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	<title>amore &#8211; Alfredo Martinelli &amp; dintorni</title>
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	<description>sperimentazioni tra scrittura e altre forme d&#039;espressione</description>
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		<title>Giada</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2020 07:17:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Immagina che io sia un albero nato spontaneo accanto a te. Ora immagina te come un ruscello di campagna, di quelli che arrivano da lontano e strada facendo incontrano tante facce dai profili differenti. Poi, un giorno qualsiasi, cade nel tuo letto un sasso grande tanto quanto il Caso ha deciso che debba essere. Accade così che l&#8217;acqua si infranga sulla spigolosa parete del sasso, si divida e ricada su me in forma di tante gocce di giada, come il colore del muschio che profuma lungo i tuoi argini. Le mie foglie iniziano a respirare una nuova aria, le radici caricate da nuovo vigore affondano più in profondità. Il tronco trova il giusto sostegno e cresce ampliando la chioma, che oggi ti difende dall&#8217;incessante Sole estivo e dal gelo dell&#8217;inverno. Ma è quando esondi e mi avvolgi, che insieme diveniamo e scopriamo il mistero dell&#8217;Universo intero. AMBenevento/Diamante 8 luglio 2020]]></description>
		
		
		
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		<title>Smeraldo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2020 04:55:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[e tu, che ora guardi e mi respiri, che sorridi e mi canti, sai dirmi l&#8217;attimo esatto in cui ti sei innamorata di me? il momento in cui hai capito quel che mai avresti immaginato accadesse e, forse, hai sempre fuggito?Io si, ricordo quel momento, l&#8217;esatto istante in cui la mia attesa si trasformò in sollievo e le speranze divennero realtà, come preghiere esaudite. In quel momento vidi tutti i visi delle donne dei miei racconti voltarsi verso me e divenire il tuo. Adesso, che siamo sdraiati su un tappeto d&#8217;erba smeraldo, posso finalmente parlarti di tutte le sfumature in cui ti ho celato in loro per averti per sempre con me, poi posare la penna e finalmente baciarti. AM 23 giugno 2020]]></description>
		
		
		
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		<title>remix e video de &#8220;la gentilezza&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2020 20:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il mio racconto, già letto da Lara Feleppa, è stato remixato e interpretato in video da Vincenzo Manganiello: Chi volesse leggere la versione originale, può andare qui: &#8220;la gentilezza&#8220;. AMBevento, 24 aprile 2020]]></description>
		
		
		
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		<title>estratto da &#8220;Racconto a due mani&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2020 07:41:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[mi è giunta qualche richiesta per mie letture di racconti &#8220;romantici&#8221;. Quelli brevi li ho già tutti distribuiti a chi si è proposto di leggerli, così ho scelto un estratto da &#8220;Racconto a due mani&#8221;, il primo fra quelli presenti nel mio libro. La genesi di questo racconto è parecchio travagliata. Dopo averlo quasi terminato, ebbi forti dubbi sulla sua qualità e lo lasciai in sospeso per circa 3 anni. Fin quando, dopo un lungo confronto con Cosimo Gentile, pensai che forse non era male e lo terminai in pochi giorni. Oggi è uno dei miei racconti che più piace ai lettori La versione integrale del racconto è presente in “Sparse carte” il mio libro d’esordio, pubblicato nel 2016 da Eretica edizioni e dal 29 marzo 2020 liberamente scaricabile da questa pagina del blog. AMBenevento, 22 aprile 2020]]></description>
		
		
		
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		<title>Carmen Merola legge &#8220;la quarta dimensione&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2020 10:46:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;in quelle poche frazioni di istanti fui sicuro nel non voler dire &#8220;è per mia madre&#8221;, mi avrebbe fatto apparire goffo e mammone, però se le avessi risposto una bugia del tipo: &#8220;è per la mia ragazza&#8221; avrei perso la possibilità di corteggiarla&#8220;&#8211; cos&#8217;altro avranno detto sull&#8217;amMmore i commensali durante il pranzo di ferragosto?lo scoprirete se porrete attenzione alla lettura di Carmen Merola, interprete della lettura di oggi, a cui va il mio ringraziamento. La versione originale del racconto letto da è presente in &#8220;Sparse carte&#8221; il mio libro d&#8217;esordio, pubblicato nel 2016 da Eretica edizioni e dal 29 marzo 2020 liberamente scaricabile da questa pagina del blog. N.B.: la scena presente nel video è tratta da &#8220;Speriamo che sia femmina&#8221; di Mario Monicelli AMBenevento, 20 aprile 2020]]></description>
		
		
		
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		<title>Simone Savoia legge &#8220;la fioraia&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Apr 2020 07:29:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;in quelle poche frazioni di istanti fui sicuro nel non voler dire &#8216;è per mia madre&#8217;, mi avrebbe fatto apparire goffo e mammone, però se le avessi risposto una bugia del tipo: &#8221;è per la mia ragazza&#8217; avrei perso la possibilità di corteggiarla&#8220;… chissà come andrà a finire questo corteggiamento alla fioraia!Oggi il regalo della lettura di un mio racconto proviene da Simone Savoia, che ringrazio non solo per questo video, ma anche perché è stato un ottimo confronto per &#8220;lama di tenebra&#8221; un altro racconto, che a breve ascolterete Chi volesse leggere la versione originale, può andare qui: &#8220;la fioraia&#8220;. AMBenevento, 19 aprile 2020]]></description>
		
		
		
