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	<title>Libri, Racconti &amp; Storie &#8211; Alfredo Martinelli &amp; dintorni</title>
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	<description>sperimentazioni tra scrittura e altre forme d&#039;espressione</description>
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	<title>Libri, Racconti &amp; Storie &#8211; Alfredo Martinelli &amp; dintorni</title>
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		<title>Turbini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 10:13:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Fu un’estate sospesa, un’anomalia del calendario che pareva non voler mai cedere il passo. Per settimane restammo intrappolati in un prolungamento innaturale della primavera, dove l’aria conservava una freschezza acerba e il mondo sembrava rifiutarsi di invecchiare]]></description>
		
		
		
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		<title>6 febbraio 2018</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Feb 2026 06:42:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Chiunque sia il Maestro delle Coincidenze, colui che muove i segnali e le indicazioni sui nostri percorsi, ha di sicuro molta più fantasia di quella che chiunque altro di noi potrebbe vantare.]]></description>
		
		
		
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		<title>il Gallo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Jan 2026 18:13:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi muovevo nell’oscurità con l’agilità di un giaguaro e il silenzio di un corsaro prima dell’abbordaggio. Il viale di cipressi era il mio tappeto rosso, un corridoio di ombre solenni, ...]]></description>
		
		
		
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		<title>il Principe senza macchina e senza paura</title>
		<link>https://www.alfredomartinelli.info/libri-racconti-storie/il-principe-senza-macchina-e-senza-paura.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 May 2025 15:25:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri, Racconti & Storie]]></category>
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					<description><![CDATA[Un tempo non tanto distante dal nostro, in un castello inargentato viveva un Principe senza macchina e senza paura: si racconta che girasse sempre a piedi e addirittura scacciasse i ragni senza l&#8217;uso delle ciabatte. Giunto oramai a &#8220;una certa&#8221;, gli anziani genitori lo convocarono per ricordagli di trovare moglie e dare continuità al regno.Cedette alle insistenze dopo un lungo dibattito e chiese aiuto agli amici più fidati per individuare tre donne tra cui scegliere.Malvolentieri, ma solerti e professionali, gli amici scandagliarono l&#8217;intero regno fin quando trovano le donne giuste.Da quel momento la scelta ricadde integralmente sul Principe, che convocò le donne a corte. La prima era bionda, con occhi blu intenso come il mare che si fonde all&#8217;orizzonte col cielo. Era brava nella gestione degli affari e sapeva condurre uomini e aziende. La seconda era mora con occhi neri e profondi come la notte che avvolge e placa gli animi. Studiava le regole dell&#8217;universo intero, conosceva e insegnava l&#8217;essenza di ogni cosa. La terza era rossa come il fuoco che arde e divora, con occhi verdi e felini. Era maestra di ogni arte conosciuta e padrona di tutte le lingue più diffuse. Il Principe intuì che la scelta non sarebbe stata facile, così prese tre giorni di tempo per decidere. Il primo lo trascorse nelle locande fino all&#8217;alba del giorno dopo.Il secondo lo dedicò al gioco con gli amici di sempre.Il terzo giorno si ritirò in meditazione sul colle più alto del regno Il quarto giorno convocò le tre donne per fare conoscere la sua scelta. A questo punto in molti penseranno che scegliesse quella con le tette più grandi, ma, nonostante i radicati stereotipi sui rampolli di famiglia, il nostro Principe era già persona s matura e saggia. Davanti alle tre donne sellò il suo fidato destriero, controllò i ferri agli zoccoli, prese una sacca con dentro l&#8217;essenziale, poi si avvicinò a loro, le salutò con un cordiale inchino e un fragoroso &#8220;CiaoSkiappe!!&#8221; e partì per un lungo viaggio AMBenevento, 18 maggio 2025]]></description>
		
		
		
