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	<title>benevento &#8211; Alfredo Martinelli &amp; dintorni</title>
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	<description>sperimentazioni tra scrittura e altre forme d&#039;espressione</description>
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		<title>E se installassero una mega-scacchiera a Benevento?</title>
		<link>https://www.alfredomartinelli.info/sparsi-pensieri/e-se-installassero-una-mega-scacchiera-a-benevento.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Oct 2025 14:58:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[sparsi pensieri]]></category>
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					<description><![CDATA[E se a piazza Roma, nel (poco) ridente paesone di Benevento, mettessero gli scacchi? Non una scacchiera qualsiasi, ma una grande, con pezzi alti sessanta centimetri.Ci avete mai pensato che figurone?Gli abitanti sarebbero immaginati come intellettuali e fini strateghi, l’Università aumenterebbe gli iscritti, perché sarebbe ritenuta il motore propulsivo di tale genìa. Già immagino la sequenza degli eventi che condurrebbe alla realizzazione dell’opera:un giorno di una settimana qualsiasi, un assessore comunale torna da un viaggio all inclusive, organizzato da un amico per conto di un dopolavoro. Dopo ventisette ore di pullman ha visitato una città estera, in cui le piazze hanno una scacchiera con pezzi grandi quanto bambini. La sera coppie di tutte le età, gruppi, famiglie e anche turisti, giocano e si divertono. La propone in Consiglio e l’idea piace al sindaco, che la fa subito sua. Con mandato ufficiale incarica il suo direttore artistico di fiducia e un paio di ingegneri in qualcosa, che non si sa mai.Dopo qualche mese il bando è pronto, ma i soldi a disposizione sono sufficienti solo per le parcelle e per i lavori sul posto. Mancano quelli per i pezzi.Durante una riunione in streaming arriva l’idea: facciamo un bando per trovare un artista che produca gratuitamente i pezzi. Lo ripagheremo in visibilità. L’applauso d’assenso sovrasta ogni altra voce.I mesi per la preparazione del bando per la ricerca dell’artista farebbero ritardare l’arrivo dei fondi intercettati per la creazione della scacchiera, così inizia la costruzione e nonostante la solita atavica lentezza e giunge il momento in cui la scacchiera è pronta, ma senza pezzi.“Non fa nulla”, pensano al Comune, “inauguriamola lo stesso, tanto abbiamo inaugurato una stazione da cui non partono né transitano treni, che volete che sia una scacchiera!”l’idea è approvata con plebiscito plenario.In pompa magna quel giorno ci sono il sindaco con il vice e gli assessori di turno per le inaugurazioni.Forse nessuno di loro sa giocare a scacchi, ma poco importa, non è obbligatoria questa conoscenza e comunque non ci sono ancora i pezzi, quindi non hanno l’onere di dimostrare nulla. Al momento del taglio c’è davanti loro qualche giornalista, che si prodigherà in articoli e filmati di elogio, qualche mamma, che corre appresso al figlio e qualche negoziante della zona in cerca di un contatto con il sindaco.Passa qualche mese e finalmente trovano un giovane artista che crede realmente di ricevere visibilità.Il giorno in cui porteranno i pezzi non ci sarà alcuna inaugurazione, perché è già stata fatta e poi piove.Dopo circa tre o quattro giorni compaiono i primi segni di vernice sui pezzi più grandi, tipo l’alfiere, il cavallo. Le geometrie lineari della scacchiera sono invece usate da un arrembante graffitaro per riprodurre il suo solito banale disegno colorato.In alcuni casi le sigarette vengono spente sulla testa della torre, che sembra proprio un bel posacenere. Succede anche di giorno, con i vigili presenti, che però non intervengono, perché nel loro ordine del giorno non è contemplata come attività e poi sono troppo impegnati a fermare sul corso le biciclette classiche, ancora lente e facilmente rintracciabili, a differenza di quelle elettriche, che invece sfrecciano liberamente oppure si dedicano a chiedere il pass ai residenti nella ZTL, trascurando di chiederlo ai non residenti. Su quest’ultimo punto corre voce che abbiano letto il manuale di istruzioni al contrario, ma non divaghiamo: dopo poco più di un mese i pezzi sono totalmente deturpati e usati per simulare pose poco edulcorate.I tizi di mezza età si indignano sui social colpevolizzando l’educazione data ai figli, senza rendersi conto che magari sono i propri ad aver abusato dei pezzi della scacchiera.Il sindaco si fa garante di una ristabilizzazione dell’ordine cittadino, ma per sua fortuna il momento di risveglio etico della città è subito assopito dal clamore sulla squadra di calcio, che ha un’importante chance per salire di categoria.Ora c’è un ritrovato spirito unitario che spadroneggia più potente dell’oppio tra la cittadinanza: fozzabenevento!E l’artista che ha creato artigianalmente i pezzi? … e chi se lo ricorda chi era, boh! Alfredo MartinelliSt. Julien &#8211; Malta, 28 ottobre 2025]]></description>
		