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		<title>Roberta D&#8217;Andrea legge &#8220;Afonia&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Apr 2020 07:12:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;Iniziai quello stesso pomeriggio a lasciare pezzi di frasi numerate accanto ai suoi oggetti. Non solo in palestra, ma nella cassetta delle lettere, chiuse in una busta da lettera a lei indirizzata, sotto il suo banco in classe e nel suo zaino. Non ebbi fretta nel farle recapitare i fogli e non ebbi sempre la stessa cadenza temporale.&#8220;&#8211; avete presente quei regali particolarmente belli perché inaspettati? Bene, così è la video-lettura di oggi, che Roberta D&#8217;Andrea mi ha fatto trovare a mia insaputa. Che scrivere se non un enorme GRAZIE per la sorpresa 😊Ricordo che chiunque può regalarmi la videolettura di un mio racconto Chi volesse leggere la versione originale, può andare qui: “Afonia“. AMBenevento, 17 aprile 2020]]></description>
		
		
		
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		<title>Cobalto</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Apr 2020 07:04:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In cui si racconta la storia di un pittore, che ha perso la sua "Musa ispiratrice".]]></description>
		
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		<title>ascolta</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Apr 2020 07:57:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[una serenata senza musica, così immaginai &#8220;Ascolta&#8221; in quell&#8217;oramai lontano dicembre del 2014. Chi vuole leggere la versione cartacea, può scaricare gratuitamente &#8220;Sparse carte&#8221; a questo indirizzo:https://www.alfredomartinelli.info/scarica-sparse-carteIl tappeto musicale che accompagna la lettura è &#8220;Etere&#8221;, brano di musica elettronica composto da Marco Sica AMBenevento, 2 aprile 2020]]></description>
		
		
		