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		<title>di me non chiese &#8211; racconto breve</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Apr 2025 16:54:17 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[narrativa]]></category>
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					<description><![CDATA[Accettai l’invito solo perché avevo voglia d’essere guardato da occhi azzurri. Nei due scuri precedenti avevo visto il baratro della paura, che lascia graffi sulla pelle dell’anima, ma la mia pelle è ormai cuoio e mi sono salvato. Sopra le strade del centro, le ultime luminarie si riflettevano sul lucido lastricato di pietra bianca. Quella sera avevo voglia di ascoltare e farmi osservare, avevo voglia di sorseggiare e farmi guardare, avevo voglia di ridere e farmi guardare. Osservare due enormi occhi azzurri che ti guardano, lava la mente da ogni maldestro pensiero, rallenta la frequenza cardiaca, rende il respiro profondo e il corpo leggero. Se ancora oggi nessuna scienza, nessuna religione, nessuna terapia, nessun polveroso manoscritto ha mai indicato questa cura, è solo perché nessuno ha mai scelto di farsi guardare, così come ho scelto io.Tutto chiude all’imbrunire in quella zona della città, che, nei giorni tersi come quello, corrisponde al lungo momento blu del cielo, tanto adorato da pittori, poeti e da me. Scegliemmo una minuscola piazza con botti come tavoli, sgabelli come sedie e olivi luminescenti di minuscole luci come tenue lucciole estive. Mi parlò dei suoi ultimi viaggi, delle ricette che aveva inventato, del libro che stava leggendo e quello appena terminato. Di idee per l’imminente futuro e quella folle idea di cambiare radicalmente vita, ma non parlò mai di lavoro, né dei suoi amori passati e presenti. Ogni parola riverberò sulle pietre delle pareti dei piccoli edifici circostanti. I suoi occhi non smisero d&#8217;osservare ogni mia minima espressione, ogni movimento del capo e delle mani mentre ascoltavo, sorseggiavo e ridevo. Di me non chiese, lo capì guardandomi, mentre i suoi occhi si tinsero dell’imbrunire e mi accolsero nel silenzio di una città divenuta per noi teatro e pubblico, scenografia e sceneggiatura, l’alfa e l’omega di quel lungo momento. AMMT, 10 gennaio 2025]]></description>
		
		
		
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		<title>Arcomagno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Sep 2024 05:16:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri, Racconti & Storie]]></category>
		<category><![CDATA[arcomagno]]></category>
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					<description><![CDATA[Annoiato dal non fare niente previsto dalle ferie, di buon&#8217;ora risalii la SS18 nella parte che costeggia la famosa ‘Calabria del nord’. Scavallando infinite salite e sopravvivendo a sorpassi di camion, pullman e pilotini incazzati, m’infilai in una uscita, attratto dalla indicazione turistica ‘Arcomagno’, scritta in bianco su sfondo marrone.L&#8217;illusione di trovarmi subito in prossimità del grande scoglio bucato, svaní nei sorrisetti con cui le persone rispondevano alle mie richieste di indicazioni. Negozi e bar erano ancora chiusi, il Sole già scaldava da parecchio, ma io non potevo certo rinunciare alla mia sfida personale. I primi tornanti in discesa mi diedero sollievo e anche i biscottini al cioccolato portati nello zaino contribuirono al ritorno della fiducia. Arrivato nell’insenatura sul mare, nuovamente dovetti rinunciare ai festeggiamenti: per giungere all’obiettivo restava ancora da scavallare un’ampia parete di roccia usando un sentiero più adatto agli stambecchi che alle persone. Fradicio di calore e con gli occhi brucianti per il sudore, finalmente intravidi il maestoso buco nella roccia far penetrare la luce su un piccolo semicerchio di spiaggia brulicante di corpi dormienti. Non so cosa avresti fatto tu, che hai letto fin qui. Io appoggiai scarpe, calzini, maglietta e pantaloncini su uno scoglio ad asciugare e m’infilai nel mare protetto dalle sole mutande. È quasi superfluo descrivere quanto godetti quel bagno, rilassante e disincrostante di tutto il sudore attaccato alla pelle. A dirla tutta, però, fu anche molto istruttivo: uscendo dall’acqua, con tutti gli scappati di casa ormai svegli e in osservazione dalla spiaggia, capii finalmente la differenza tra l’indossare un costume o una mutanda bagnata. AM Benevento, 18 settembre 2024]]></description>
		
		
		
