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	<title>alfredo martinelli &#8211; Alfredo Martinelli &amp; dintorni</title>
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	<description>sperimentazioni tra scrittura e altre forme d&#039;espressione</description>
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	<title>alfredo martinelli &#8211; Alfredo Martinelli &amp; dintorni</title>
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		<title>Turbini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 10:13:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri, Racconti & Storie]]></category>
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					<description><![CDATA[Fu un’estate sospesa, un’anomalia del calendario che pareva non voler mai cedere il passo. Per settimane restammo intrappolati in un prolungamento innaturale della primavera, dove l’aria conservava una freschezza acerba e il mondo sembrava rifiutarsi di invecchiare]]></description>
		
		
		
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		<title>Lo specchio davanti al divano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Dec 2025 21:04:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti in PDF]]></category>
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					<description><![CDATA[Capire in piena maturità di essere percepito dagli altri in modo totalmente diverso da quanto si pensa. Intraprendere un percorso di crescita e trovare l'inaspettato ...]]></description>
		
		
		
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		<title>Bianco candido</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jun 2025 17:58:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti in PDF]]></category>
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					<description><![CDATA[Il protagonista è alla ricerca di di un nuovo senso di sé. Un'amica gli presenta il nuovo fidanzato che gli parla di come varia il proprio punto di equilibrio nel mondo.]]></description>
		
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		<title>Un&#8217;ultima Rakija</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jul 2024 19:40:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[alfredo martinelli]]></category>
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					<description><![CDATA[La giornata soleggiata volgeva al tramonto, non ero partito da molto, ma ero stanco, viaggiavo ad andatura ridotta e con la visiera alzata per aiutarmi a sgombrare la mente dai pensieri e rimorsi che l'attanagliavano. Ad un tratto mi sentì osservato. Mi voltai d'istinto e vidi lungo la carreggiata una distesa a perdita d'occhio di enormi Girasoli]]></description>
		
		
		
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		<title>il mio esalogo</title>
		<link>https://www.alfredomartinelli.info/sparsi-pensieri/il-mio-esalogo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jul 2023 16:11:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[sparsi pensieri]]></category>
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		<category><![CDATA[narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
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					<description><![CDATA[per provare e vivere meglio almeno con me stesso, nel tempo mi sono dato delle linee guida, che spesso mi hanno aiutato: ascolta tutti coloro che ti parlano di sé, ma non giudicarli mai. Non sai perché hanno fatto quel che ti dicono, di sicuro avranno avuto le loro motivazioni, giuste o sbagliate che siano. accogli chi ti si avvicina, al tempo stesso lascialo andar via quando lo deciderà. Non hai nulla da pretendere da nessuno. soffermati a parlare con chi è più anziano per capire da dove vieni, ma frequenta chi è più giovane, per comprendere dove sei adesso. se hai figli lasciali liberi di esprimersi e rendili intellettivamente autonomi, loro non sono te. Non scordare però che sono in questo mondo per causa tua. Sii sempre il loro rifugio in caso di necessità. allarga la Vita tutte le volte che ne hai la possibilità, non rannicchiarti nella tua comfort zone e lascia perdere il giudizio degli altri. Il Tempo passa molto più rapidamente di quel che pensi. qualunque sia il tuo orientamento sessuale, non scordare mai il potere terapeutico delle tette, uno dei pochi veri doni della Natura al genere umano AMBenevento, 12 luglio 2023]]></description>
		
		
		
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		<title>Fosforo</title>
		<link>https://www.alfredomartinelli.info/videoracconti/fosforo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Oct 2022 17:16:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Videoracconti]]></category>
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					<description><![CDATA[Oltre la fine dell&#8217;evento, quando le chiacchiere sono scemate, il pubblico ha preso la via di casa e l&#8217;ultima sedia è stata sistemata, siamo rimasti quei pochi necessari a creare il giusto clima di intimità. Ho chiesto a Michele Cianciulli di accompagnarmi al piano e ho improvvisato la lettura di &#8220;Fosforo&#8221;, ancora inedito fino a quel momento. AMBenevento, 9 ottobre 2022]]></description>
		
		
		
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		<title>Antica leggenda (quasi) romantica</title>
		<link>https://www.alfredomartinelli.info/libri-racconti-storie/antica-leggenda-quasi-romantica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Apr 2022 06:22:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri, Racconti & Storie]]></category>
		<category><![CDATA[alfredo martinelli]]></category>
		<category><![CDATA[fiori bianchi]]></category>
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					<description><![CDATA[Racconta un&#8217;antica leggenda, che un famoso italico feudatario, innamorato di una nordica donna bella &#8220;Simil a Madonna&#8220;, la fece ospitare nel suo castello. Per rendere meno traumatico il passaggio, piantò tanti alberi dai fiori così bianchi che le ricordassero la neve dei suoi luoghi nativi. La Dama però continuava a millantare mal di testa, così un bel giorno, all&#8217;uomo girarono vorticosamente i testicoli e fece rimuovere tutti gli alberi per piantarvi le patate da poco giunte dalle Americhe. AMBenevento, 20 aprile 2022]]></description>
		
		
		
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		<title>Incontro al buio &#8211; una storia vera</title>
		<link>https://www.alfredomartinelli.info/racconti-di-viaggio/incontro-al-buio-una-storia-vera.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Apr 2022 09:30:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti di viaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[Ero diretto a un paese in provincia o per meglio dire verso una collina tra la mia città e questo paese. A un tratto il navigatore mi fa uscire dalla Statale, per inoltrarmi nella zona industriale adiacente.Il paesaggio è quasi distopico, con poche luci e strade deserte, costellate da enormi prefabbricati. Dopo vari zigZag tra strade di servizio sempre più strette e maltenute, l&#8217;indicazione mi conduce su uno strettissimo viottolo sterrato in salita, che si arrampica fuori dalla cerchia della zona industriale.Mi ci infilo fiducioso nella tecnologia e mi ritrovo su una mulattiera illuminata solo dai fari, che man mano diventa sempre più larga e coperta da pietre livellate in attesa dell&#8217;asfalto. Continuando a procedere con prudenza, dopo poco, sotto un larghissimocavalcavia cupo e grigio come una scena di un film post apocalittico, vedo un&#8217;auto ferma sul lato opposto al mio. Dentro intravedo la sagoma bionda di una donna. Immaginando sia una &#8220;signorina di compagnia&#8221; o cmq in compagnia in quel momento, tiro dritto, ma subito dietro l&#8217;auto sbucano altre due ragazze, che mi fanno cenno di fermarmi. Freno e abbasso il finestrino, loro si avvicinano e in quel momento penso: &#8220;m&#8217;hanno fregato, ora tirano fuori un pistola e si portano auto e portafogli e magari mi lasciano mezzo nudo in mezzo al tenebroso nulla.&#8220;Invece mi chiedono:&#8211; &#8220;Scusa ci serve un consiglio, ce lo puoi dare?&#8221;Come si può immaginare la situazione è così paradossale da assomigliare a un mio racconto e non posso certo tirarmi indietro per lasciarmi fluire dagli eventi. Mi raccontano così che alla loro auto sono scoppiati gli airbag per via di un fosso che hanno preso ad alta velocità e non sanno se possono ripartire, perché sentono una strana puzza di bruciato.Senza scendere dall&#8217;auto faccio marcia indietro e vedo che effettivamente gli airbag sono fuori e afflosciati. Spiego loro che la puzza è normale, perché si aprono usando una sorta di polvere da sparo, con un meccaniscmo simile a quello dello sparo dei fucili e che se il motore non ha ricevuto urti durante il salto sul fosso e non perde olio, possono ripartire.In quel momento si avvicina la bionda che era in auto e mi dice:&#8211; &#8220;Fra&#8217; ma mo come faccio con l&#8217;assicurazione, chi mi ripaga il danno e il carrattrezzi?&#8220;&#8211; &#8220;Per questa cosa ti conviene chiedere a loro, spesso il soccorso stradale è incluso!&#8220;&#8211; &#8220;Fra&#8217; ma non ero io alla guida, perché ha voluto guidare lei!&#8221; indicando con acidità una delle due accanto.Lei risponde altro, senza dar conto dell&#8217;accusa e io cerco di non far accendere altre micce. Poco dopo per fortuna vediamo arrivare immersa in una corona di luci l&#8217;auto dei soccorsi che stavano aspettando.Le saluto e riparto con ancora più cautela, non mi va di far scoppiare anche i miei airbag. La strada peggiora parecchio, l&#8217;auto ondeggia nel fango e in alcune parti struscia sul terreno grezzo. Non c&#8217;è spazio per girami, posso solo andare avanti scorgendo la linea del sentiero che man mano si genera illuminata dai fari. Confido nella leggendaria immortalità delle Volvo e nel mio innato zen. Dopo circa 10 Min sono nuovamente su un po&#8217; di asfalto. Il peggio è passato, per fortuna le ho incontrate. AMBenevento, 19 aprile]]></description>
		
		
		
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		<title>Quando DIO inventò le TETTE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Mar 2022 20:41:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri, Racconti & Storie]]></category>
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					<description><![CDATA[All’alba dei tempi, quando l’evoluzione umana compì il passo decisivo verso l’uso della parola, Dio era inizialmente entusiasta. Pensava che gli uomini avrebbero usato quel dono per comporre inni, scambiarsi poesie o ringraziarlo per l’architettura dei tramonti. Si sbagliava di grosso. Non appena impararono a dare un nome alle cose, gli uomini iniziarono a usarlo per una sola attività: lamentarsi. Le preghiere divennero una lista infinita di recriminazioni. C’era chi si lamentava del sole troppo cocente e chi del freddo pungente che gli intirizziva le dita. Si lagnavano della fatica di inseguire il cibo, del mal di schiena per costruire rifugi di fango. Ben presto, la questione si spostò sul piano sentimentale. Il &#8220;Cloud Divino&#8221; fu sommerso da lamentele su cuori spezzati, amici che non restituivano le lance e gelosie tribali. Dio non aveva più un attimo di pace. Non riusciva nemmeno a finire di rifinire una galassia che subito arrivava un nuovo, petulante reclamo. Un pomeriggio, mentre osservava con santa pazienza l’ennesimo uomo intento a inveire contro il destino, ebbe l’illuminazione. Un’idea semplice, rotonda, perfetta. Qualcosa che funziona ancora oggi, a distanza di millenni, con la stessa infallibile precisione del primo giorno. Dio creò le TETTE. In quel preciso istante, il rumore del mondo parve attenuarsi. Fu come se un tasto &#8220;mute&#8221; venisse premuto sul caos dei pensieri maschili. Accuditi, nutriti, o semplicemente incantati da quelle linee morbide e rasserenanti, gli uomini dimenticarono istantaneamente il motivo della loro rabbia. Lo stress evaporava, le menti si svuotavano dalle preoccupazioni superflue e un senso di pace estatica prendeva il sopravvento. Da allora, l&#8217;invenzione non ha mai perso un colpo. Grazie a questo dono, l&#8217;uomo ritrova l&#8217;equilibrio e Dio può finalmente tornare a occuparsi di faccende più complesse, come la fisica quantistica o il monitoraggio dei buchi neri, sapendo che quaggiù basta un attimo di contemplazione per riportare il sereno. Quindi, la prossima volta che senti che stai per perdere le staffe, che il lavoro ti opprime o che il traffico ti divora, fermati un istante. Respira. E rivolgi un pensiero grato a quel miracoloso design divino: ritroverai quel briciolo di pace interiore necessario per affrontare il mondo col sorriso. AMBenevento, 9 marzo 2022]]></description>
		
		
		
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		<title>&#8220;Il Guerriero errante&#8221; &#8211; video storytelling</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Jan 2022 07:12:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Videoracconti]]></category>
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		<category><![CDATA[la bottega del tempo a vapore]]></category>
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					<description><![CDATA[e chi l&#8217;ha detto che per parlare d&#8217;amore sia necessaria una poesia o una canzone? &#8220;il Guerriero errante&#8221; è un&#8217;opera rock, la cui versione rimasterizzata è stata rilasciata ieri:https://open.spotify.com/track/1a6OfImsxdTXVNk0CSs16v?si=OFJteeI2SDC9RhUkpxxaqA AMBenevento, 22 gennaio 2022]]></description>
		
		
		
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		<title>&#8220;AUTORI IN DIRETTA&#8221; 1° puntata</title>
		<link>https://www.alfredomartinelli.info/streaming/autori-in-diretta-1-puntata.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Apr 2021 12:28:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Streaming]]></category>
		<category><![CDATA[alda teodorani]]></category>
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		<category><![CDATA[autori in diretta]]></category>
		<category><![CDATA[programma letterario]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo una putata zero andata in diretta streaming qualche settimana fa sul mio profilo Facebook, il format &#8220;AUTORI IN DIRETTA&#8221; ha trovato la sua naturale collocazione nel contesto del premio letterario Torre Crawford. Durante la prima puntata, sono stati ospiti due scrittori italiani di alto profilo: Alda Teodorani e Andrea Carlo Cappi sono stati la giusta compagnia per la prima puntata, portando in diretta tutta lo loro esperienza, cordialità e capacità comunicativa. AMBenevento, 10 aprile 2021]]></description>
		
		
		
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		<title>Il ruolo dell&#8217;artista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Feb 2021 17:10:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[sparsi pensieri]]></category>
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		<category><![CDATA[storie tra i basoli]]></category>
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					<description><![CDATA[Compito dell&#8217;artista è far ritrovare il fruitore dell&#8217;opera protagonista dell&#8217;opera stessa. Il video è un estratto della presentazione di &#8220;Storie tra i basoli&#8221;, organizzata e condotta da Luigi Marino, andata in ondo in diretta streaming lo scorso 17 febbraio 2021. L&#8217;intero video è qui disponibile: presentazione &#8220;Storie tra i basoli&#8221;. Il libro è gratuitamente scarica da questo blog: scarica &#8220;Storie tra i basoli&#8221;. AMBenevento, 28 febbraio 2021]]></description>
		