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		<title>nel bene e nel male</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2020 07:56:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Può solo un nome evocare tanto? imprigionare pensieri, dettare il pulsare nel petto e far sentire lo stomaco arrendersi alla mancanza? Sì, può farlo e imperterrito continuare fino al prossimo cenno di presenza, che induce la gola a deglutire in un riflesso condizionato, gli occhi chiudersi per un istante mentre i polmoni inspirano come dopo una lunga apnea. Attimi che passano rapidamente, il necessario per girare la clessidra e far ripartire il tempo fino al prossimo “ciao, come stai?” Così era per me, tra un nostro incontro e il successivo. Nel mentre i pensieri si accartocciavano in forme senza senso, come in un’inusuale e inaspettata primavera. Con un solo soffio di vento si erano risvegliate emozioni, ricordi, stati di benessere fisico, alternati a momenti profonda depressione, che mai avrei immaginato di vivere in un’età spesso più incline a intendere i nipoti come ciò che appaga le giornate e fa scordare gli errori d’una lunga vita mai completamente vissuta. In quel momento tutto quel che mi era mancato era finalmente giunto, anche se non più cercato, non richiesto e forse anche scacciato. Come un turbine d’aria spalanca finestre e porta con sé tutto ciò che non è ben saldo, così lei era arrivata nella mia vita, liberando da inutili orpelli e catene ogni mio inutile tentativo di difesa. Ero tornato a spolverare i vecchi 33 giri, a pettinarmi, a guardarmi allo specchio prima d’uscire, a riprendere la penna per scrivere pensieri ricchi di un romanticismo che pensavo d’aver perso per sempre o forse non aver mai avuto prima di allora. Mi ero nuovamente ammalato di tramonti, del vento sul viso, di poesie e di pensieri romantici al punto da chiedermi come potesse essere il mondo prima che giungesse l’Amore. E lei? Mi chiederete. Pur cercandomi con naturalezza, non andava mai oltre conversazioni di ogni natura, dalla cronaca alla spiritualità, passando per il lavoro dei figli, ma mantenendo sempre una impalpabile distanza emotiva. Un po’ alla volta iniziammo anche a ideare sconclusionati progetti come viaggi a piedi o la costruzione di case di legno in riva al mare. Molti non videro mai la luce, ma ci divertiva molto pensarli, perché ci faceva sentire più giovani. Lei sembrava immune a tutto il mondo che mi aveva riversato addosso, mentre io qualche volta mi rendevo conto di soffermarmi imbambolato, immerso in fantasie di me e lei in posti esotici e lontani. Per difendermi dalla perdita di contatto con la realtà, ho più volte posto alla coscienza un ciclo senza fine di domande a cui rispondevo con razionali evidenze: “siete entrambi anziani, la tua vita è questa, non l’altra. Svegliati e godi il tempo restante con la tua famiglia.” Poi, per renderle ancora più invadenti, le urlavo davanti allo specchio o per strada, quando ero sicuro che non ci fosse nessuno nei paraggi. Il vero grande problema era che, da qualunque parte osservassi la mia vita, tutto quel che avevo imparato, scartato, costruito, raggiunto, distrutto, abbandonato, rimodellato e ricostruito, in quel momento sembrava fosse stato guidato da un invisibile suggeritore, per farmi giungere fino a lei in quel preciso istante e nella forma della persona, che nel tempo ero diventato. Essersi conosciuti prima o dopo, con vissuti ed esperienze differenti, non avrebbe generato lo stesso risultato. Nel bene e nel male, di questo ne eravamo consapevoli entrambi. Non era una mia illusione e non era necessario che me lo dicesse o facesse finta di niente, era sufficiente osservarla illuminarsi a ogni nostro incontro. La pelle non mente, cambia luce come gli occhi e come loro segue le vibrazioni dell’anima. E poi quando la mente imbavaglia i sentimenti e segrega il cuore, è il resto del corpo a muoversi nella giusta direzione. Il suo spesso si avvicinava al mio, trasmettendo benessere. Di incontri ce ne furono tanti, non tutti voluti o cercati. Molti casuali e per questa ragione, per me, ancora più significativi. I primi avvennero in occasione di feste di di amici in comune, poi furono sempre un po’ più cercati e da parte mia desiderati. Ogni volta però, al momento di lasciarci, si dileguava o si rendeva quasi liquida, impalpabile. Ho sempre pensato che lo facesse per evitare, al momento del commiato, che la malinconia prendesse il sopravvento e la paura della perdita esponesse a gesti impulsivi, trasformandolo in un punto di non ritorno, un evento dopo il quale nulla sarà più come prima, qualunque sia la reazione dei protagonisti. Io lo giudicavo un comportamento strano, più affine agli adolescenti delle epoche passate o qualche personaggio di romanzi d&#8217;amore, ma rispettavo la scelta e lasciavo che tutto continuasse senza alterazioni, senza forzare la naturalità degli eventi. Avrei tanto voluto parlare di lei con qualcuno, non per consigli, quanto per scaricare il pesante fardello emotivo. Ma era da pazzi anche il solo pensiero d’affrontare gli interminabili sermoni di tutti coloro a cui avrei confidato questa rinnovata freschezza sentimentale. Di sicuro non lo avrebbero capito i miei figli, dai quali temevo il giudizio più severo ai limiti del ripudio e probabilmente neanche quel che avanzava dei miei amici di un tempo. Alle nuove conoscenze non avevo neanche lontanamente pensato. Sapevamo così poco l’uno dell’altro che una simile confidenza non avrebbe avuto un grande senso. Seppur con grande insoddisfazione, tenni chiusi tali pensieri. Scelsi però di parlarne ad alta voce a me stesso ogni volta che mi fosse stato possibile. Inventai una sorta di dialogo fra la mia voce interiore e quella che usciva dalla bocca. Con questo strano sistema avevo imparato a scaricare emotività e tensione sull’argomento. Lo facevo ogni volta che riuscivo a ritrovarmi solo e in un posto isolato dalle mura domestiche. Luoghi in cui la natura dominava la scena, al punto da sembrarmi lei la voce interiore con cui colloquiavo. Liberavo la mia parte indisciplinata ed emotiva, lasciandole prendere il sopravvento su quella razionale. Senza regole e doveri morali, alla mia voce interiore confidai la speranza di una apertura della mia amata nei miei confronti, che mi lasciasse intendere almeno un reciproco affetto più intenso di un’amicizia, accogliendo tra le sue braccia me e la nostra storia. Fu proprio durante uno di questi lunghi discorsi ad alta voce, rivolti al fiume silente davanti il mio sguardo, che sentii la voce interiore dirmi: “No amico mio, la speranza no. Lasciala andare, non fidarti con lei. È come una malattia: prende per sé molto più di quel che restituisce e, spesso, ti abbandona nudo. Se ami qualcuno gridaglielo in viso e bacialo forte sulle labbra oppure sparisci, per sempre.” Era risuonata nitida nella testa, quasi come se l’avesse pronunciata una persona seduta accanto a me. Rimasi parecchio stranito e muto. Fino a quel momento, quella sorta di risposte erano state composte da poche parole. Una frase così articolata non mi era mai accaduto di ascoltarla. Muto tornai a casa e per parecchi giorni non ebbi più alcun pensiero che riguardasse quella storia, quasi come bloccato da una sorta di paura dell’ignoto. Lei continuò a cercarmi per ragioni che non avevano mai il senso di una scusa. Ogni volta un’idea innovativa su cui confrontarci. A chi ora si chiede se non mi desse fastidio sapere del suo rientrare a casa la sera dal marito e i figli, così come io tornavo alla mia famiglia, rispondo semplicemente no. Non mi dava fastidio, perché nei momenti in cui eravamo insieme lei era la mia parte mancante, il senso della giornata, fonte di estremo benessere e dava un senso a tutto quel che avevo compiuto prima. Cosa invece pensasse lei non l’ho mai saputo né gliel’ho mai chiesto, perché era fuori dal mondo che si era creato tra noi. Erano oramai diverse settimane che la mia voce interiore non dava segni di vita. L’avevo cercata in vari posti ed ero anche più volte tornato dove l’avevo sentita l’ultima volta, ma non si era più manifestata. La sensazione mi aveva lasciato ancor più stranito, quasi malinconico, al limite della estraneazione dalla realtà. Lei l’aveva notato e in diverse occasioni mi aveva chiesto il motivo, ma fino a quel giorno avevo eluso la verità, con risposte di altra natura. Poi mi ricordai di una nostra vecchia promessa: seppur avrebbe potuto non far piacere all’altro, ci saremmo detti sempre come la pensavamo su tutto quel che avesse riguardato la nostra amicizia. Quel giorno eravamo al parco. Davanti a noi la fontana al centro del laghetto sparava in alto l’acqua. Qualche gocciolina arrivava fin sui nostri visi ed era piacevole, perché faceva ancora molto caldo in quei pomeriggi inoltrati. Lei aveva accanto a sé la busta con quel po’ di spesa per giustificare l’uscita. Io ero con il mio fedele cane, stranamente più paziente e silenzioso del solito. Quasi subito iniziai a sentire insofferenza, senza riuscire a concentrarmi su quel che mi stava raccontando. “Cosa c’è?” mi chiese, accorgendosi di qualcosa. Approfittai del momento come se fosse stato l’unico a mia disposizione. Fra le mie, presi una sua mano e la portai sotto il mento: “Penso di essermi innamorato di te. Da sempre, non da adesso!” le dissi guardandola senza mai abbassare gli occhi. Non sapevo cosa aspettarmi, ero consapevole d’aver rischiato, di aver messo in bilico anni di amicizia, ma l’ultima indicazione della mia voce interiore, in quel preciso momento era giunta a maturazione e non ero riuscito a trattenere l’impeto di una confessione da troppo sofferente, come un adolescente a cui non si concede d’uscire con la primavera che bussa alle finestre. In quel momento dilatato e come nei sogni estraneo al mondo, lei continuò a guardarmi. Ebbi così tutto il tempo di osservare la grazia del viso trasformarsi in uno sguardo di sì tale dolcezza, che se Dio l’avesse visto, a entrambi avrebbe dato in dono la grazia di tornare indietro nel tempo per conoscerci quando avremmo potuto donare al mondo una gioia ben più lunga e creativa, di quel po’ che ci restava da vivere. Mi accarezzò il viso con tenerezza, senza parlare e io mi emozionai. Poi con voce dolce disse: “Faccio anch’io parte di questa storia, se abbiamo continuato a vederci, a pensare l’inimmaginabile da fare per avere una scusa, è perché siamo in due ad amare.” Poi la voce le si incrinò e l’abbracciai come il bene più prezioso. In quegli interminabili momenti non pensai a nulla, solo a sentirla tra le braccia inspirando profondamente il suo profumo, quasi che potessi sentirla ancor più mia. Ci alzammo quando sentimmo suonare la sirena di chiusura. Quella sera si era fatto molto più tardi del solito e le nostre famiglie avrebbero avuto qualcosa da dire, ma non era quello il momento di pensarci. Da quel giorno sono passati molti anni ancora. Lei non cammina più e io arranco parecchio, ma trovo ancora la forza di spingere la sua sedia a rotelle lungo le stradine del parco, lasciando la sua badante ad attenderci all’ingresso. Continuiamo a parlare tutto il tempo, come è sempre stato tra noi. Poi, prima della chiusura, rientriamo alle nostre abitazioni e alle nostre famiglie. Siamo rimasti come all’epoca, ma con molti nipoti in più di cui parlare e sempre nuovi progetti da portare a termine, fin quando avremo forza per pensare. Abbiamo preservato il nostro amore da tutti e lo abbiamo coltivato come un fiore raro, a cui non abbiamo mai fatto mancare cure. Dalla nostra felicità abbiamo attinto tutta l’energia necessaria per affrontare i problemi e le necessità dei cari a cui niente abbiamo mai sottratto. Alfredo Martinelli, Benevento, 28 marzo 2020 AMBenevento, 31 marzo 2020]]></description>
		
		
		
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		<title>la gentilezza</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Mar 2020 07:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E così, tutto quel che un tempo era ora non è più. Non sei più tu e non sono più io. Quel che ci accumunava è svanito. Forse consumato dal tempo, forse logorato dalle distrazioni, dagli impegni di lavoro, da passioni differenti, sopraggiunte con l’età. Siamo distanti, seppur vicini. Siamo seduti accanto, ma non ci comprendiamo, anzi, non parliamo: ci trasmettiamo informazioni di servizio, con gentilezza, ma senza emozione. Con gentilezza ci scambiamo favori e ci chiediamo “Come stai?, Ti serve qualcosa?” Ma è gentilezza, non è amore. E poi ci sono i tuoi genitori e i miei genitori e anche con loro noi siamo molto gentili. Li invitiamo a pranzo la domenica, li andiamo a trovare, a fare la spesa. Sono anziani e devono sapere che fra noi tutto scorre come un tempo, così come i vicini e gli amici dei nostri figli. Già, per non parlare dei nostri ragazzi. Vivono nel loro mondo, nei loro amori, nei loro viaggi. Da parte nostra non sarebbe carino distrarli. Per questo, in loro presenza, fra noi siamo ancora più garbati e qualche volta ti avvicini anche per un bacio o una carezza gentile. Gentile appunto, non affettuosa o carica di sensualità come lo furono un tempo. La notte dormiamo accanto e qualche volta facciamo l’amore, sempre con molta gentilezza, perché anche il corpo pone le sue esigenze. Poi, sdraiati di spalle, ognuno torna al suo mondo e prende sonno. Qualche volta, penso che tu possa avere un’altra persona con cui condividi le idee e il pensiero non mi genera fastidi. Al nostro tempo migliore, avrei sentito la morte dentro salire a rapidi passi, come quando una pianta sente avvizzirsi senz’acqua. Oggi penso che ti farebbe bene avere qualcuno che apprezzi le tue idee e la tua gentilezza. Io al momento non ho nessuno e penso che mai avrò qualcun altro, non sarebbe gentile nei tuoi riguardi AM Benevento, 22 marzo 2020]]></description>
		
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		<title>lettura &#8220;Estreme congiunzioni&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Mar 2020 10:46:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Come quando in propongo pubblico lo spettacolo, accompagnando con la chitarra le parti da me lette. Solo che in questo video, mancano tutti gli altri con le loro coinvolgenti interpretazioni di poesia performativa, che integrano il senso della storia narrata. Se volete sapere com&#8217;è nata l&#8217;idea del progetto, potete approfondire qui oppure potete vedere e ascoltare una bella lettura estemporanea di Chiara Mattucci, durante lo &#8220;Strit Festival&#8221; di Napoli nel 2018 AMBenevento, 18 marzo 2020]]></description>
		