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		<title>Un&#8217;inquietante sensazione &#8211; il racconto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 May 2023 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri, Racconti & Storie]]></category>
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					<description><![CDATA[Da ragazzo ero convinto che fosse solo una leggenda. Crescendo, di quell’agghiacciante particolare, lessi prima nei romanzi, poi in alcuni articoli su giornali e riviste. Casualmente mi imbattei più volte in persone che sull’argomento mi riportarono testimonianze dirette di loro conoscenti. L’elemento comune era sempre lo stesso: poco prima di morire molti individui avevano confessato di provare uno strano e funereo presagio. Chi tra i morituri non lo aveva confessato, aveva avuto comportamenti insoliti. Ma per me quell’inquietante sensazione di morte imminente, restava sempre una sorta di leggenda metropolitana, al pari dei coccodrilli nelle fogne delle megalopoli e la vita extracorporea durante la fase del coma profondo.Ora però posso confermare con certezza tutta la mia precedente superficialità di approccio all’argomento.Ma veniamo ai fatti.Ricordo perfettamente che quel giorno era iniziato simile a tanti altri: sveglia regolare, colazione nella norma e poi al lavoro, con i pensieri e le responsabilità di sempre. Verso metà mattina percepii salire nitida dal centro della pancia e propagarsi lungo tutto il corpo una particolare inquietudine, che ben presto divenne smania di fare a tutti i costi qualcosa di diverso. Pensai fosse solo stanchezza e uscii per fare due passi all’aria aperta, ma dopo poco aumentò il senso di disagio, come quando sai bene di stare sprecando il tempo e vorresti rimediare in qualche modo, ma non ti è possibile. Dovetti girarmi e aumentare il passo per correre verso l’ufficio, ma più correvo e più saliva quell’indecifrabile e angosciante sensazione di imminenza. Lasciai le chiavi nella toppa e la porta aperta. Spalancai tutte le finestre e bevvi direttamente dal rubinetto per poi mettervi la testa sotto, sperando servisse a qualcosa. Solo nel guardarmi allo specchio, nel vedermi con la testa bagnata, le ciglia umide, con i rivoli sul volto come se stessi piangendo e chiazze d’acqua lungo tutta la camicia, capii cosa stava per accadere: sarei morto quello stesso giorno e ne avevo assoluta certezza.D’improvviso scomparve la necessità di fare a tutti i costi qualcosa e sentii rammollirsi ogni singolo muscolo del corpo. Ripresi fiato appoggiando le mani alla parete e protendendo il corpo in avanti, col viso rivolto verso il basso. Quando pensai di avere forza a sufficienza nelle gambe, mi spostai nella stanza della scrivania. Presi un blocco di carta e provai a scrivere qualcosa, tipo una lettera da lasciare o un promemoria per chi l’avrebbe letta, ma non mi venne nulla. Guardai l’orologio ed era già ora di pranzo, così preferii tornare a casa per vederla un’ultima volta e lasciarla in ordine.Per strada incontrai una cara amica, mi lesse in viso e chiese cosa non andasse. Addebbitai tutto alla stanchezza di quei giorni. Non mi parve pienamente convinta e ci lasciammo con l’intesa di rivederci a breve. Giunto a casa tutto mi parve più luminoso. Tutto in quel momento era più bello, perfino l’umidità attaccata in un angolo del soffitto e il perenne disordine della mia camera. Raccolsi i panni stesi e ormai asciutti, lavai i piatti della colazione mi cambiai, indossando qualcosa di più informale, poi andai alla scrivania del mio piccolo studiolo, mi sedetti, accesi la “ministeriale” e iniziai a sfogliare i quaderni e i blocchi di fogli presi dalla cassettiera dei lavori in corso. Non ebbi alcun cedimento emotivo, forse perché lo stavo cercando e non sarebbe stato naturale o forse perché mi stavo già abituando all’idea e ciò mi stava facendo sentire la distensione dovuta alla mancanza di responsabilità, che il trapasso mi avrebbe concesso come contropartita: avrei perso la vita, ma almeno avrei smesso di lottare ogni giorno per qualunque cosa volessi fare o fosse semplicemente un mio sacrosanto diritto avere. Mi alzai e andai in bagno per guardarmi nuovamente allo specchio. Stavo già visibilmente meglio. Mi pettinai con la cura di chi sta per avere un appuntamento galante, lavai le mani e andai a preparare un caffè, che bevvi seduto su uno dei letti nella camera dei ragazzi. Intorno c’erano i loro poster, i loro libri, alcuni piccoli accessori e sulle scrivanie ognuno aveva un foto con me. Non toccai nulla e anche stavolta non mi venne nulla da scrivere. Non ebbi voglia neanche di entrare in contatto con loro. In quel momento sarebbe stato quasi impossibile, inoltre ebbi paura di emozionarmi e non volevo lasciare di me un ricordo fragile. Controllai nuovamente l’ora. Pur non sapendo quando e come tutto sarebbe accaduto, iniziò a salirmi la tensione. Ripresi la concentrazione sul percorso da fare e uscii.Istintivamente presi la direzione verso la periferia della città. Strada facendo, iniziai a velocizzare il passo, che in breve divenne una corsa leggera. Cambiai direzione e puntai lungo il fiume. Vicino al punto in cui si entra in città c’è un macello di carne suina e pensai che sarebbe stato un buon posto per morire. Giunto