		
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		<title>Video poesie in metropolitana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2021 13:31:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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		<category><![CDATA[metronapoli]]></category>
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		<category><![CDATA[videometro]]></category>
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					<description><![CDATA[Accade realmente qui da noi in Italia, non è un film made in U.S.A. di quelli che grondano stereotipi di lacrimuccia, non è neanche nei blasonati territori nord europei, che tanto si ergono a portatori sani di commistione tra cultura classica e modernità. No, tutto ciò avviene in Italia, ai margini di una pandemia non ancora sconfitta che ha ritardato di quasi un anno il progetto, ma soprattutto avviene in quel Sud capace ancora di inventare o piuttosto sperimentare miscelando pragmatismo e arte, fantasia e concretezza. Da oggi 8 febbraio 2021, &#160;in onda sulle infrastrutture di trasporto su ferro della Metropolitana di Napoli Linea1, Funicolari di Napoli, Circumvesuviana, Cumana e Circumflegrea, sugli schermi della Videometrò News Network, ben presenti e posizionati in ogni stazione e fermata, gireranno brevi video con poesie interpretate direttamente dagli autori. Loro sono: Alessandro Bruno, Maria Pia Dell’Omo, Antonio Di Lorenzo, Milena Di Rubbo, “Dopamina”, Andrea Doro, Stella Iasiello, Claudio Lamberti, Alfredo Martinelli, Massimiliano Mazzei e Fabio Napodano. Ma la sperimentazione è andata oltre, perché ha integrato anche musiche originali composte ed eseguite da Marco Sica (Channel E3) e Luigi Ferrara. Un insieme di arti pensato per veicolare un importante messaggio sociale di appartenenza e vitalità attraverso un linguaggio moderno, capace di superare i luoghi comuni sulla staticità della poesia e la sua appartenenza a un mondo classico, distante dalla contemporaneità e le sue problematiche. Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza la lungimiranza di Luciano Colella, direttore tecnico di Videometrò, di tutto lo staff e la capacità di Marco Sica d&#8217;essere da collante con il collettivo Caspar, di cui insieme a lui ho il piacere d&#8217;essere membro operativo insieme a Maria Pia Dell’Omo, Andrea Doro e Fabio Napodano, tutti coordinati da Stella Iasiello Momenti della sessione di registrazione I video: Heartbeat &#8211; Milena di Rubbo Metropolitania &#8211; Fabio Napodano Fata qualcosa &#8211; Dop Amina Winter &#8211; Maria Pia Dell&#8217;Omo Amore dopo amore &#8211; Antonio Di Lorenzo Sanguino lenta &#8211; Stella Iasiello AMBenevento, 8 febbraio 2020[ultimo aggiornamento: 3/05/2021]]]></description>
		
		
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		<title>Scivolando dolcemente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Feb 2021 07:21:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[sparsi pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[6 febbraio]]></category>
		<category><![CDATA[alfredo martinelli]]></category>
		<category><![CDATA[compleanno]]></category>
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					<description><![CDATA[Profuma di nuvole e vento di mare. Di lei avevo sentito parlare tante volte, fin quando quel giorno le parlai per la prima volta. Sorridente si fermò chiedendo di me tra la folla allibita. In quel momento ero distratto. Come sempre indaffarato a osservare e domandare, magari scrivere o prendere appunti. Nel tempo fino ad allora trascorso, in ogni racconto ascoltato lei aveva sfumature differenti, ma tutte corrispondenti. Vederla è però un’altra storia. Toglie il fiato per poi restituirlo con tale energia da non avere quasi la sensazione di saperlo usare tutto. Seduti e vicini abbiamo parlato illuminati da un pallido Sole invernale.Mi ha chiesto se volessi conservare ricordi di questo giorno, come se non sapesse che sia impossibile, ma a me l’ha realmente concesso. Quando finalmente ho finito le domande mi ha preso in braccio, mentre intorno si è aperto un varco tra persone e sorrisi.Emozionato e confuso, ho avuto poco tempo per guardarmi intorno l’ultima volta. -“Come sarà?” le chiesto prima che mi lasciasse andare. -“Sarà più veloce di quanto adesso immagini e un giorno, quando lo capirai anche tu, ti ricorderai di questo momento”. &#8211; “E perché oggi?” chiedo, ma il vento ha ripreso a sostenere il suo passo verso luoghi lontani, mentre io sto scivolando dolcemente verso nuove voci di persone felici come girasoli illuminati dal tramonto. AM Benevento, 6 febbraio 2021]]></description>
		
		
		
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		<title>Grigio piombo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Nov 2020 18:20:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri, Racconti & Storie]]></category>
		<category><![CDATA[alfredo martinelli]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
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		<category><![CDATA[violenza sulle donne]]></category>
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					<description><![CDATA[Voglio che lo sappiate fin da subito, senza girare intorno all’argomento, perché in questa storia non c’è e non ci sarà un colpo di scena: io sono già morto. Sì, avete capito bene, sono morto sedici mesi e 16 giorni fa. Non sto scherzando e non sto parlando della morte come una metafora. Io sono realmente morto sparandomi alla tempia, perché, come accade in teatro, se sulla scena c’è un fucile, prima o poi spara. In casa mia c’era una pistola e alla fine ha sparato, ma non per finta o per errore, ha sparato perché ho premuto il grilletto per uccidermi. Se può farvi stare bene, sappiate che non ho sofferto in quel momento, anche se lo avrei meritato. Il passaggio è stato rapido: un attimo prima avevo gli occhi lucidi di follia di chi ha capito tardi, l’attimo dopo ho osservato il mio corpo sgorgare sangue sul pavimento e sulla parete accanto colare pezzi di cervello spiattellati dall’esplosione. Eppure sembrava iniziato tutto nel migliore dei modi. Ci siamo conosciuti non troppo giovani, ognuno con le sue esperienze passate andate male e ognuno con la voglia di ricominciare. Solo che lei aveva lasciato il suo uomo perché la tradiva, io ero stato lasciato perché la picchiavo. Tutto sembrava però acqua passata. Il tempo scorre sereno, l’amore non manca, lei mi coccola in continuazione, arrivano anche i figli … poi però, un po’ alla volta, torna a bussare anche quella necessità di dominio, quella voglia di rendere evidente chi ha il potere in casa, chi porta i pantaloni. Inizialmente mi infastidisco e la sgrido anche per fesserie e lei mi dà ragione e questa cosa inizia a eccitarmi. Poi inizio con qualche spintarella, qualche schiaffo e lei se li tiene e a me non interessa il perché, mi piace la cosa e vado avanti e quando dice: “non facciamoci vedere dai nostri ragazzi, non devono saperlo”, a me piace sempre più. Mi fa sentire uomo, mi eccita e mi piace anche sottometterla sessualmente e farle fare quello che mi fa godere e quando lei piange a me piace ancora di più. Poi gli schiaffi diventano pugni, lasciano il segno e le dico che se ne parla a qualcuno non la farò più camminare, ma solo andare a gattoni, come piace a me. Lei lo fa, sta zitta. Così un giorno torno a casa con la voglia di farle cadere un dente, perché si deve vergognare di uscire, perché i servizietti deve farli solo a me. Le faccio lo sgambetto quando sta per portarmi il piatto a tavola e mentre sta per terra la incolpo con veemenza, poi la tiro in piedi per la maglia e inizio a prenderla a pugni sulla faccia. Sento le ossa della mandibola muoversi sulle nocche e mi piace, perché vuol dire che sono forte. Lei cade e si siede con la faccia tra le mani. Piange in silenzio, ma io voglio sentirla. La prendo per i polsi e la tiro su di nuovo, le si protegge ancora il viso con le mani, ma io voglio colpirla proprio lì, perché ancora non ho visto i suoi denti a terra. Usando le mani le allargo braccia e con tutta la forza del do una testata sulla bocca. Finalmente sento i denti rompersi. Sono contento e le lascio i polsi, ma lei è svenuta e cade attraversando il vetro della porta della cucina. Il frastuono è enorme e mi fa godere. Lei resta a metà della porta, con le lame della parte inferiore che le infilzano l’addome. Non lo capisco subito e la insulto per farla rialzare. Solo quando le tiro i capelli per alzare la testa capisco che non c’è più, solo in quel momento mi sveglio. I ragazzi sono a scuola, ma in quel momento non penso a loro. Apro il balcone. Fuori è grigio piombo, come un qualsiasi giorno di inverno. Apro le varie cassette di sicurezza e monto la pistola. Prima di premere il grilletto mi tornano le immagini di quando ero bambino, dei miei genitori, delle prime fidanzate, di tante altre persone e di me e lei il giorno che ci incontrammo. Ho capito d’aver tradito ogni persona che nella vita ho incontrato. AMBenevento, 20 novembre 2020]]></description>
		