		
		
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		<title>rossetto</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Mar 2020 17:31:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sarò anche il più giovane della famiglia, ma la baracca la porto avanti io. Per questo gli altri mi adorano. Mi venerano come un piccolo principe. Ad esempio ogni mattina mia madre mi sveglia portando in camera un profumatissimo caffelatte, una tazza di fragranti biscotti fatti da lei e le ciabatte, d’inverno riscaldate accanto al camino o tenute al fresco d’estate. Mia sorella mi prepara la vasca da bagno, profumando l’acqua con fiori di lavanda e foglie di salvia. Mi lava la schiena, il collo, le braccia, tutto il torace e i piedi, usando la parte ruvida della spugna. Adoro quando poi la sera arriva mio padre e prima di andare via, mi massaggia il collo e le spalle. Per lui è già un grande sforzo, considerando tutti i problemi fisici che ha. Di notte lavora in una fabbrica di birra come assaggiatore. È un duro lavoro notturno, che fa da tanti anni, forse più o meno qualche anno dopo le mie medie. Mi ha detto una volta che prima lavorava nei campi, come me adesso, poi ha avuto grossi problemi alla schiena e ha dovuto cambiare mestiere. Poverino, ha ragione! Qualche volta, quando si ritira all’orario in cui io esco dal bagno, lo vedo barcollare, col viso stravolto dalla stanchezza. Mi dice sempre: “Figliolo, il mio è un duro lavoro, ma qualcuno deve pur farlo!” Tutti e tre mi hanno sempre tenuto al centro dei loro pensieri. Be’, forse non sempre, più o meno tutto è iniziato verso la fine delle scuole medie, quando il mio possente fisico già mostrava tutta la sua forza: ero già alto più di un metro e ottanta e avevo spalle più larghe di quelle di mio padre. Loro hanno capito di trovarsi al cospetto di un giovane toro e hanno fatto venire a casa un maestro privato, che mi ha insegnato tutto quello di cui avevo bisogno, difatti parlo e scrivo benissimo, senza aver perso tempo con la scuola e quelle scimmie che sarebbero potuti essere i miei compagni di classe. A partire dalla mattina iniziavo subito con una corposa colazione, poi un paio di ore con il maestro e via nei campi. Da lì in poi ogni stagione ha la sua bella caratteristica: c’è quella in cui si pota, quella in cui si semina, quella in cui si raccoglie. Poi le bestie da allevare e mangiare. E me la vedo da solo. Sì, perché i miei familiari, poverini, sono impegnati in altro. Mia madre ad esempio prepara da mangiare e poi, insieme a mia sorella, si dedicano ai clienti che arrivano a casa. Vengono a farsi fare i massaggi e devono essere anche parecchio dolorosi, perché, qualche volta che rientro per bere, li sento lamentarsi e sento anche parecchio rumore provenire da sopra, forse cercano di scappare e li devono acchiappare. Per fortuna mio padre non si sveglia. Poverino … altrimenti non so come farebbe ad avere la forza di andare a lavorare per tutta la notte! Comunque non tutti i clienti sono paurosi. Qualche volta li ho visti quando entrano: alcuni portano anche i fiori o qualche bottiglia di vino buono, altri, quelli un po’ più anziani portano la spesa, tipo pane, latte, biscotti. Però qualche giorno fa mi è successa una cosa che mi ha lasciato ancora scosso. Quando mamma è entrata ha lanciato un urlo fortissimo e le è anche caduto il vassoio con la colazione. Io mi sono alzato di soprassalto, impaurito al punto che stavo per scoppiare a piangere. Avevo tutto il caffellatte sulle lenzuola e non capivo perché continuasse a rimproverarmi: “Cosa hai fatto!” diceva urlando “come hai potuto!”, ma io non capivo. Poi in camera è piombata anche mia sorella. Si era appena svegliata e aveva ancora tutto il trucco che usa per lavorare sparso sul viso. Anche lei ha iniziato a urlare: “Sei uno schifoso, come hai potuto tradirla!” e poi è scoppiata in lacrime dicendo “e ora che sarà di noi?” che quando mamma ha sentito quella frase le ha strillato “Non ti permettere!” e le ha mollato un ceffone così forte che sembrava si fosse rimesso a posto il trucco, ma mi ha fatto mettere così tanta paura che è uscita la pipì da sola e ho avuto vergogna. Quando mi sono alzato per andarle incontro ad abbracciarla si è scostata e ha continuato a strillarmi: “Sei un porco, come hai potuto?” Io non riuscivo a capire capire e mi era venuta anche voglia di andare in bagno. Uscendo dalla camera ho travolto mio padre che stava arrivando preoccupato e quando mi ha visto anche lui ha cambiato faccia, è impallidito e quasi balbettando ha guardato verso mia madre che stava avanzando inviperita: “Chi è stata? dillo a me! Chi è stata che la metto a posto io!” io continuavo a non capire e me la stavo anche facendo sotto, così sono scappato in bagno e ho chiuso la porta a chiave. Fuori li sentivo ancora urlare e imprecare come mai era successo. Non avevo voglia di aprire e ho appoggiato le mani sulle orecchie per non sentirli. Nel girarmi però ho visto la mia immagine allo specchio e ho finalmente capito: avevo tutto il viso sporco di rossetto così rosso e intenso, che da solo parlava di passione. Però a quel punto ho avuto paura anch’io! Possibile che l’avevo tradita senza neanche ricordarlo? Mi sembrava strano e mi è venuto un vuoto allo stomaco, come quando l’asino mi ha colpito con una testata. In tanti anni non avevo mai desiderato altro che lei ed ero ricambiato in continuazione dal suo amore: mi aveva sempre dato tutto il suo indiscusso affetto e non mi aveva mai rifiutato, mai, mai un rifiuto in tanti anni e io l’avevo sempre rispettata per questo e l’amavo dal profondo del mio cuore. A quel punto avevo capito la sincera preoccupazione dei miei familiari, ma dovevo anche capire cosa fosse successo a me, se qualcuno mi avesse drogato e approfittato del mio corpo non avrei potuto perdonarmelo. Io sono solo per lei e nessun’altra si deve intromettere. Però, prima di ogni altra cosa era necessario scusarmi con lei. Col cuore gonfio di pene e tristezza ho aperto la porta, sono uscito gridando col mio vocione: “Basta basta!” e alzando la braccia li ho fatti zittire. Per la prima volta, dall’alto dei miei due metri li ho visti quasi intimoriti. Senza attendere sono corso fuori e li ho sentiti seguirmi affannati. In pochi balzi sono arrivato nell’ovile, ho scaraventato la porta per aria e, saltando la prima staccionata l’ho guardata dritta in viso. Solo in quel momento mi sono tranquillizzato. Lei era tranquilla e beatamente masticava il suo solito ciuffo d’erba con le labbra ancora sporche di rossetto. Alfredo Martinelli [Benevento, 10 giugno 2019] AMBenevento, 6 marzo 2020]]></description>
		