		
		
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		<title>Una facile profezia</title>
		<link>https://www.alfredomartinelli.info/racconti-di-viaggio/una-facile-profezia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Dec 2024 21:21:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti di viaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[Il soggetto che ho pensato per un possibile cortometraggio, a mio parere ha qualche potenzialità che lo rende concretamente realizzabile, anche in una realtà esterna all’illusione della pellicola. Immagina che, per ragioni che trascendono l’umana ragione, un giorno uno dei tre amici parta alle 13:00 dalla propria città, si fermi in un’altra città distante circa 60 km per raccogliere uno dei due rimanenti e insieme proseguano l’improvvisato viaggio verso una meta distante 600 km dalla seconda città.Appena si vedono, quello con la macchina chiede al compare se è ancora convinto del viaggio. Senza alcun ripensamento l’amico conferma l’importanza dell’idea. Si mettono in auto, con il nuovo arrivato al posto di guida e subito l’amico gli fa notare che, nel conteggio delle poche ore disponibili, devono considerare la sosta a un posto di blocco, perché brutte facce come le loro dentro una Volvo dall’età indefinita, sono preda facile di pattuglie in cerca di sbigliettare multe.Nel frattempo il terzo scappato di casa, piuttosto che restare comodamente seduto con le chiappe al caldo sul sedile di un treno ad alta velocità, scende lungo il tragitto per prendere un regionale qualsiasi, che lo condurrà all’appuntamento con gli altri due, ma non in modo semplice, perché nulla in questa storia deve avere un andamento lineare. Giunto alla stazione della città luogo dell’incontro, andrà da un quarto soggetto appiedato come un matto e passerà con lui il pomeriggio tra prove musicali e cioccolate calde.Il due automuniti attraversano regioni, incidenti e temporali con i minuti contati, al punto da non potersi neanche fermare per un pasto, che consumeranno in auto e una pipì, che libereranno in un’area di sosta per picnic, illuminati dai fari dell’auto.Solo verso la fine, dopo essersi dati il cambio alla guida, per la prima volta parlano dell’obiettivo del viaggio: una gara di poesia.Sì, hai capito bene, come già ti ho detto, nulla dev’essere lineare, razionale o banale in questo cortometraggio, altrimenti i personaggi non avrebbero lo spessore che caratterizza le opere in grado di lasciare un buon ricordo e tengono incollati gli spettatori.A quel punto i due in auto suggellano un patto: il poeta avrebbe dovuto vincere la gara, per ripagare moralmente gli amici, altrimenti sarebbe tornato da solo a casa. Per farlo avrebbe dovuto puntare su tutto ciò che avrebbe potuto compiacere la giuria popolare, pur rimanendo nei limiti delle regole della gara.Il patto è segnato, i due sono in prossimità del punto di raccolta degli altri due che li attendono dove ci sono state le prove musicali.I tempi sono al limite, ma a quello che per arrivare fin lì ha usato i treni, la calda cioccolata ingurgitata durante il pomeriggio è prepotentemente arrivata al termine del percorso e spinge per uscire. Per evitare incontenibili problemi durante il percorso in auto, ai quattro non resta che andare a casa del tizio appiedato che vive lì.È finalmente fatta, sono ora tutti e quattro liberi di andare alla gara per sostenere l’amico poeta.La gara è intensa e lui si destreggia bene, nonostante gareggi molto lontano da casa, davanti a un pubblico abituato ad altri stili.Le tre manche si susseguono ritmate, il presentatore, che in quei contesti si chiama MC, tiene alta l’attenzione, ma prima dell’ultima manche azzera i punteggi sommati dai partecipanti nelle precedenti sessioni e i quattro poeti che accedono alla fase finale ripartono allineati.Il finale è amaro per il nostro poetico eroe: la somma complessiva dei voti ricevuti durante le tre prove gli avrebbe fatto vincere la gara, ma nell’ultima ha preso due decimi in meno della vincitrice, una poetessa locale.Pur essendo il vincitore morale della serata, arriva secondo.Gli amici lo perdonano e gli consentono di tornare con lui.I tempi tornano a farsi contingentati, tra poche ore ognuno di loro dovrà andare al lavoro e hanno ancora parecchi chilometri da percorrere.Lasciano a casa il proprietario del bagno che li ha ospitati appena giunti e ripartono.Come si vede dalla foto (vera), strada facendo si fermano a un autogrill per un caffè e un biglietto perdente del gratta&#38;vinci.Riattraversano regioni, piogge, deviazioni, percorrono l’alba e sono finalmente nel punto esatto dove si erano incontrati i primi due.Scendono dall’auto per salutarsi e mentre si promettono di non vedersi per i successivi 3 mesi, alle loro spalle sentono un’imperiosa voce: “Cortesemente fornite patente e libretto, il rilevatore ha notato una grave anomalia sulla targa della macchina”Era una facile profezia, non per altro l’ho scritta nel titolo di questo soggetto per cortometraggio. AMBenevento, 12 dicembre 2024]]></description>
		
		
		
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		<title>Violino</title>
		<link>https://www.alfredomartinelli.info/libri-racconti-storie/violino.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Dec 2021 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Libri, Racconti & Storie]]></category>
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		<category><![CDATA[mulino pacifico]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;idea di scrivere &#8220;Violino&#8221; è nata durante un inaspettato incontro con Flavia. Per la &#8220;prima&#8221; abbiamo scelto il Dante Poetry slam che si è tenuto il 17 dicembre presso il Teatro Mulino Pacifico di Benevento. tutte le foto sono state scattate da Pasquale Foggia AMBenevento, 18 dicembre 2021]]></description>
		
		
		
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		<title>le scale larghe del mercato</title>
		<link>https://www.alfredomartinelli.info/libri-racconti-storie/le-scale-larghe-del-mercato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jan 2020 17:11:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri, Racconti & Storie]]></category>
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					<description><![CDATA[Le luci del mercato generale, il forte odore dei pesci, in particolare quello del baccalà restava nel naso per ore intere. Le anguille ancora vive s&#8217;intrecciavano nelle strette cassette di polistirolo bianco creando inestricabili grovigli, alimentando il mio senso di claustrofobia. Ricordo le galline legate fra loro per le zampe e portate in giro a testa in giù dai contadini giunti dalla campagna per racimolare un po&#8217; di soldi dalla vendita, ma anche i coniglietti chiusi dentro piccoli scatoli di cartone e il vociare incessante che saturava l&#8217;ambiente e la testa. Quell&#8217;anno, come tutti i precedenti, trascorsi i giorni delle festività natalizie a casa dei nonni, ma quella volta ero solo perché anche mamma aveva cominciato a lavorare. Quasi tutte le mattine accompagnavo nonno a fare la spesa. Mi spiegava che per lui il mercato era il miglior posto per imparare la vita e quindi ci teneva a portarmi, con l’accortezza d’interagire con molte persone. Da alcune comprava, con altre si fermava alla trattativa e con altre ancora scambiava solo qualche battuta. Non comprava mai molte cose, ma giravamo molto e mi spiegava tutto, ben sapendo le mie difficoltà col dialetto, non voleva che mi perdessi nulla. Oramai erano in molti a riconoscermi, qualcuno m&#8217;offriva un mandarino o qualche spicchio d&#8217;arancia, altri mandavano i saluti ai miei e alla nonna. Io all&#8217;epoca ero molto introverso e rispondevo con la testa o con un filo di voce, quando mi sforzavo d&#8217;essere più loquace intuivo dalle loro facce la difficoltà nel capirmi. Era evidente che anche loro non capissero il mio accento. Una volta però incontrammo una signora. Ricordo ancora quanto fosse bella. Elegante non appariscente. Mi colpì in particolare la differenza fisica fra i due. Si capiva che lei aveva l&#8217;età del nonno, ma era comunque un incanto. Le rughe le donavano la grazia di una brava madre, ma al tempo stesso la solennità della saggezza. Il tempo non l&#8217;aveva piegata, si muoveva ancora dritta e fiera ed i lunghi capelli color cenere, emanavano un intenso profumo di giovinezza. Il povero nonno invece, pur con tutta la sua grinta, si muoveva con affanno e lentezza. Insieme sembravano speciali. Notai il nonno parlarle con una confidenza non usuale per lui, soprattutto verso una donna che non fosse la moglie. Addirittura, prima di accomiatarsi, lei gli accarezzò il mento mostrandogli un bellissimo sorriso. Nonno venne verso me un po&#8217; triste e non gli chiesi nulla fin quando, giunti al portone di casa, prima d’aprire, mi disse: &#8220;Non preoccuparti, domani ci riprovo.&#8221; Non capii il senso della frase, ma neanche chiesi. Così il giorno seguente, partimmo con leggero anticipo e girammo molto meno. Lui era meno loquace, quasi concentrato, però l&#8217;affanno era maggiore del solito. Giunti sulle scale larghe che conducono sulla piazza del mercato ci fermammo ad attendere. Non disse nulla, s’abbassò solo per guardarmi dalla stessa altezza e mi fece l&#8217;occhiolino. Di lì a poco venne la signora del giorno prima. Aveva un abito diverso e i capelli, raccolti a coda di cavallo, mostravano il candido collo, che sfidava senza timori il freddo dell&#8217;inverno. Questa volta ero molto più vicino e potei sentire parte dei discorsi. Capii che nonno aveva chiesto qualcosa per me, ma lei, dopo avermi guardato e sorriso con grazia, gli disse che ero troppo piccolo per lei e assolutamente non poteva, perché m&#8217;avrebbe potuto arrecare un forte trauma. Si, la parola trauma la capii molto bene e mi turbò alquanto. Il no della donna non fece arrabbiare nonno, che si girò dalla mia parte con espressione rassicurante per poi riprendere a parlare con lei. Durante la conversazione quella signora gli teneva entrambe le mani e cercava di convincerlo di qualcosa. Parlava con voce morbida e non reagiva quando lui alzava il tono. Al rientro ebbi la forza di chiedergli chi fosse. Lui mi rispose semplicemente che si trattava d&#8217;una vecchia amica. Quando gli chiesi se l&#8217;avremmo rivista, mi fece un cenno d&#8217;assenso con il capo. Sembrava impegnato nel pensare a qualcosa che lo turbava e chiusi lì il discorso senza chiedere altro. Era la prima volta che lo vedevo in difficoltà e per la prima volta s’era fermato a parlare con qualcuno senza presentarmi. L&#8217;osservazione mi rattristò, ma decisi di non darlo a vedere e trascorsi il resto della giornata fingendo che non fosse successo nulla. L&#8217;indomani venne in cameretta di buon&#8217;ora. Era più deciso del solito e a tratti sembrava impaziente per qualcosa. Mi fece lavare e fare colazione rapidamente, infine uscimmo che nonna quasi non ci vide. Le strade erano ancora ampiamente invase dalla nebbia. I fumi di scarico delle auto sembravano ancora più densi e a malapena si vedevano le luci nei bar lungo il Corso. Le vetrine dei negozi erano invece ancora tutte chiuse. Ai lati delle strette vie, che usavamo come scorciatoie per arrivare al mercato, i contadini stavano mangiando seduti sulle cassette di legno o sugli usci delle case fronte strada. Per loro la giornata era evidentemente cominciata molte ore prima della mia e a quell&#8217;ora la fame già bussava alle pareti dello stomaco. Arrivammo sulle scale larghe contemporaneamente. Anche stavolta non riuscii a capire da dove venisse, perché ogni volta mi sembrava apparire dal nulla. Anche quella volta non si rivolse a me e nonno non ci presentò lasciandomi qualche passo dietro loro. Sentii dirgli di non avere molto tempo e quel poco rimanente non voleva sprecarlo. Lei gli rispose, lo carezzò sulla fronte e fece qualche passo indietro affacciandosi all&#8217;angolo fra le scale e la strada del mercato. Di lì a poco arrivò una bimba piccola piccola che a stento camminava e si reggeva in piedi. Venne spedita da me, senza fermarsi con loro e io non seppi che fare. Alzando gli occhi per guardarli, vidi la donna sorridermi e nonno col volto preoccupato chiederle se non si potesse fare di meglio. Anche stavolta le parole della donna mi turbarono, perché rispose che la bimba era la più adatta per me, di meglio non avrebbe potuto fare, ma se l’avessi coltivata e cresciuta a dovere, anche lei sarebbe diventata una bella donna con cui condividere i momenti più belli della vita. Avrei voluto continuare a prestare attenzione al discorso, ma la bimbetta cominciò da subito a distrarmi. Mi tirava la manica del cappottino e mi porgeva le braccia come se avessi dovuto prenderla. Ero imbarazzatissimo e non sapevo cosa fare, quando mi divincolai da lei, l&#8217;amica di nonno non c&#8217;era più e lui mi chiese la cortesia di aspettarlo lì per pochi minuti senza muovermi, prestando attenzione alla piccolina. La guardai sentendomi impotente. Stavo per andar via per togliermi dall&#8217;imbarazzo e dalla paura di non saper cosa fare, ma quando quella piccina mi sorrise mostrandomi i pochi denti, mi si sciolse il sangue nelle vene e le porsi la mano a cui s&#8217;aggrappò immediatamente per non cadere. Provai a farle qualche timida domanda del tipo come ti chiami, dove vivi, ma non sapeva parlare, emise qualche verso e continuò a sorridermi felice. Senza avvicinarsi nonno mi chiamò per andare via. La piccola, come se avesse anch&#8217;essa ricevuto un richiamo, mi lasciò la mano e tornò da dov&#8217;era venuta. Provai a seguirla per paura che si facesse male, ma nonno mi chiamò nuovamente dicendomi di non preoccuparmi per lei, perché sapeva dove andare. Sulla via del rientro mi chiese cosa ne pensassi della piccola. Provai imbarazzo nel formulare la risposta, in fondo m&#8217;era simpatica, ma avevo vergogna a dirglielo. Sentii arrossire le guance e le orecchie si fecero di fuoco. Lui mi sorrise e per quel giorno non mi chiese più nulla. Strano a dirsi, ma il giorno successivo mi svegliai per primo e andai in cucina per la colazione. Quando alzai la tapparella m&#8217;accorsi che fuori era ancora buio e la luce dei lampioni ancorati alle pareti dei palazzi, rifrangendosi sulla nebbia, riempiva il vicolo di palle color arancione. Rimasi incantato e mi tornò in mente che il giorno prima la piccola non indossava un cappottino, ma un vestitino semplice. Corsi a chiamare i nonni e chiesi di poter regalarle una delle mie vecchie giacche a vento. Nonno si sedette sul letto, mi carezzò la testa e disse: &#8220;Preparati!