		
		
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		<title>Cremisi &#8211; video lettura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Nov 2020 08:20:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Videoracconti]]></category>
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					<description><![CDATA[Cremisi rientra nel ciclo dei &#8220;Racconti a colori&#8220;. Se vuoi leggerlo clicca qui: &#8220;Cremisi&#8220; AMBenevento, 19 novembre 2020]]></description>
		
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		<title>Oro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Nov 2020 20:30:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri, Racconti & Storie]]></category>
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		<category><![CDATA[fibonacci]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Oro&#8220;, pur essendo nella forma un racconto simile a molti che ho già scritto, ha nella struttura una sostanziale differenza. Per scriverlo mi sono difatti ispirato alla progressione aurea di Fibonacci, il primo matematico che individuò la cosiddetta &#8220;sezione aurea&#8220;, presente in molte creazioni della Natura. Per rendere più evidente la concatenazione tra il racconto e la progressione ho integrato il tutto in una tabella. Per ogni riga nella colonna di sinistra ho inserito il numero della progressione e nella colonna di destra la corrispondente quantità di parole 1 &#8211; “Ciao” 1 &#8211; “Ciao” 2 &#8211; “Bello oggi!” 3 &#8211; “Sì, è vero!” 5 &#8211; “Cosa stai facendo di bello?” 8 Avrei preferito evitarlo, ma camminando mi ero distratto 13 &#8211; “Allora la ami o no? Ci vai solo a letto come le altre?” 21 &#8211; “Scusa ma cosa stai dicendo adesso, perché mi chiedi queste cose strane, non sono domande belle da fare, lo dovresti sapere!” 34 &#8211; “AhAhAh … perché non dici a me la verità? mia madre lo dice sempre di dire la verità, così gli altri la diranno a me. Io a te l&#8217;ho detta ora tu dilla a me!” 55 Questo è il motivo per cui avrei preferito evitarlo: non mollava l&#8217;osso mai. Estenuante fino in fondo quando ti metteva sotto. A noi tutti dispiaceva parecchio trattarlo male, non era colpa sua, ma di un brutto incidente quando eravamo ragazzini. Sbatté la testa facendo i tuffi nel fiume e rimase in coma sette mesi. 89 &#8211; “Allora facciamo così, io ti dico la verità se tu mi dici perché hai pensato queste cose. Tra l&#8217;altro non la conosci neanche la mia fidanzata, non sei mai uscito con noi, non ci hai mai visto insieme, come ti viene di pensare che io non la ami. Se non l&#8217;amassi non starei con lei, magari starei con un&#8217;altra donna oppure da solo in attesa o alla ricerca di una donna da amare.” Mi ascoltò con molta attenzione, ma negli occhi già gli brillava la risposta, che fu immediata: 144 “Tu non la ami, perché non ho mai visto un tuo quadro con lei, perché tutte le tue donne sono diverse da lei, perché nei tuoi quadri non c&#8217;è neanche la musica che lei suona. Non c&#8217;è il colore dei suoi occhi negli occhi delle tue modelle, perché quando uscite non parlate quasi mai. Vi vedo anche quando voi non vedete me. Io penso che ti sei messo con lei solo perché hai avuto paura di restare da solo. Mia madre diceva che il timore della solitudine ci può fare scegliere persone con cui staremo peggio che nella solitudine stessa. AhAhah per questo non mi sono ancora fidanzato, non voglio fare la fine di quelli come te, che la sera camminano lo stesso da soli nei vicoli della città vecchia.” Fece un&#8217;altra risata strana delle sue e andò via senza darmi possibilità di replica 233 Avevamo fatto un breve tratto di quel vicolo, fino ad arrivare sotto un ponticello che collegava la parte alta dei due palazzi che formavano la strada. Lo vidi allontanarsi con il solito modo strambo di camminare e la bombetta piena di lustrini dorati: luccicavano sia al Sole che sotto i lampioni, dandogli sempre quella sorta di luce aurea avvolgente, che da lontano lo faceva apparire quasi come una visione impalpabile. Mi voltai per vedere se le finestre della casa della mia fidanzata fossero aperte, per fortuna erano chiuse e intorno e sul ponticello non era passato nessuno. Non ebbi l&#8217;impulso di tornare dalla violoncellista. Corsi a casa, a guardare le tele. Scorsi con avidità quelle degli ultimi anni, da quando stavo con lei e sfogliai i cataloghi per riguardare quelle vendute. Aveva ragione lui: in nessuna aveva messo lei. Mi sentii colpevole. Da una tela in preparazione cancellai le linee a matita e di getto iniziai a pennellare e spatolare. Non so quante ore trascorsero, finii che fuori c&#8217;era ancora un buon Sole, ma quando appesi la tela al muro per vederla meglio, ancora una volta non lei c&#8217;era. Avevo dipinto una coppia che non eravamo noi. Girai la tela e scrissi: &#8216;quel giorno suonai tutto il tempo necessario a scordare il motivo per cui lo stessi facendo e continuai fin quando giunse un&#8217;altra valida ragione per trasformare le mie necessità in musica&#8216;. AMBenevento, 7 novembre 2020]]></description>
		
