che ringrazio non solo per questo video, ma anche perché è stato un ottimo confronto per &#8220;lama di tenebra&#8221; un altro racconto, che a breve ascolterete Chi volesse leggere la versione originale, può andare qui: &#8220;la fioraia&#8220;. AMBenevento, 19 aprile 2020]]></description>
		
		
		
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		<title>Marco Gravina legge &#8220;Rossetto&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2020 07:59:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;Mia madre ad esempio prepara da mangiare e poi, insieme a mia sorella, si dedicano ai clienti che arrivano a casa. Vengono a farsi fare i massaggi e devono essere anche parecchio dolorosi, perché, qualche volta che rientro per bere, li sento lamentarsi e sento anche parecchio rumore provenire da sopra, forse cercano di scappare e li devono acchiappare&#8220;… strano lavoro quello della mamma e della sorella del protagonista, non vi sembra?Il mio grazie oggi va Marco Gravina, che pare proprio essersi divertito durante la lettura per il video-racconto Chi volesse leggere la versione originale, può andare qui: &#8220;Rossetto&#8220;. AMBenevento, 18 aprile 2020]]></description>
		
		
		
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		<title>Roberta D&#8217;Andrea legge &#8220;Afonia&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Apr 2020 07:12:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;Iniziai quello stesso pomeriggio a lasciare pezzi di frasi numerate accanto ai suoi oggetti. Non solo in palestra, ma nella cassetta delle lettere, chiuse in una busta da lettera a lei indirizzata, sotto il suo banco in classe e nel suo zaino. Non ebbi fretta nel farle recapitare i fogli e non ebbi sempre la stessa cadenza temporale.&#8220;&#8211; avete presente quei regali particolarmente belli perché inaspettati? Bene, così è la video-lettura di oggi, che Roberta D&#8217;Andrea mi ha fatto trovare a mia insaputa. Che scrivere se non un enorme GRAZIE per la sorpresa 😊Ricordo che chiunque può regalarmi la videolettura di un mio racconto Chi volesse leggere la versione originale, può andare qui: “Afonia“. AMBenevento, 17 aprile 2020]]></description>
		
		
		
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		<title>Federica Flocco legge &#8220;Cobalto&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2020 07:44:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;Quando mi chiedevano – “Come fai?” avrei voluto rispondere “E che ne so!”, ma un artista non risponde così e inventavo storie credibili.&#8220;Il racconto di oggi ha avuto l&#8217;onore d&#8217;essere letto da Federica Flocco. Il mio invito non può essere altro che dirvi di sospendere tutto per 6 minuti e ascoltarla. Chi volesse leggere la versione originale, può andare qui: &#8220;Cobalto&#8220;. AMBenevento, 15 aprile 2020]]></description>
		
		
		
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		<title>Manuela Forgione legge &#8220;nel Bianco&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Apr 2020 07:52:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;E quando sorridi, cosa succede intorno a te? Si oscurano ancora il Sole e le altre stelle?&#8221; è uno dei passaggi del racconto di oggi, in cui ho immaginato un uomo parlare all&#8217;anima della compagna, scomparsa. La lettura è di Manuela Forgione, tra le prime ad aderire alla mia iniziativa, la prima in assoluto a inviarmi il video e per questa ragione è ancora più intenso il mio ringraziamento a lei. Chi volesse leggere la versione originale, può andare qui: &#8220;Bianco&#8220; AMBenevento, 14 aprile 2020]]></description>
		
		
		
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		<title>Indaco &#124; video racconto</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Apr 2020 14:32:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;Indaco&#8221; è la trascrizione di una sorta di sogno lucido che ho avuto qualche notte fa. Così realistico, che per togliermelo di dosso ne ho parlato con alcuni colleghi di scrittura in una nostra chat. Ma non è stato sufficiente, così l&#8217;ho trasformato in racconto è ho chiesto a Marco Sica di comporre una musica adatta. A lui l&#8217;idea è piaciuta e, non solo ha preso Chapman Stick, Moog &#38; Micropiano per suonare l&#8217;accompagnamento musicale, ma ha realizzato anche il video.P.S.: il titolo prende il nome dal colore dell&#8217;abito della ragazza AMBenevento, 12 aprile 2020]]></description>
		
		
		
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		<title>il gatto rosso del 2° piano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2020 09:16:42 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[alfredo martinelli]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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		<category><![CDATA[racconto grottesco]]></category>
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					<description><![CDATA[La prima volta che lessi in pubblico il racconto, fu durante un evento di poesia ambientato in un uliveto. In una originale ambientazione, i poeti, tutti molto bravi, declamavano con intensità i loro testi carichi di amore, introspezione, nostalgia, mancanza … poi venne il mio turno e ben sapete che io poeta non sono … Se pensate che aver paura di un gatto possa essere un eccesso, forse è perché non avete conosciuto quello a pelo rosso della famiglia al secondo piano del palazzo in cui abito.Quando qualche mese fa si sono trasferiti ha subito attirato l’attenzione di tutti i condomini. Si muove sicuro, con spalle larghe e gambe robuste che sembrano corte e tozze, perché sbucano da sotto un corposo e lungo pelo. La facciona ha baffi lunghi, bianchi e setosi, che si spostano all’unisono come antenne di un satellite. Gli occhi non guardano, indagano l’anima fino a giungere alle più lontane e profonde paure dell’inconscio. Libero, passeggia fra le scale, i balconi di noi tutti e i tetti dell’intero quartiere. All’inizio noi condomini abbiamo preso timorosa confidenza con la nuova e possente figura che aleggiava sul palazzo. Successivamente abbiamo iniziato ad apprezzare anche le sue qualità di cacciatore. In poche settimane sono spariti quegli odiosissimi piccioni dai cornicioni con tutti i loro fetidi e infetti escrementi. Sono scomparsi anche i topi che, di tanto in tanto, si affacciavano dalle fogne e tra i basoli delle strade. L’ordine era stato ristabilito grazie al bell’esemplare di felino domestico e lui ne era consapevole. Oramai incontrarlo per le scale significava scansarsi per farlo passare; anche salendo con le buste della spesa non muoveva la sua sinuosa e sicura presenza. I proprietari o, per meglio dire, la famiglia che l’ha portato con sé e presso cui dormiva con maggiore frequenza, lo veneravano come una divinità. Solo un paio di volte mi sono fermato a parlare con loro e il discorso è caduto immancabilmente sull’idolo di casa, al quale si rivolgevano come a una persona. Non ho mai sentito chiamarlo o pronunciare il suo nome e quando ne parlavano dicevano “lui”.Ad esempio: «La sera non guardiamo la TV, perché “lui” non gradisce».Oppure: «Non cuciniamo mai la verdura, sa com’è, a “lui” certi odori non piacciono». E altri discorsi analoghi. Ormai il quartiere è invaso di gatte incinte e cuccioli ovunque. Durante il periodo della riproduzione, il concerto del miagolio è così intenso e senza tregua che l’ultima volta sono andato a dormire per qualche giorno dai miei.L’aspetto più allarmante della vicenda è che “lui” sta diventando sempre più prepotente e pretenzioso anche con noi condomini.Sempre più persone l’hanno trovato a rovistare nel frigo, nella dispensa o sulla tavola da poco imbandita, mangiando quel che di più prelibato era disponibile. Avvicinarsi o scacciarlo è impossibile. Quando si trova il coraggio di fronteggiarlo apre la bocca mostrando i lucidi e aguzzi denti ed emette un miagolio che farebbe rabbrividire anche un sordo. In casa mia è giunto tramite il balcone. Ho sentito sbattere contro la finestra, girare la maniglia, mi son avvicinato e l’anta m’ha colpito dritto in faccia. “Lui”, miagolando scocciato, è andato direttamente sul lavandino dove stavo pulendo del pesce appena comprato. Stamane, rientrando, ho visto gli addobbi funebri. Per le scale ho chiesto a una del pianerottolo e m’ha detto che hanno fatto il funerale a “lui”. Pare che il corpo non sia stato trovato perché sbranato e mangiato da grossi cani randagi. Mancava da qualche giorno e sembra che sia stata ritrovata soltanto la corposa pelliccia rossa. Poiché era considerato uno di famiglia, ho visto persone che hanno portato il pranzo ai coinquilini del felino.Per non apparire scortese, ho anche io portato loro parte del mio pasto. Avevo preparato la polenta con il coniglio e sembra che l’abbiano gradita molto.Dopo tutto, senza peli e testa, era difficile riconoscerlo. AMBenevento, 9 aprile 2020 N.B.: l&#8217;immagine di copertina è stata disegnata da Giulia Pex, quando il racconto è stato pubblicato su Verderivista.]]></description>
		
		
		
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