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		<title>la fioraia</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Feb 2020 07:36:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La conobbi al negozio dei fiori. Ero lì per comprare una rosa per la festa della mamma, che era stata il giorno prima. Da ragazzino non avevo tanti soldi da gestire e il giorno dopo le ricorrenze comandate i fiori costavano sempre un po&#8217; in meno. Mia madre un po&#8217; se la prendeva, ma non più di tanto, perché sapeva d&#8217;avermi insegnato lei a essere accorto alle spese. La ragazza dietro al banco era visibilmente più grande di me, ma non capii subito che era anche la proprietaria della fioreria. Mi chiese un paio di volte cosa volessi, perché la prima volta ero più intento a seguire il movimento delle labbra, che non la voce. &#8220;Una rosa, sì, un rosa … grande&#8221; dissi impacciato nel tentativo di riprendere il controllo. &#8220;E per chi è?&#8221; mi chiese. Andai totalmente in palla: in quelle poche frazioni di istanti fui sicuro nel non voler dire &#8220;è per mia madre&#8220;, mi avrebbe fatto apparire goffo e mammone, però se le avessi risposto una bugia del tipo: &#8220;è per la mia ragazza&#8221; avrei perso la possibilità di corteggiarla, ma al contempo sapevo che una ragazza più grande, già con un lavoro e bella come le principesse nelle fiabe, non sarebbe mai uscita con me. Me la cavai o così immaginai, sorridendole, ma tenendo la bocca chiusa, per non far vedere i denti: ne avevo vergogna. Il primo pensiero uscendo dalla bottega fu escogitare un modo per rientrare, che avesse però la naturalezza di un gesto quotidiano o del caso. Le feste comandate erano però finite ed esclusi fin da subito l&#8217;idea di comprare fiori a caso. Non avevo neanche qualcuno a cui chiedere consigli: tutti i miei amici avevano fidanzatine scialbe, non ancora donne, com&#8217;era la &#8220;mia fioraia&#8221;. Qualche sera, nascosto dietro l&#8217;angolo della strada, provai ad aspettare la chiusura per far finta di passare dalle sue parti. Più le lancette si avvicinavano all&#8217;orario e più forte sentivo il rumore nel petto e la bocca divenire secca, come la lingua dei gatti. Capii che non era la strada giusta e rinunciai, ma ero consapevole di tutto tempo trascorso e avevo paura che si scordasse di me, di quando andai a comprare la rosa più grande fra le tante nella bottega. E più mi arrovellavo, più il tempo passava e sfumava quella residua possibilità, piccola come un granello in un secchio di sabbia. Trascorsi insonne intere notti a rigirarmi nel letto e pianificare di tutto e il suo contrario. Mi svegliavo stanco, ma ogni giorno sempre più convinto che avrei dovuto provarci. L&#8217;idea divenne così ossessiva da sembrare concreta. &#8220;Dopotutto ha solo qualche anno più di me e poi, pur se non sono chissà quale bellezza, ho una buona dialettica, sono simpatico e dicono anche intelligente.&#8221; Inoltre avevo già superato l&#8217;esame per entrare nei Carabinieri. La scuola era finita e di lì a pochi mesi mi sarei arruolato e sarei diventato uomo più rapidamente. Non c&#8217;era dubbio che avessi tutte le carte in regola per conquistarla. C&#8217;era solo da portare a termine il primo passo, quello più importante. Fu una mattina, sotto la doccia, che presi la decisione di petto: &#8220;io sono io, non gli altri&#8221; mi dissi, mentre l&#8217;acqua tiepida mi scorreva sulla nuca e lungo la schiena, alludendo a tutti quelli che si accontentavano di una ragazza qualunque, magari la prima che aveva loro sorriso un po&#8217; di più. Uscii presto, col fresco, indossando una semplice maglietta e un jeans, per farle capire che ero uno di sostanza, non di apparenza. Indossai anche un bell&#8217;orologio, perché i particolari sono importanti. Non avevo bene in mente cosa dirle, ma volevo incontrarla al momento dell&#8217;apertura, quando in strada c&#8217;è ancora poca gente e nel negozio non sarebbero arrivati clienti a disturbare. Quando però la vidi scendere da una moto guidata da un ragazzo un po&#8217; più grande di lei, fu come aver ricevuto un calcio inaspettato alla bocca dello stomaco. Sentii la stessa contrazione, lo stesso dolore ed ebbi nausea. Mi mancarono respiro e forza nelle gambe e sudai così intensamente da sentire subito cattivo odore intorno a me. Mentre loro si salutavano sbaciucchiandosi sorridenti, io andai via. Non ebbi la forza di raccogliere i resti del mio favoloso castello in aria. Lo lasciai a terra, come un monito per il futuro che si alzava sull&#8217;orizzonte. AMBenevento, 20 febbraio 2020]]></description>
		
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		<title>qui e adesso</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Feb 2020 09:59:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per una sua indecifrabile scelta, ci vedevamo solo se l&#8217;invito partiva da lei. Lo faceva con naturalezza, durante una conversazione su tutt&#8217;altro o se ci incontravamo per caso da qualche parte. Però quando la invitavo io aveva sempre un impegno, che non suonava mai come una scusa. Una volta feci finta di passare casualmente all&#8217;uscita dalla scuola. Mi accolse felice, ma non accettò un banale invito per un concerto. Tutte le volte che la esortavo a farsi vedere con maggiore frequenza, i tempi per l&#8217;incontro successivo si allungavano, come se fosse in grado di calibrare le coincidenze a suo piacimento. Le prime volte ci restavo male, perché tutti i nostri momenti scorrevano sereni e piacevoli e non capivo quale fosse la logica del suo comportamento. Poi capii che non avrei più dovuto pormi domande. Lasciarmi fluire era la soluzione: prendere quel che di buono sarebbe arrivato, ponendo attenzione solo sul &#8220;qui e adesso&#8221; di ogni incontro. Passarono così intere settimane, poi le stagioni e gli anni. Io mi fidanzai con una ragazza a cui volli molto bene, pur non provando lo stesso benessere che provavo con lei. Di lei, di quel che fa, di come se la passa, so veramente poco, perché, ogni volta che ci incontriamo, continuiamo a parlare di tutto, tranne che di noi. AMBenevento, 14 febbraio 2020]]></description>
		
		
		
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		<title>al mio cane piace la Nutella</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jan 2020 07:25:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il mio non è cane qualunque: è un molosso proveniente dall’incrocio tra un alano e un mastino napoletano. È così grande che nella station wagon ho rimosso i sedili posteriori e lui ci sta a malapena. Però è di una dolcezza immensa, con tutti e soprattutto non sbava, anzi ha le enormi fauci così secche, che deve bere spesso. Forse un piccolo difetto lo ha anche lui: è così goloso di Nutella, che quando la vede spalmata da qualche parte, si fionda con tale furia e voracità, che sarebbe capace di staccare un intero braccio Scusa, no… scusami sul serio, francamente non so bene il motivo per cui sto parlando del mio cane. Questa dovrebbe essere la dolorosa confessione di un uomo disperato per aver perso la sua donna. Forse ho iniziato così, perché è difficile spiegare il mio dolore. Penso sia comprensibile solo a chi ha già vissuto una simile esperienza: è come se qualcosa mi fosse stato strappato lasciando un vuoto colmo di disperazione. Ma nel mio caso non è solo la perdita in sé, ma anche come è avvenuta. Con l’uomo che me l’ha portata via, ci siamo scambiati il sonno fin da adolescenti. Abbiamo vissuto insieme le prime esperienze amorose, abbiamo viaggiato in lungo e in largo, mangiato nello stesso piatto e poi? Poi iniziano a frequentarsi in palestra, perché si trovano negli stessi orari, si iscrivono come coppia al torneo di beach volley e lui viene sempre più spesso a cenare a casa. Qualche volta porta con sé anche una poveraccia raccattata chissà dove. E io, da povero idiota illuso d’amore, ho sempre visto questo sodalizio a tre come una delle più nobili espressioni dell’amicizia, vivendo inebetito e credulone i nostri incontri e tutto quel che mi raccontavano. A questo punto ti chiederai come ho fatto a capire la loro tresca. L’interrogativo è più che lecito e ora ti racconto. È stato il cane, ad aprirmi gli occhi, si proprio lui. La prima volta ha trovato le chiavi di casa di lui fra i cuscini del mio divano … e fin qui ci può stare: ho pensato che gli fossero scivolate una delle tante volte che è venuto a cenare. Un’altra volta però il cagnolone mi ha portato un paio di mutande non mie e usate. So bene che siano sue, perché sono boxer particolari, che io e la mia ex gli abbiamo regalato allo scorso Natale e se solo penso che a sceglierle è stata lei, ancora mi si attorcigliano le budella! Nel momento in cui le ho viste, mi è salito così tanto sangue al cervello, che mi si è annebbiata la vista. Stavo per prendere a calci tutto quel che mi sarebbe capitato a tiro. Poi, per fortuna, il cagnolone ha iniziato a leccarmi il volto con quella lingua così larga da prendere tutto il viso. È stato il vero, importante punto di svolta della mia vita: mi sono distratto, calmato e, come tutti sappiamo ho ricordato che la vendetta va preparata, condita e gustata con calma! Così ho finto di non aver scoperto nulla, continuando a fare in modo che continuassero frequentarsi. Nel frattempo ho preso traccia dei loro movimenti tra luoghi preferiti, giorni e orari. Ho anche illuso il mio ex amico del cuore di aprirmi in confidenze sessuali di me con lei, rimarcando di quanto le piaccia il gioco erotico di quando mi spalmo le parti intime con prodotti alimentari. Lui, mascherando male il fastidio per la gelosia e fingendosi amicone, mi ha riempito di domande sui particolari erotici, alle quali ho sempre fornito ampie e dettagliate spiegazioni. Come tutto quel che desideriamo con la totale forza di ogni singola cellula, è arrivato anche il fatidico giorno in cui sono rientrato in casa giusto in tempo per avergli dato modo di cospargersi le intimità con la Nutella. Io mi sono limitato a spalancare la porta della camera da letto, al resto ha pensato il mio golosone amico a quattro zampe! Alfredo Martinelli [Firenze, 24 ottobre 2018] AMBenevento, 23 gennaio 2020]]></description>
		