&#8220; Ero stranamente eccitato e per strada avevo il passo più svelto del solito, tanto che nonno più volte dovette chiedermi di rallentare perché non riusciva a starmi dietro. Giunti sulle scale larghe mi guardai intorno ma niente, nessuna traccia della piccola. Andai all&#8217;incrocio da dove il giorno prima era sbucata e s&#8217;era allontanata, ma non c&#8217;era. Ci rimasi male e per farmi coraggio pensai che forse era troppo presto, così risalii, ma non feci in tempo a svoltare l&#8217;angolo che me la trovai davanti. &#8220;Ciao!&#8221; mi disse sorridendo con una vocina squillante. Le risposi come se non aspettassi di fare altro, ma al tempo stesso notai che solo il giorno prima non aveva detto una sola parola. L&#8217;aiutai a indossare la mia vecchia giacca a vento senza dar peso all&#8217;osservazione. Le stava discretamente, mi sorrise e diede un bacino sulla guancia e scappò via. Pensai volesse farlo vedere alla mamma e non dissi nulla. Mi voltai a guardare nonno intento a osservare la scena senza avvicinarsi. M&#8217;invitò a seguirlo per continuare il solito giro. Arrivò il giorno di Natale, ero triste perché l&#8217;indomani sarei ripartito con i miei per ritornare solo durante le vacanze estive. Aprii i regali sforzandomi d’apparire felice, ma non ingannai nonno. In disparte mi disse che oramai ero abbastanza grande e, se avessi voluto, sarei potuto uscire anche da solo per una passeggiata. Ricordo ancora la gioia salirmi dalla pancia e quella di nonno, dipinta sul volto e negli occhi, quando l&#8217;abbracciai forte e d&#8217;istinto senza il solito velo di timidezza che spesso m&#8217;impediva di sentirmi sereno. Con i soldi dei regali mi fermai presso una bancarella per comprare una bambolina. Lei era già lì ad aspettarmi. Rimasi stranito nel vederla, mi sembrò più grande, le porsi il dono che lei, chiudendo gli occhi, si portò fra la guancia e la spalla per poi alzarsi sulle punte e schioccarmi un bacetto sulla guancia. Solitamente lo faceva quando stava per andarsene e in un primo momento ci rimasi male, ma poi mi diede la mano per condurmi qualche gradino più in basso e mostrarmi uno scatolo di scarpe. Conteneva un piccolo micio con gli occhi ancora chiusi che piangeva come un disperato. Chissà da quanto tempo era lì. Intuii il suo intento, lo raccolsi e lei mi sorrise felice. Il giorno successivo partii con i miei per tornare alla mia vita di sempre, non ero triste come avrei immaginato. C&#8217;era qualcosa di nuovo e un piccolo micio da curare. Purtroppo però quel Natale lo ricordo anche perché fu l&#8217;ultimo in cui potei stare con nonno. Dopo qualche mese infatti dovemmo tornare per i funerali. Nel darmi la brutta notizia mi dissero solo che stava molto male e voleva vedermi, ma durante il viaggio mia madre non fece altro che piangere e capii che non sarei più uscito con lui a imparare tutto ciò che ancora avrebbe potuto insegnarmi. Durante il funerale scappai, corsi d&#8217;istinto verso le scale e la trovai lì, come se anche lei sapesse e m&#8217;aspettasse. In pochi mesi era diventata alta quasi quanto me, ci abbracciammo e piansi tutte le lacrime che non avevo ancora versato. Le estati ed i natali successivi, fin quando anche nonna rimase in vita, tornammo nella cittadina dei miei e continuammo a frequentarci. Io nel frattempo ero cambiato. Non avevo più la timidezza e la malinconia di quei tempi. Ero diventato loquace, facevo sport, lei era sempre più bella. Trascorrevamo molto più tempo insieme e parlavamo molto, ma non ci spostavamo mai da quelle scale larghe che erano il nostro luogo d&#8217;incontro abituale. Le persone della zona ci conoscevano e salutavano con affetto. Puntuali, terminato il tempo delle ferie, ci davamo appuntamento al natale o estate successiva. Era piacevole stare con lei, sapeva ascoltarmi e farmi dire cose che neanche immaginavo di sapere o pensare, ma il solo fatto di...]]></description>
		
		
		
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		<title>Morgana poetry slam</title>
		<link>https://www.alfredomartinelli.info/eventi/morgana-poetry-slam.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Mar 2019 11:07:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[benevento]]></category>
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					<description><![CDATA[Ieri sera [venerdì 22 marzo 2019] ho avuto la possibilità e la fortuna d&#8217;essere mc [Master of Ceremony] di una tappa regionale del Poetry slam organizzato dalla Caspar Campanai e valevole per il campionato italiano della lega LIPS [Lega Italiana Poetry Slam] Ospiti del Morgana Music Club di Benevento, la serata è scorsa intensa e selvaggia, con un pubblico eterogeneo sia nell&#8217;attenzione che nel modo di approcciarsi alle performance dei concorrenti. Sono tornato a casa stanco e soddisfatto, come si conviene a ogni giornata degna d&#8217;essere stata vissuta Si seguito alcune immagine della serata: AMBenevento, 23 marzo 2019]]></description>
		
		
		
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		<title>Foto sferiche degli interni delle chiese di Benevento</title>
		<link>https://www.alfredomartinelli.info/fotografie/foto-sferiche-degli-interni-delle-chiese-di-benevento.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2015 07:57:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[fotografie]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli interni di San Domenico, Santa Sofia, San Bartolomeo e Cattedrale, vista a 360°, dal punto di osservazione del fotografo]]></description>
		
		
		
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		<title>Time lapse dell&#8217;alba sull&#8217;Arco Traiano a Benevento</title>
		<link>https://www.alfredomartinelli.info/fotografie/time-lapse-dellalba-sullarco-traiano-a-benevento.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Oct 2014 17:09:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[fotografie]]></category>
		<category><![CDATA[alfredo martinelli]]></category>
		<category><![CDATA[arco traiano]]></category>
		<category><![CDATA[benevento]]></category>
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					<description><![CDATA[Filmato in time laspe sopra i tetti di Benevento con vista sull'Arco Traiano]]></description>
		
		
		