		
		
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		<title>Ebano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Oct 2020 21:30:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri, Racconti & Storie]]></category>
		<category><![CDATA[alfredo martinelli]]></category>
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					<description><![CDATA[Avevo voglia di tornare a casa per terminare il prima possibile la giornata. Sembrava iniziata bene, con la giusta energia per riprendere le fila della mia creatività e voglia di fare, ma si era man mano trasformata in un tunnel di pensieri su cui, d’improvviso, si era ribaltato il punto d’osservazione. Era come se si fossero invertiti i miei poli gravitazionali e ora quasi camminavo senza guardare intorno. Non avevo alcuna voglia di nuovi incontri, qualunque fosse stata la loro natura. Pensando di giungere prima, imboccai una traversa differente dal solito. Da subito ebbi l’impressione che le strette carreggiate comprimessero la già scarsa illuminazione artificiale. Tutto sembrava ancora più fioco di una normale notte tra i vicoli del centro e faticavo a vedere l’intero percorso tra una curva e l’altra. Perfino dalle finestre delle abitazioni fronte strada non usciva alcuna luce, lasciando il vago sentore di ombre a indicare gli ostacoli da evitare. Passando accanto a uno dei tanti piccoli caseggiati che formavano la stradina, un portocino d’ingresso si spalancò un passo prima che lo superassi. Mi fermai per non andare a sbattere e, delicata, sentii una mano appoggiarsi sulle spalle guidarmi all’interno. Non mi parve strano ed entrai. Coperta da una velo nero e trasparente, si presentò alla vista un’incantevole donna, non più tanto giovane. La leggera vestaglia scendeva sulle sinuose forme, poggiando con grazia su ogni morbida curva, dalle spalle al seno, dai fianchi alle cosce, donando alla figura l’idea di una femminilità senza tempo. Con profondi occhi verdi, dolcemente mi guardò senza parlare, poggiando il dito indice prima sulle sue rosse e curate labbra e poi sulle mie. Ero totalmente stranito dalla situazione quasi surreale, ma al tempo stesso fortemente incuriosito e lasciai da parte tutti i propositi elaborati fino a quel momento. L’assecondai incoraggiato dalla voglia di capire. Per mano e sempre in silenzio mi condusse in una stanza interna. La fiamma del camino era l’unica luce e rendeva il rosso del parato un palcoscenico su cui recitavano le ombre degli arredi, come in una commedia muta. Tutta la casa profumava di cioccolata calda speziata. Un aroma mai sentito prima. Il profumo mi diede serenità e decisi di lasciarmi fluire da quello strano evento, senza opporre alcuna forma di resistenza. Guidando il mio corpo con le mani, mi fece voltare e alzare le braccia, sfilando con leggerezza ogni indumento. Ero in sua totale balìa e mi distesi sul tappeto in posizione prona, appoggiando la parte tra il mento e la gola su un cuscino simile a quelli da divano. Lei si abbassò con il viso fino al mio, mi fissò bene negli occhi e mi fece cenno di attendere, poi si diresse nella stanza accanto. Non sapevo chi fosse, perché non parlasse, m’avesse fatto entrare a casa sua e, soprattutto, perché fossi completamente nudo, sdraiato su un tappeto al centro di una stanza illuminata dalle fiamme nel camino e non sentissi caldo, nonostante fosse ancora estate. In quel momento non era però una preoccupazione, stavo bene, non c’era nulla che m’avesse fatto allarmare e non avevo alcun tipo di eccitazione erotica, pur essendo la mia ospite una donna dal notevole fascino. Vidi i suoi seducenti piedi scalzi entrare nella stanza appoggiando solo la parte anteriore, slanciando così ancor di più le sottili caviglie, da cui s’innalzavano gambe ancora toniche e snelle. L’odore di cioccolata si era intensificato. Si abbassò nuovamente fino a guardarmi negli occhi e finalmente sentii la sua voce: &#8220;Qualunque siano i pensieri che non ti fanno sentire pienamente in pace con te stesso, ora ti aiuterò a disperderli. Noi siamo la simultaneità, la compresenza tra la luce  e l&#8217;ombra, tra il bene e il male, tra il buono e il cattivo, tra ciò in cui eccelliamo e ciò in cui non siamo assolutamente capaci. Non esiste l&#8217;assoluto e se qualcuno lo raggiunge non è mai un bene. La vera forza è nel trovare il giusto equilibrio tra la nostra natura e ciò che vorremmo essere.&#8221; Nel tono non c&#8217;era possibilità di replica, ma solo ascolto. Si alzò senza fare rumore e si posizionò dietro me. Solo pochi istanti e sentii colare dal centro delle spalle un caldo e sottile filo dall’intenso aroma, capace di giungere fino al mio intimo sentire, scavando un varco tra le pieghe della pelle. Lei era a cavalcioni sul mio sedere. Iniziò con energia crescente a usare le sole dita per massaggiare la mia stanca carne. Per lungo tempo intorno al collo, poi a scendere gradatamente sulle spalle e giù, senza tralasciare nessuna piega. Sentivo le sue gambe stringersi intorno al mio corpo a ogni risalita dalle natiche alla nuca, passando per la colonna vertebrale e il suo respiro muoversi in sincronia con il corpo. Intenso era l’aroma di cioccolata, che sentivo penetrare nei pori della pelle e riempirmi di sé. La mente era andata altrove. Rapida viaggiava all’incessante ritmo delle immagini che si susseguivano frenetiche: l’infanzia, i genitori, l’adolescenza, la ragazza della prima cotta importante, quella che avevo rivisto la mattina prima, quella attuale, i primi quadri premiati, le prime mostre e le prime soddisfazioni economiche. I pensieri erano finalmente liberi di esprimersi che stavano per condurmi lì, dove ancora non erano riusciti a portarmi. Avrei finalmente capito quel che di me avevo ancora oscuro. Fu in quei momenti che la sentii alzarsi e indurmi con le mani a girarmi per mettermi supino. Era nuda e color ebano, perché si stava completamente cospargendo con abbondante e grondante cioccolata. Da sotto la osservai ammaliato e rapito da tutta la sua prosperosa generosità. Si abbassò fino a poggiare i seni sul mio petto e massaggiarmi come solo una donna può fare, ma dopo pochi secondi carichi di elevatissima tensione erotica, bussarono alla porta. Le si interruppe dopo poco e si avvicinò all’orecchio per sussurrare: “Ti ho riconosciuto prima, quando mi sono abbassata per indicarti d’attendere. Ho voluto donarti comunque questo massaggio, per ringraziarti di tutti i momenti di serenità che mi dà quel che fai, ma ora devi andare via, sta per arrivare un mio nuovo cliente. La notte ospito coloro a cui la Vita ha dato qualcosa in meno o di diverso. Spesso sono accompagnati dalle madri, a cui non fa piacere si sappia in giro. Non è il caso ti vedano. In fondo c’è il bagno, pulisciti e vestiti senza far rumore, poi esci dalla finestra.” Mi diede un delicato bacio sulle labbra e mi aiutò ad alzarmi. Ero frastornato, come quando ci si sveglia nel cuore della notte per far qualcosa d’imprevisto e non piacevole. Prima di entrare nel bagno, riflesso in uno dei tanti specchi, notai un mio vecchio quadro. Mi sciacquai rapidamente senza usare il sapone, mi piaceva l’odore della cioccolata e avevo voglia di portarlo con me. Aprii la finestra e scavalcai il davanzale. &#160;&#160;&#160; Dopo un viaggio quasi onirico privo di suoni, ma carico di sensazioni al limite del soprannaturale, mi ritrovai nuovamente nel cuore della città vecchia. Pulsava la frenesia di coloro che la notte sperano di recuperare quel che durante il giorno non sono riusciti a ottenere. Mi guardai intorno, poi abbassai la testa e mi diressi verso casa. AM Benevento, 31 ottobre 2020]]></description>
		
		
		
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		<title>Nero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Oct 2020 21:06:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri, Racconti & Storie]]></category>
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		<category><![CDATA[racconti tra i basoli]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
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					<description><![CDATA[Prima di quella sera lo avevo visto solo una volta, tanti anni fa. Ero piccolo e dovetti accompagnare mio padre, che invece non voleva, ma anche quella volta cedette alle insistenze di mia madre. Negli anni successivi nei sentii parlare solo con riferimenti indiretti, mai espliciti. Non si poteva fare, era una regola non scritta e senza apparenti ritorsioni per chi l&#8217;avesse violata, ma nessuno aveva mai osato farlo. Forse solo qualcuno, di cui poi negli anni si raccontarono strani aneddoti sempre diversi e sempre più macabri. Quella volta, a distanza di tanti anni, non immaginavo di incontrarlo nuovamente, ma capii subito che era tornato. Lo intuii dal silenzio delle persone per strada, dalla scomparsa dei cani e dei gatti tra i vicoli, dal vento che aveva smesso di far ondeggiare i panni stesi sulle corde fuori i balconi e dai ragazzini che avevano smesso di giocare a pallone usando i garage come porta. Davanti a lui, vestita come per una cena importante e seduta sulla parte più esterna di una piccola sedia, simile a quelle che si usano tra i banchi di scuola, una donna stava implorando qualcosa. Era accorata, ma dignitosa. Sentire la voce di quell&#8217;uomo mi fece stare male, portandomi alla mente il viso di mio padre nel momento in cui si rese conto che stava per perdere la dignità. &#8211; &#8220;Non ho che farmene dei tuoi soldi&#8221; disse lui senza trasmettere la minima emozione. La donna stava per rispondere qualcosa, ma fu anticipata: &#8211; &#8220;e non ho che fare neanche dei tuoi gioielli, del tuo oro e delle tue case&#8220;. Lei s&#8217;alzò in piedi e quella volta urlando disse: &#8211; &#8220;e cosa vuoi allora da me?&#8221;&#160; &#8211; &#8220;Voglio i ricordi che hai dei tuoi figli ancora piccoli, di quando li nutrivi al seno e gli insegnavi a parlare e loro ti abbracciavano per dormire.&#8220; &#8211; &#8220;Sei un mostro!&#8221; disse lei andando via trattenendo a stento il pianto. Lo fece anche mio padre, solo che purtroppo tornò indietro dopo poco, così come fece anche la donna. A mio padre chiese il sorriso e il pianto, che da quel giorno gli sparirono dal volto, fino al momento della morte, affrontato con espressione indifferente, pur se vissuto con tutte le emozioni più estreme che può provare un uomo consapevole della fine a cui sta andando incontro. A noi non mancarono mai il piatto a tavola e i regali alle feste, i vestiti nuovi e le occasioni di viaggio. Mancarono per sempre le risate e tutte quelle emozioni che le sole parole non riescono a trasmettere. La donna andò via coprendo l’intero viso con un fazzoletto bianco, preso al volo dalla borsa poco prima di alzarsi. Tenne il volto calato sui basoli, ma senza guardarli e senza guardare intorno, anche se nessuno dei presenti si sarebbe mai permesso di guardare lei. Anche questa era un’usanza non scritta e in quel momento mi resi conto di non averla rispettata. La consapevolezza di aver mancato a una regola così importante, mi diede un brivido dalla nuca a scendere lungo la schiena, come accadeva da bambino quando rompevo qualcosa ed ero consapevole della imminente punizione. Poi però ripensai a mio padre e deglutii forte per mandar giù anche la paura e sentii lo sguardo concentrarsi sotto le sopracciglie inarcate, come accade a chi è pronto a combattere. &#8211; “Muoviti a dirmi cosa vuoi, ho un ospite speciale che mi attende!” era la sua voce monocorde l’unica a risuonare nell’aria. Stava parlando con una ragazzo dall’aria disperata. Sentii farfugliare qualcosa alla quale rispose: &#8211; “Un altro innamorato perso … se realmente lo vuoi mi devi dare il tuo talento, quello che ancora non conosci e che se darai a me non conoscerai mai.” Probabilmente lui disse sì senza pensarci due volte, perché andò via ringraziando e inchinandosi per rendere più intenso il senso di gratitudine. &#8211; “ora veniamo a te” disse indicando nella mia direzione con un gesto del mento. Ero pronto, lo avevo intuito dall’allusione di prima sull’ospite speciale. Una sorta di sesto senso mi aveva fatto capire il riferimento, ma non fino in fondo. Difatti non avevo inteso che mi voleva al suo tavolo non perché mi avesse visto osservare le scene precedenti, ma perché mi aveva riconosciuto. Sentii calare su me una strana calma, anche se calmo non ero. Piuttosto ero carico e pronto a deflagrare, portando in superficie tutto mondo sommerso da quando ero ragazzino. Concentrato è il termine più appropriato allo stato d’animo provato in quel momento. In poco tempo tutta la rabbia si era trasformata in forza controllata e quindi più incisiva. Mi mossi con passo deciso e mi sedetti davanti a lui senza chiedere il permesso, poggiando le spalle sullo schienale della piccola sedia e accavallando le gambe, portando la caviglia destra sul ginocchio sinistro. Era un modo studiato per darmi il tono rilassato di chi sa di avere il coltello dalla parte del manico &#8211; “E quindi sei