sul luogo era ormai pomeriggio inoltrato, mi appostai all’esterno per capire quando superare il cancello senza essere notato e così feci alla prima occasione utile. Una volta dentro scrutai rapidamente per capire dove nascondermi. Vidi una stanza frigorifero con il doppio maniglione, per entrare e uscire senza il rischio di restare chiusi all’interno. Mi attrasse l’idea di rifugiarmi lì e seguii quel che mi stavano indicando le sensazioni provenienti dalla pancia.Non passò molto tempo e le luci iniziarono a spegnersi in tutti gli ambienti. Lo capii dal rumore sordo che udii quando si spensero quelle nella mia stanza e che avvertii in lontananza ad ogni successivo spegnimento. Lasciai trascorrere un altro po’ di tempo. Mi affacciai quando non udii altri rumori. Raggiunsi a memoria la porta, che si aprì come avevo immaginato. All’esterno c’erano poche tenui luci poste in alto e dalle vetrate entrava un po’ di bagliore notturno proveniente da una porzione di Luna piena visibile da uno dei finestroni. In quel momento ero solo tra tanti cadaveri di maiali ammucchiati o appesi in stanze simili a quella dov’ero stato. L’odore di sangue era intenso, ma lo resi sopportabile con la forza di volontà.Girai i vari ambienti in cerca di qualcosa, che non sapevo neanche io cosa fosse, ma forse era solo un modo per ingannare l’attesa. Il tempo mi parve immobile. Intorno tutto era silenzioso e placido, come qualsiasi altro cimitero. Non sapevo che ore fossero, ma che stessero lentamente trascorrendo ne ero certo, perché lo vedevo attraverso la posizione della Luna, ora ben visibile oltre la prima vetrata. Fu quando giunse alla terza finestra, che fui preso dalla voglia di andare in bagno. Mi ero quasi appisolato appoggiato in un angolo di una specie di ufficetto e lo stimolo mi costrinse ad alzarmi per cercare la toilette. Pur non essendo tanto più convinto del motivo per cui mi ero chiuso lì dentro restai seduto ben oltre il tempo necessario per la minzione e capii d’essermi semplicemente autosuggestionato. Probabilmente il peso del lavoro, sommato ad alcune delusioni personali, avevano iniziato a incrinare la mia spessa armatura caratteriale, lasciando penetrare suggestioni. Di lì a poco avrebbe iniziato ad albeggiare e mi alzai per iniziare a valutare come andar senza essere visto. Avevo uno stato umorale tra il disilluso e il rasserenato, pulii tutto e mi avviai all’ingresso dal quale ero entrato nel pomeriggio, sperando di poter uscire senza problemi. Con la vista abituata alla luce scarsa non mi fu difficile giungere al grande portone scorrevole.La Luna nel frattempo aveva fatto il giro e ora il suo bagliore entrava dai vetri opachi dell’ingresso creando luminosi quadrati allungati sul pavimento, all’interno dei quali netta si stagliava la mia sagoma ritagliata dalla luce. Fu nel preciso istante in cui afferrai con entrambe le mani il maniglione dell&#8217;enorme porta scorrevole, che la gigantesca ombra di una bestia, ringhiando paurosamente si avventò contro la superficie esterna. L’urto fu così violento da innescare una scossa capace di estendersi lungo tutte le superfici interne del caseggiato. Vibrarono all’unisono le vetrate e le pareti leggere dei magazzini. Si sentirono i rumori metallici dei ganci sui cui venivano appese le carcasse dei maiali. D’istinto mi buttai all’indietro e caddi col culo a terra. Per qualche istante il terrore mi bloccò il corpo, ma la mente corse rapida a rileggere uno dei tanti articoli letti da ragazzo, di cui rammentai anche le virgole: “Sono tante le forme con cui la Morte si presenta. Per gli uomini giusti è una bella donna che li accompagna nel loro ultimo viaggio, per le donne giuste è un bell’uomo. Per i bambini è un loro coetaneo che li invita a giocare, per i maledetti è un’ombra con la falce. È una Bestia quando viene mandata a scegliere a caso, senza un criterio, ma solo per riempire i posti liberi del traghetto sull’Ade.”Mi sentii un idiota che muore da idiota e, mentre cercavo una ragione a una morte così idiota, la Bestia aveva iniziato a spingere col muso sul maniglione. L’intenso vapore acqueo del suo agghiacciante ringhiare già di infilava nella fessura. Mancava poco e si sarebbe compiuta la mia fine. Quell’inquietante sensazione si sarebbe concretizzata e di lì a poco mi sarei ritrovato in un’altra dimensione o finito per sempre.Non ricordo bene come mi alzai, ma ricordo che mi gettai a capofitto nel freddo magazzino con le carcasse di maiale, dove mi ero nascosto appena entrato. Purtroppo non ci volle molto e sentii la Bestia sbattere anche contro la porta per entrare dove mi ero rifugiato. Questa volta le fu sufficiente spingere sulla maniglia per poi annusare ogni carcassa. Io chiusi semplicemente gli occhi.All’alba ogni rumore era cessato da tanto tempo e decisi di uscire dal ventre di uno dei tanti maiali morti nella stanza. Il corpo di quello in cui avevo riposto tutti i miei vestiti non c’era più. Io indossavo ancora il sacco di iuta sporco di sangue di maiale. La Bestia era stata tale fino alla fine, senza aver idea di quel che stesse facendo, mentre io avevo ancora tanto da fare e persone a cui sarei stato ancora di aiuto. Non mi ero ancora rassegnato dell’esser nato. AMBenevento, 10 marzo 2022 [rev. 27/09/2022]]]></description>
		
		
		
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		<title>Un’inquietante sensazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 May 2023 15:16:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri, Racconti & Storie]]></category>
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		<category><![CDATA[martinmystère]]></category>
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		<category><![CDATA[sergiobonellieditore]]></category>
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					<description><![CDATA[a pagina 23 del bollettino n.70 per i venti anni della AMYS, potete leggere il mio racconto. Considerando la giuria &#8220;bonelliana&#8221; che l&#8217;ha valutato adatto alla pubblicazione, nonnposso che essere appagato AMBenevento, 15 maggio 2023]]></description>
		
		
		
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		<title>Il Principe e il glicine</title>
		<link>https://www.alfredomartinelli.info/libri-racconti-storie/il-principe-e-il-glicine.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2023 16:03:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri, Racconti & Storie]]></category>
		<category><![CDATA[fabula. favola]]></category>
		<category><![CDATA[glicini]]></category>
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					<description><![CDATA[C&#8217;era una volta un principe che, a dispetto del titolo, non possedeva né castelli merlati né draghi da guardia, ma un dignitosissimo trilocale in centro, zona a traffico limitato. Il suo &#8220;regno&#8221; consisteva in un attico dal soffitto basso e in un giardino pensile sul terrazzo che era un piccolo miracolo botanico, incastrato tra antenne paraboliche e comignoli fumosi. Superata ormai l&#8217;età in cui solitamente si affrontano sfide epiche o crisi di mezza età precoci, il principe ricevette la visita dei reali genitori. Questi, con la solennità di chi sta per annunciare una patrimoniale, gli comunicarono l&#8217;ultimatum: doveva accasarsi prima che loro passassero a miglior vita. Lui, che alla compagnia umana preferiva di gran lunga quella del suo vecchio bracco un po’ sordo, sospirò profondamente. Accettò, ma con una clausola contrattuale: i genitori avrebbero dovuto fare da ufficio di collocamento sentimentale, selezionando tre candidate. Dopo un casting degno di un reality show di alto livello, furono individuate tre donne semplicemente spaventosamente intelligenti, belle e con una naturale eleganza senza tempo. La prima era una neurochirurga con il vizio della poesia; la seconda, un’imprenditrice che parlava sei lingue e salvava tartarughe nel weekend; la terza, una filosofa con il fisico di una campionessa di triathlon. Erano tutte incredibilmente, disposte a dare una chance a un uomo che viveva tra i vasi di terracotta. