<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>danimarca &#8211; Alfredo Martinelli &amp; dintorni</title>
	<atom:link href="https://www.alfredomartinelli.info/tag/danimarca/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.alfredomartinelli.info</link>
	<description>sperimentazioni tra scrittura e altre forme d&#039;espressione</description>
	<lastBuildDate>Wed, 29 Oct 2025 18:30:44 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>

<image>
	<url>https://www.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/2014/08/logo_AlfredoMartinelli.png</url>
	<title>danimarca &#8211; Alfredo Martinelli &amp; dintorni</title>
	<link>https://www.alfredomartinelli.info</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">143782563</site>	<item>
		<title>Scacchi, latte e fame</title>
		<link>https://www.alfredomartinelli.info/racconti-di-viaggio/scacchi-latte-e-fame.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jun 2024 05:22:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[danimarca]]></category>
		<category><![CDATA[latte]]></category>
		<category><![CDATA[partita]]></category>
		<category><![CDATA[scacchi]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[vichinghi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.alfredomartinelli.info/?p=5676</guid>

					<description><![CDATA[Bussava forte lo stomaco, quella sera bussava così forte da farsi sentire a distanza. In lui c’era tutta la disperazione proveniente da interi giorni trascorsi in bilico sul filo della sussistenza. Avevo poco più di vent’anni e non stavo seguendo alcuna dieta. Per la prima volta stavo sperimentando il vuoto della miseria, il reale significato di scegliere cosa comprare per sopravvivere. Noi scegliemmo di mangiare il minimo e usare i pochi soldi per spostarci comprando i biglietti dei treni locali solo quando la tratta non consentiva di usare i bagni come nascondiglio dai controllori e non erano disponibili biciclette a noleggio.&#160; Da giovani ci vuole poco per sbagliare una valutazione e noi la fallimmo in pieno. Eravamo distanti migliaia di chilometri da casa con in tasca pochi spiccioli e il biglietto di un rientro lontano ancora parecchi giorni. Anche quella sera eravamo alle prese con un’attività che non prevedesse mangiare in un locale. Io avevo deciso di impegnare lo stomaco con un intero litro di latte intero e qualche zolletta di zucchero recuperata di stramacchio in un bar. Nella piazza della città c’era un’enorme scacchiera disegnata a terra. Gli elementi del gioco erano in legno e grandi quanto bambini. Pensammo che fosse stato un ottimo diversivo fino al calare del Sole, che a quelle latitudini va via molto tardi. Dopo poco intorno a noi si fermarono persone a guardarci, mentre giocavamo prendendo i pezzi con due mani per spostarli sui quadrati della scacchiera. Con un veloce sguardo d’intesa, decidemmo di non parlare tra noi, creando un clima di suspance degno della scena di un duello da film. Al tempo stesso, potevamo sentire i bisbigli del pubblico che via via si era formato: erano nostri conterranei, incuriositi dall’usanza di quella lontana cittadina vikinga, ingannati dal nostro silenzio. La partita divenne interessante e seria, ma l’imprevisto era alle porte o, per meglio dire, aveva attraversato le porte di ingresso e uscita del mio stomaco e senza sosta stava correndo verso la fine dell’intestino. Tutto il litro di latte bevuto come cena era pronto a uscire e lo stava comunicando a gran voce, con gorgoglii udibili anche tra il pubblico. Lo dissi sottovoce al mio amico, che iniziò a ridere. Abbandonai la partita per una giusta causa, ma vinsi ugualmente, perché arrivai in tempo al bagno del campeggio presso cui avevamo piantato la nostra malandata tenda a igloo. AMBenevento, 11 giugno 2024 P.S.: la foto è molto più moderna rispetto agli eventi narrati]]></description>
		
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">5676</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Quando una cartina stradale ti salva la vita</title>
		<link>https://www.alfredomartinelli.info/racconti-di-viaggio/quando-una-cartina-stradale-ti-salva-la-vita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Mar 2019 18:43:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[alfredo martinelli]]></category>
		<category><![CDATA[cartina stradale]]></category>
		<category><![CDATA[danimarca]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[Rømø]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.alfredomartinelli.info/?p=2411</guid>

					<description><![CDATA[Quel che stai per leggere è una storia vera Correva qualche anno fa, internet era presente solo nei dipartimenti militari con il nome di Arpanet e i telefoni erano da poco passati da una rotella con i buchi a un tastierino numerico su cui comporre i numeri. Viaggiare in quel tempo era per avventurieri veri, che per muoversi usavano le cartine stradali o si facevano comprendere a gesti o erano abili nel decifrare lingue e simboli strani. A me sono capitate tutte e tre questi casi. Quell&#8217;anno decidemmo di andare in Danimarca, perché qualche mese prima avevamo conosciuto una ragazza proveniente da quei luoghi. Capimmo che era il posto dove gli Angeli vanno in vacanza quando scendono fra noi umani e ci parve una buona idea visitarla. Purtroppo però, per noi ragazzi del profondo sud italiano, i costi del paese degli Angeli erano realmente proibitivi e, fin da subito, stabilimmo ferree regole di sopravvivenza: avremmo dormito solo in tenda, bevuto solo acqua nei bagni pubblici o in quelli dei locali, a cena solo un po&#8217; di latte, avremmo visitato i musei entrando di soppiatto dall&#8217;uscita e ci saremmo spostati alla scoperta del regno usando le toilette dei vagoni dei treni, facendo l&#8217;autostop o al massimo noleggiando biciclette e fornendo nominativi credibili, ma falsi. La doccia la si faceva con l&#8217;acqua fredda delle docce passate dai camping o al massimo nel gelo delle piscine gratuite. Alla frutta ci avrebbero pensato gli ignari e fiduciosi bottegai, che lasciavano la mercanzia all&#8217;esterno fidandosi dell&#8217;etica autoctona. Così girammo in lungo e in largo, tra birre regalateci in cambio di montaggi tenda a prosperose vichinghe, rocamboleschi passaggi in auto da sconosciute, piaceri strappati a premurose mamme e altri ottenuti da connazionali all&#8217;estero, lontani da tanti di quegli anni da parlare con accento straniero la loro lingua madre. Avemmo la sfacciataggine di visitare l&#8217;isola di Sylt immersa nel Mare del Nord e sopravvivemmo anche a un accecante fulmine caduto a pochi metri da noi durante un improvviso temporale. Accadde anche che, durante un lungo pomeriggio scandinavo, nel mentre di un&#8217;interminabile pedalata fra le dune sabbiose di un limbo di terra nota per la varietà di uccelli, al mio compagno di viaggio si mosse l&#8217;intestino con tale velocità, da non consentirgli di mettere in file pensieri ragionati, ma solo l&#8217;idea di correre quanto più veloce dietro la prima collinetta di sabbia. Nel suo momento più intenso feci in tempo a scattargli una foto, che non pubblico per evidenti motivi di privacy. Al suo ritorno dalla missione gli chiesi: &#8211; &#8220;ma per pulirti, come hai fatto?&#8220; e lui mi rispose fiero del lampo di genio:&#8211; &#8220;ho usato la nostra cartina stradale, dopotutto è pur sempre carta!&#8220; La strada del rientro la indovinammo con un po&#8217; di fortuna ed è questo il motivo per cui in auto, porto sempre con me un atlante stradale cartaceo: usare il cellulare con su aperto Google Maps, non penso sarebbe altrettanto efficace per la pulizia delle parti intime. AMBenevento, 3 marzo 2019]]></description>
		
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">2411</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
