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	<title>il secondo respiro &#8211; Alfredo Martinelli &amp; dintorni</title>
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	<description>sperimentazioni tra scrittura e altre forme d&#039;espressione</description>
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		<title>il secondo respiro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Feb 2020 10:58:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Si dice che la morte naturale colga le persone in periodi dell&#8217;anno molti vicini alla loro data di nascita. Quel giorno era il mio compleanno ed ero sano come un pesce, ma avevo comunque deciso di farla finita. Erano troppi i soldi che avrei dovuto restituire a quel cravattaro di merda, ma non li avevo e non avrei potuto darglieli neanche s&#8217;avesse fatto ammazzare uno dei miei figli, così preferii farla finita da solo piuttosto che crepare cementato o coinvolgere la famiglia in un&#8217;imboscata sotto casa. Il periodo era così brutto e lo stato d&#8217;animo così nero che non mi vedevano sorridere da tempo e mi risultò facile cenare senza far capire la decisione. Come tutte le sere aiutai i bambini a cambiarsi e rimboccai loro le coperte, prima d&#8217;uscire dalla stanza raccontai una delle tante storie inventate per farli ridere, poi spensi la luce ed andai a prepararmi. Mia moglie sapeva da tempo dell&#8217;appuntamento di lavoro nel dopocena e non le sembrò strana la mia uscita, la salutai da lontano, quand&#8217;ero già sull&#8217;uscio e scesi le scale senza accendere la luce. Decisi non fosse il caso lasciare qualcosa di scritto che giustificasse il mio gesto e poi volevo si pensasse a un incidente e non si capisse che la disperazione aveva vinto sulla mia volontà. Troppe pressioni l&#8217;avevano ridotta ad un barattolo di latta vuoto e deforme, privo d&#8217;alcuna utilità. Era giunto il tempo di guardare in faccia la realtà e fare una scelta coerente. L&#8217;inverno m&#8217;investì fuori dal portone, aveva in sé un intenso profumo di neve che mi colse impreparato. Intorno regnava il bianco e i fiocchi scendevano come grossi pezzi d&#8217;ovatta sfilacciata ordinati in fitte file diagonali. Mi resi conto di non avere le scarpe adatte, ma scivolare non sarebbe stato certo un problema, anzi m&#8217;avrebbero aiutato a giustificare la messinscena pensata. La neve attutiva i suoni ed induceva a restare a casa o chiudersi in qualche locale. Per strada non c&#8217;era nessuno e potei camminare senza fretta fino al ponte. Avevo programmato quel tragitto da diversi giorni, l&#8217;esatto percorso composto da attraversamenti, diagonali fra i marciapiedi, i chiaroscuri delle ombre proiettate dai lampioni e l&#8217;odore umido ed intenso dell&#8217;acqua del fiume misto alla vegetazione. L&#8217;unico imperativo categorico era non pensare a niente e disattivare l&#8217;emozioni. Avevo le mani in tasca per non congelarle, i guanti li avevo lasciati a casa, sono sempre piaciuti al mio primogenito, sarebbe stato un peccato rovinarli. Anche il cappotto era quello vecchio. Giunto sul posto scelto per l&#8217;estremo gesto, m&#8217;affacciai per osservare il fiume gonfio di neve. Qualche giorno prima un ubriaco aveva sfondato parte del guardrail con l&#8217;auto, ora lo squarcio era delimitato da un nastro bianco con bande trasversali rosse. Se fossi scivolato in quel vuoto avrebbero pensato tutti ad un incidente. Mi guardai intorno e non vidi nessuno, appoggiai le mani sui bordi della breccia ed inspirai lentamente. Fu un attimo, mi vennero in mente il mio primo giorno di scuola, i miei figli quando li vidi per la prima volta ed i miei genitori il giorno della laurea. Stava per finire tutto e non certo come l&#8217;avevo immaginato. Quello era il momento. Feci un profondo respiro e chiusi gli occhi, spostai il piede destro sul baratro e udii più fragoroso lo scrosciare dell&#8217;acqua. Sentii il bisogno d&#8217;un altro respiro, più intenso del primo e in quel preciso istante avvertii un&#8217;inquietante strano rumore metallico accanto. Mi si irrigidirono le braccia e mi voltai d&#8217;istinto. Fu un orrore mai visto né immaginato prima. Urlai come se fossi stato invaso dalle fiamme e corsi senza voltare lo sguardo. Sentii gli sfinteri cedere per la paura e feci fatica a spostare le gambe divenute molli e disarticolate, ma corsi lo stesso pur senza avere più fiato in corpo e col cuore che pulsava così forte nelle orecchie da non farmi sentire l&#8217;ansimare affannato del respiro. Mi ritrovai sui miei passi, senza rendermene conto e scivolai sbattendo violentemente per terra sulle stesse mie impronte lasciate nella neve, quelle che qualche minuto prima avevo pensato sarebbero state le ultime. Sentii nuovamente quell&#8217;orrore su di me, come un calore sul collo. Riusci ad alzarmi per riprendere a la corsa. Avevo la vista appannata dalla fatica e cominciai a