		
		
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		<title>Turbini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jan 2020 11:24:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[]]></description>
		
		
		
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		<title>Poesia d&#8217;AmMmore o quasi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Apr 2019 18:17:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ma per davvero ancora non ti accorgi che noi siamo fatti l&#8217;una per l&#8217;altro come le salsicce coi friarielli il capicollo col pane i fagioli con la pignata il muso di vitello col limone la sugna con la frittura il peperone col ripieno la pasta con le patate il ragù con la braciola i ciccioli con la focaccia la polenta col gatto (auto cit.) la verza … la verza … no, la verza no, quella è tua madre! AMBenevento, 17 aprile 2019]]></description>
		
		
		
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		<title>il bidello</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2017 19:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri, Racconti & Storie]]></category>
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		<category><![CDATA[università]]></category>
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					<description><![CDATA[A passi brevi e rapidi, ogni mattina, copriva la distanza fra la casetta isolata e il lavoro. Il viottolo di casa, la piccola strada comunale, la via un po&#8217; più grande e nuovamente una strada minore. Con un semplice buongiorno dava il cambio alla guardia notturna. Per ogni segmento di strada aveva studiato il modo di ottimizzare la distanza percorsa. La curva tagliata nel modo migliore, così come il lato di strada più breve e il punto in cui attraversare, la zona più bassa del marciapiede e ogni altro particolare che ottimizzasse la camminata. Nelle aule e lungo i corridoi aveva la stessa meticolosità nel pulire, spargere detersivi, passare strofinacci e scopa. In oltre quarant&#8217;anni di servizio, non una carta, un cassino, un caramella o polvere di gesso era passata inosservata. Con profonde stempiature, occhiali dalla pesante montatura e un&#8217;abbondante pancetta, passava totalmente inosservato fra gli studenti universitari. Era questa la parte che prediligeva di se stesso: l&#8217;anonimato, niente che potesse mettere il evidenza la sua figura. Terminato il servizio, giusto 13 minuti oltre l&#8217;orario di chiusura degli uffici, un &#8220;Buonasera&#8221; alla guardia di turno e poi a casa, seguendo il medesimo percorso. Era dalle le 21:05 che tutto cambiava. Ogni sera si alternavano da lui giovani matricole e mature fuoricorso. Era la sua unica fonte di divertimento e la pretendeva ogni sera fino alle 23:55. In tanti anni ne erano passate molte. Alcune le rivedeva in TV, altre sui giornali. Alcune semplicemente per strada con i figli. Le salutava con gentilezza e poi tornava a sfogliare il registro su cui aveva annotato ogni loro particolare, ogni loro abilità erotica e ogni insufficienza. Mai era accaduto che una di queste gli rubasse il respiro, ma accadde anche quello. Giovane e splendida fisica quantistica, affascinata dalla bella vita, non riusciva a vivere del magro compenso mensile di dottoranda. Aveva trovato in lei la perfezione maniacale che da anni aveva invano ricercato fra le tante che erano passate. Si era illuso, aveva alzato il prezzo, ma lei era disponibile solo il martedì e andava via non un minuto oltre. Giunse anche a chiederle di sposarla, era convinto che il suo intenso sentimento fosse sufficiente per entrambi. Gelida lei lo vedeva soffrire e struggersi dandogli quel po&#8217; che bastava per esser pagata e andar via più affascinante di quando fosse entrata. L&#8217;ultima sera che si videro stava armeggiando in cucina, era un po&#8217; in ritardo. Come sempre fu cortese e come sempre consumarono in modo glaciale. Al momento d&#8217;andar via, dopo aver pagato le disse: &#8220;Se stasera non resti non ci vederemo più.&#8220; Lei sorrise beffarda mostrando i bianchi denti e facendo sobbalzare il petto dietro la camicetta, per godere della sofferenza nel suo sguardo. Andò via incurante e, come ogni sera, accese la luce del corridoio. Fu in quel momento, che un filo, abilmente collegato all&#8217;interruttore, accese una scintilla nella cucina inondata dal gas. Pare che la deflagrazione sia stata così violenta che nessuno dei due abbia avuto il tempo di soffrire. Di sicuro lei neanche quello per capire. AMBenevento, 18 gennaio 2017]]></description>
		
		
		
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		<title>Oristipe</title>
		<link>https://www.alfredomartinelli.info/libri-racconti-storie/oristipe.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Dec 2016 08:10:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri, Racconti & Storie]]></category>
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		<category><![CDATA[amore]]></category>
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		<category><![CDATA[sperimentazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<strong>Oristipe</strong> è stata da me composta usando le parole che amici reali e virtuali hanno scritto sulla mia bacheca Facebook in seguito di una mia semplice richiesta.]]></description>
		
		
		
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