tornato, ma questa volta per te e non per tuo padre” disse lui facendomi sentire come trafitto nel petto dalla appuntita lama di un fioretto. Non era ancora iniziato lo scontro e già mi aveva spiazzato, mettendomi alle corde. Si ricordava di me e mio padre, non me l’aspettavo e non ebbi prontezza di risposta. Lui non ebbe alcun movimento nel viso, nessuna espressione. Riprese solo a parlare: &#8211; “cos’hai da offrire per ottenere quel che ti serve?” La domanda mi punse l’orgoglio e accese la mia reazione: &#8211; “Sei tu che hai bisogno di me, tu mi hai chiamato, io non necessito di nulla” non fui molto deciso nel tono, ma era un inizio di ripresa &#8211; “Non giocare a fare il duro con me, non ti conviene, tutti avete bisogno di qualcosa e io conosco il tuo” Ero nuovamente alle corde,&#160; nuovamente colpito da quelle parole pronunciate in modo secco e monocorde da renderle prive di emozioni e per questo ancora più incisive. Pensai che non fosse possibile che m’avesse visto imbrattare le tele e addormentarmi sul tavolo della cucina, non poteva essere. Mi convinsi che la sua doveva per forza essere una di quelle parlate a effetto, che fanno gli psicomaghi: vaga e interpretabile in base alle situazioni e per questo sempre adatta a tutti. Mi ricordò uno dei tanti preti che da ragazzo sentivo predicare dopo la lettura del Vangelo: da anni tutti paventavano apocalissi di varia natura, la cui origine cambiava in base alle cronache ricorrenti. A sentir loro l’uomo si sarebbe dovuto estinguere già da diversi secoli e invece io ero lì a capire chi realmente avessi di fronte. &#8211; “non sono un psicomago, piuttosto ricorda cosa fece realmente tuo padre” A quel punto andai realmente in confusione, ma provai a reagire &#8211; “come ti permetti di parlare di mio padre dopo quello che gli hai fatto!” Indifferente al punto da far salire la voglia di aggredirlo fisicamente, attese che tornassi a sedermi per poi rispondere: &#8211; “La donna che è andata via non ha figli di cui scordare i giorni del loro svezzamento. Li ha adottati quando erano già capaci di mangiare e camminare soli. Il ragazzo non deve conquistare nessuna donna. Vuole solo accettare che la fidanzata continui a tradirlo e lui riesca a far finta di nulla per vivere nell’illusione della felicità” &#8211; “Cosa stai provando a dirmi?” ero realmente confuso, non riuscivo a seguirlo e non sapevo se credergli o meno. &#8211; “Io sono ciò che voi cercate per scaricare la responsabilità delle scelte. Alcuni all&#8217;occorrenza mi identificano anche con il &#8216;Maligno&#8217;. È molto più sopportabile pensare che sia stata un&#8217;entità esterna a farvi fare un scelta sbagliata.” &#8211; “E cosa c’entra la donna a cui hai tolto il ricordo?” &#8211; “Non sprecare la mia pazienza e il mio tempo con stupide domande, si dice in giro che tu sia una persona in gamba.” Mi sentii colpito nell’orgoglio e provai a organizzare rapidamente le idee: &#8211; “È un ricordo che già non ha?” &#8211; “E poi?” &#8211; “Ha problemi con i figli adottati?” &#8211; “E quindi?” &#8211; “Ha cercato in te una ragione per accettarli?” &#8211; “Vedi che se ti impegni ci arrivi. Ora parlami di tuo padre &#8230;” Restai zitto a lungo, pensando a quel giorno e ai giorni successivi e al perché della mia presenza voluta da mia madre. Lui rimase impassibile come sempre, fissandomi senza insistenza. Poi accennai: &#8211; “Doveva scegliere un lavoro, del quale non era sicuro?” &#8211; “Del quale non era ‘felice’ no ‘non sicuro’.” &#8211; “Per questa ragione venne da te, per scaricare la sua scelta!” &#8211; “Sua e di tua madre.” &#8211; “Quindi io fui portato per non fargli cambiare idea, perché ne valeva del nostro futuro economico! Perché seppur non gli piaceva ci avrebbe dato da vivere &#8230;” &#8211; “Quindi è vero che sei in gamba come si dice. Ora devo andare. Ho da fare altrove.” Io rimasi seduto a pensare, ero totalmente immerso nella ricostruzione dei ricordi da quel lontano giorno fino a quel momento e sentivo, anzi quasi vedevo, il mondo crollarmi intorno, come durante un devastante terremoto. Ma la necessità di sapere e capire mi diede forza per continuare la discussione: &#8211; “Quindi mio padre perse le emozioni perché decise di vivere una vita dovuta, ma non voluta?” &#8211; “In gran parte ognuno di voi è frutto delle proprie scelte, tranne spiacevoli eccezioni.” &#8211; “Ho da poco ascoltato la stessa frase pronunciata da un tizio seduto poco distante da qui.” &#8211; “Conosco entrambi: sia l’uomo che la donna. Vivono la stessa indecisione, ma sono più dignitosi di molti altri.” &#8211; “Hanno anche loro raggiunto un accordo con te?” &#8211; “Spero che non lo facciano e decidano insieme il loro futuro.” &#8211; “Ma tu chi sei?” &#8211; “Non chiedere a me chi sono, piuttosto chiedi a te stesso chi sei e troverai la strada che hai smarrito.” Non ebbi il tempo di pensare a quale strada tra le tante da me perse si riferisse, perché quando alzai lo sguardo non lo vidi più, corsi all’angolo tra i vicoletti poco lontani, ma non c’era più. Dopo poco tornò il vociare per strada e si sentirono i rimbombi del palloni sulle saracinesche del garage. Mi guardai intorno per capire chi avesse assistito alla scena, senza notare nessuno che mi stesse guardando, così mi allontanai con una vaga sensazione di spaesamento. AM Benevento, 25 ottobre 2020]]></description>
		
		
		
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		<title>Turchese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2020 20:55:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri, Racconti & Storie]]></category>
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					<description><![CDATA[Era da qualche settimana che non ci vedevamo. Riuscì a farmi sapere di volermi incontrare lasciando al falegname sotto casa un biglietto improvvisato su un pezzo di carta da imballaggio: “Un caffè al solito posto, sabato mattina all’ora dei netturbini!” Sintetica come sempre e come sempre fuori dall’ordinario. Era questo suo modo d’essere che anni fa mi fece innamorare, poi andò diversamente, ma siamo rimasti in ottimi rapporti, quasi bisognosi l’una dell’altro, pur se con vite e amori differenti.Arrivai puntuale, respirando l’aria frizzante dell’alba, mischiata al profumo dolce dei cornetti freschi e dei caffè sfornati dai bar del quartiere. Il nostro luogo era un po’ più nascosto degli altri, non per non farci vedere, perché la nostra amicizia era risaputa da anni, ma per avere l’intimità di parlare senza interruzioni. Lo sapeva anche il proprietario del bar, che per noi aveva sempre una soluzione poco in vista. Trovarla lì mi fece capire quanto l’argomento fosse serio. Aveva già ordinato anche per me e diviso in due i due cornetti dai gusti differenti. Erano ancora fumanti nei piattini al centro del piccolo tavolo tondo. Dividere il cibo era una nostra vecchia abitudine, di quando eravamo stati fidanzati: un modo per assaggiare più gusti e sentirsi più intimi.Quasi fosse naturale vederci, senza neanche salutarla, afferrai al volo una delle metà dei cornetti. Lei non mi diede neanche il tempo di farle domande che mi porse un foglio da lettera dicendo con tono preoccupato:&#8211; “Leggi ad alta voce” e io lessi: “Quando Dio ti ha creato, sono sicuro che stesse pensando a me. Per questa ragione hai mani sapienti per cacciare le mie pene e accarezzarmi la testa quando l&#8217;appoggio sul tuo grembo. Sono sicuro che prima di donarti gli occhi ha guardato i miei e intuito il loro bisogno di una nuova luce. Conoscendomi bene, per come mi aveva fatto, ti ha dato una doppia dose di pazienza e labbra affamate per farmi scappare dai pensieri più scuri. Ha per te cercato orecchie attente all&#8217;ascolto e nuove parole per tenere a bada le mie stranezze. Quando Dio ti ha creato, nel guardarmi ha pensato che non esistesse al mondo persona migliore per apprezzare la sua nuova opera e per questa ragione ci ha fatto incontrare.” Non sapendo cosa aspettarmi chiesi ironicamente:&#8211; “Non è dedicata a me, giusto?”&#8211; “Sempre la testa fresca tu, questa è una cosa seria!”&#8211; “Spiega!”&#8211; “Me l’ha scritta uno che ha perso la testa per me, ma a me non interessa affatto.”&#8211; “Non dirmi che quello che mi hai presentato l’ultima volta?” &#8211; “Sì, come devo fare?”&#8211; “Scusa ma torniamo sempre ai soliti discorsi, se una persona non ti interessa, perché le dai spazio?”&#8211; “Aeh … mo lascia perdere queste cose! aiutami a capire come devo fare! Ho già provato a dirgli che non è il caso, ma questo non molla, mi porta i fiori, mi intercetta per strada e per fortuna non si fa trovare ancora sotto il portone!” &#8211; “Mhm … brutta storia, sembra che tu l&#8217;abbia proprio fulminato!” &#8211; “e non scherzare sempre! tempo fa mi ha anche regalato un bracciale che serve per dire il rosario. Ha la croce e i grani in turchese e mi ha detto di recitare le preghiere tutte le sere all’imbrunire, così è come se lo facessimo insieme!”A quel punto mi venne da ridere spontaneamente e non per prenderla in giro. Non era una novità che individuasse tipi strani, però era la prima volta di uno con un così forte credo religioso. Al ché mi venne spontaneo chiederle: &#8211; “Scusa, ma almeno avete già fatto sesso?” &#8211; “Ma magari! Dice che va fatto solo dopo il matrimonio!”vorrei descrive la sua faccia quando mi rispose, ma non penso di riuscire a renderla a dovere e a me venne nuovamente da ridere, non tanto per le idee dell’uomo, quanto per l’incompatibilità con lei, che della libertà di vedute è stata da sempre una paladina.&#8211; “Dai aiutami, ti prometto che nelle settimane farò la brava senza trovarmi altri tipi strani” &#8211; “Però, pensandoci bene, è bravo a scrivere. Non è niente male la letterina!” &#8211; “Ma quale scrivere, chissà a chi l’ha chiesto! Alle volte incespica anche nel parlare!” &#8211; “Va be’ dai, veniamo al problema. Lui solitamente quand’è che ti intercetta per strada?” &#8211; “Quando esco per andare a lavoro e se faccio strade differenti mi becca al rientro. Ha imparato i miei orari, si fa i conti di quello che faccio e i tempi che impiego! Per questo ho voluto vederti così presto!” &#8211; “che palle d’uomo … comunque così è più facile del previsto, perché sarà semplice per me incontrarlo.” &#8211; “Ma che vuoi fare? Mica lo vuoi minacciare o cose del genere?” &#8211; “Ma no figurati, non sono il tipo, dovresti conoscermi bene. Piuttosto ascolta quel che voglio fare …” e le raccontai sommariamente la mia idea ancora acerba, ma con buone potenzialità di riuscita.Giunto il momento dell’imboscata, lei uscì come sempre dal portone di casa, io rimasi con aria indifferente tra i vicoli e le botteghe del centro, osservando da lontano. Poco prima che lei giungesse sul corso cittadino vidi un uomo andarle incontro. Spostai la mia traiettoria per giungere alle sue spalle e avere modo di ascoltare qualcosa e puntualmente accadde &#8230; &#8211; “Oh ciaooo” disse lui fingendo ridicolamente sorpresa “ci siamo incontrati anche oggi, il Signore è proprio dalla nostra parte allora!”Avrei voluto attendere ancora, un po’ per punire lei nel farle sentire queste fesserie e l’avrebbe meritato. Un altro po’ perché volevo capire fin dove era capace di arrivare quel tizio, ma avevo da fare anche altro e intervenni: &#8211; “Ciao cara, allora è lui l’amico di cui mi hai parlato in queste settimane?” &#8211; “Sì, è lui. Credo che sia ormai pronto e oggi sia il giorno più adatto, perché è il terzo sabato di un mese dispari.” &#8211; “Scusate non ho capito, cosa state dicendo … tesorooo mi spieghi?!” il poveraccio era in evidente affanno, ma il fatto che l’avesse chiamata “tesoro” mi aveva talmente infastidito che non ebbi pietà: &#8211; “tu sei il prescelto! Per stanotte abbiamo già organizzato tutto. Ci sarà il volo al sabba e tu volerai con lei. Vi scambierete il sangue per ungere i vostri corpi morenti e divenire una sola anima in volo verso le eterne tenebre della gloria.” Erano evidenti parole a caso inventate al momento, ma l’uomo sbiancò e iniziò a indietreggiare, forse sarà stato il tono della mia voce o il tenebroso argomento evocato. &#8211; “Ma … ma … perché io scusa … perchè proprio io … forse c’è stato un malinteso io lei la conosco appena … siamo usciti insieme solo poche volte …” &#8211; “So tutto di voi” incalzai io con aria solenne “e la tua anima gemella di purificazione ti ha riconosciuto tra mille!” poi per togliermi un dubbio precisai: “la conferma è tutta nella lettera che le hai scritto: è evidente che un dio vi abbia scelto, ma non quello che nel comune senso religioso si intende, quanto quello vero e fecondo di eternità e che stanotte conoscerai!” a quel punto era cotto e terrorizzato e gli si sciolse la lingua: &#8211; “ma non … no … non l’ho neanche scritta io quella lettera, l’ho copiata dalle pagine di un libro … no … no … non sono io …” e scappò via gridando qualcosa, forse “aiuto”. &#8211; “Ti avevo detto che non era in grado di scrivere certe cose!” disse lei sorniona guardandolo correre a gambe levate zigzagando tra le persone. &#8211; “Già, avevi ragione, ma volevo esserne sicuro anche io!” &#8211; “Che te ne fai ora? … vai dalla musicista?” &#8211; “Penso di sì!”&#8211; “La ami?”&#8211; “Perché mi fai queste domande?” &#8211; “Perché sono donna!”L&#8217;abbracciai con affetto e baciai sulla tempia. Senza rispondere andai via. Sentii lei dirmi: “Grazie” AMBenevento, 20 ottobre 2020]]></description>
		
		
		
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