sentire una disgustosa puzza di merda. La strada aveva qualcosa di surreale, sui fiocchi di neve si rifrangeva l&#8217;ocra delle lampade a mercurio e non c&#8217;era nessuno a cui chiedere aiuto. Con tremendo sforzo giunsi su una strada importante dove avrei trovato sicuramente qualcuno, ma sentii il cuore schiacciato dallo stomaco e vomitai la cena contro un palo dell&#8217;illuminazione al quale m&#8217;aggrappai per non cadere nuovamente. Poche decine di metri avanti c&#8217;era una giovane coppia che passeggiava sotto la neve. La vidi come la salvezza. Facendo forza con le braccia riuscii a tornare eretto e ripresi a muovermi con l&#8217;energia che può provenire solo dalla speranza, ma a pochi passi da loro il maschio cominciò ad inveirmi e minacciarmi mentre la ragazza strillava. Non compresi gli insulti, nelle orecchie sentivo solo il rimbombo delle pulsazioni e la gola gonfia non mi consentì di emettere parole se non qualche verso senza senso. Stavo per inginocchiarmi e lasciarla fare, ma vedere la sua enorme ombra proiettarsi ed avvolgere la mia, mi fece riprendere e continuai a camminare fin quando trovai un locale con le luci accese. Mi precipitai dentro spalancando il portone e proseguii fino in fondo alla sala. Le persone mi fecero passare spostandosi e guardandomi schifate per come fossi ridotto, per la puzza emanata dal mio fondo schiena e dal vomito appiccicato al cappotto. Chi non fece in tempo a togliersi lo spinsi col corpo ridotto ad un ammasso di carne barcollante, che viaggiava d&#8217;inerzia senza alcun tipo di coordinamento se non quel minimo necessario per andare avanti senza cadere. Giunsi al fondo della sala in cui enormi specchi s&#8217;alternavano ad un arredo in stile vittoriano su un parato rosso pompeiano e lì, pur nella penombra della luce soffusa e con la mente annebbiata dalla mancanza d&#8217;ossigeno, riconobbi il bastardo cravattaro che m&#8217;aveva ridotto in quella situazione. M&#8217;aveva visto entrare e s&#8217;era alzato per aspettarmi. Grosso e corpulento, non gli fu difficile alzarmi facendo leva sugli avambracci conficcati nel mio petto ed i pugni stretti al bavero del cappotto. Cominciò a scuotermi e strillare come una bestia, non ricordo le parole, solo che notai da uno specchio quella cosa entrare e prepararsi a sferrare il suo colpo alla mia schiena. In quel preciso momento lo stronzo m&#8217;aveva fatto toccare con i piedi per terra e riuscii ad usare quel po&#8217; di forza che m&#8217;era rimasta per girarmi e scambiarmi di posizione. Vidi la lama della falce trafiggergli il cuore ed uscirgli dal petto. Mi vomitò addosso e s&#8217;accasciò per terra come un sacco senza contenuto. Terrorizzato indietreggiai di qualche passo mentre qualcuno si avvicinò cercando d&#8217;aiutare il mio aggressore. Sentì una donna parlare d&#8217;infarto. Cercai d&#8217;andar via, ma sulla porta la trovai ad attendermi soddisfatta.Non riesco a definire quanto tempo sia durata quella sensazione. Quando svanì, riuscì nuovamente a guardarmi intorno e sentire le voci, ma non c&#8217;era più nulla. Nel locale stavano chiamando l&#8217;ospedale per fare arrivare un&#8217;ambulanza e qualcuno commentava che il bastardo aveva avuto la fine che meritava. Alfredo Martinelli Benevento, 6 febbraio 2013 il racconto è presente nel mio &#8220;Sparse carte&#8220;AMBenevento, 6 febbraio 2020]]></description>
		
		
		
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		<title>la sfida</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Apr 2017 14:28:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;la vera sfida è solo con te stesso&#8221; idea, riprese e montaggio: alfredo, enrico e giulio martinelli tema musicale: &#8220;la selta&#8221; composto ed eseguito da alfredo martinelli Guarda il video: AM Benevento, 10 aprile 2017]]></description>
		
		
		
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		<title>l&#8217;ora esatta</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Mar 2017 07:25:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[il video è ispirato al racconto &#8220;il secondo respiro&#8221; presente nel mio &#8220;Sparse carte&#8221; &#8211; Eretica Edizioni &#8211; 2016. Le riprese sono state effettuate nel quartiere Triggio di Benevento dai miei figli Enrico e Giulio. Quest&#8217;ultimo si è anche divertito ad apaprire insieme a me nella scena finale Guarda il video: AM Benevento 27 marzo 2017]]></description>
		
		
		
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		<title>Recensione &#8220;Il secondo respiro&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Mar 2014 16:27:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Con evidente atto di egocentrismo incontrastato, ho il piacere di farvi leggere la recensione fatta sul mio racconto presente in Oltr3, la terza antologia di "Oschi Loschi"]]></description>
		
		
		
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