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		<title>Rocca dei Rettori a Benevento</title>
		<link>https://www.alfredomartinelli.info/fotografie/rocca-dei-rettori-a-benevento.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Sep 2014 07:21:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[fotografie]]></category>
		<category><![CDATA[alfredo martinelli]]></category>
		<category><![CDATA[benevento]]></category>
		<category><![CDATA[foto sferica]]></category>
		<category><![CDATA[rocca dei rettori]]></category>
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					<description><![CDATA[oggi è il turno della Rocca dei Rettori. Le foto sferiche che ho composto riguardano sia l'esterno, con prospettiva da P.za IV novembre e sia i giardini, con vista sulla "Dormiente del Sannio]]></description>
		
		
		
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		<title>il Teatro Romano a Benevento</title>
		<link>https://www.alfredomartinelli.info/fotografie/teatro-romano-a-benevento.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Sep 2014 07:32:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[fotografie]]></category>
		<category><![CDATA[alfredo martinell]]></category>
		<category><![CDATA[benevento]]></category>
		<category><![CDATA[foto sferiche]]></category>
		<category><![CDATA[teatro romano]]></category>
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					<description><![CDATA[Visitarlo rende giustizia a coloro che ne furono gli artefici. Dagli architetti fino all'ultimo dei manovali. che centinaia di anna or sono diedero vita a un monumento che oltrepassato indenne calamità naturali e idiozie umane. ]]></description>
		
		
		
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		<title>Basilica San Bartolomeo a Benevento</title>
		<link>https://www.alfredomartinelli.info/fotografie/basilica-san-bartolomeo-a-benevento.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Sep 2014 06:50:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[fotografie]]></category>
		<category><![CDATA[alfredo martinelli]]></category>
		<category><![CDATA[basilica san bartolomeo]]></category>
		<category><![CDATA[benevento]]></category>
		<category><![CDATA[foto sferica]]></category>
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					<description><![CDATA[Ben conservate in ampolle di vetro sigillate e rinchiuse in una piccola cassa, presso la Basilica di San Bartolomeo a Benevento vi sono alcuni resti dell'apostolo Bartolomeo. Guardando alla destra dell'altare ripreso in questa  foto sferica si vede il busto bronzeo che lo ritrae.]]></description>
		
		
		
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		<title>Hortus conclusus di Mimmo Paladino a Benevento</title>
		<link>https://www.alfredomartinelli.info/fotografie/hortus-conclusus-di-mimmo-palladino-a-benevento.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Sep 2014 07:09:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[fotografie]]></category>
		<category><![CDATA[alfredo martinelli]]></category>
		<category><![CDATA[benevento]]></category>
		<category><![CDATA[foto sferiche]]></category>
		<category><![CDATA[hortus conclusus]]></category>
		<category><![CDATA[mimmo paladino]]></category>
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					<description><![CDATA[Hortus conclusus, un'opera d'arte moderna creata dall'artista Mimmo Paladino, è sito nel centro storico di Benevento e racchiude molti elementi caratterizzanti l'espressività dell'artista.]]></description>
		
		
		
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		<title>Ponte leproso Benevento</title>
		<link>https://www.alfredomartinelli.info/fotografie/ponte-leproso-benevento.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Aug 2014 07:14:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[fotografie]]></category>
		<category><![CDATA[alfredo martinelli]]></category>
		<category><![CDATA[benevento]]></category>
		<category><![CDATA[foto sferica]]></category>
		<category><![CDATA[photosphere]]></category>
		<category><![CDATA[ponte leproso]]></category>
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					<description><![CDATA[il Ponte leproso a Benevento. La prospettiva da cui l'ho ripreso è insolita per il semplice viandante o il turista di passaggio, molto più abituale negli scatti di fotografi amatoriali e professionisti.]]></description>
		
		
		
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		<title>Chiesa di Santa Sofia patrimonio UNESCO di Benevento</title>
		<link>https://www.alfredomartinelli.info/fotografie/chiesa-di-santa-sofia-patrimonio-unesco-di-benevento.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Aug 2014 14:19:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[fotografie]]></category>
		<category><![CDATA[alfredo martinelli]]></category>
		<category><![CDATA[benevento]]></category>
		<category><![CDATA[foto sferica]]></category>
		<category><![CDATA[photosphere]]></category>
		<category><![CDATA[sannio]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel dilettarmi con le nuove tecnologie che consentono la creazione di foto sferiche anche usando strumentazione non professionale, ho pensato che far conoscere la mai città non era fra le idee da scartare.]]></description>
		
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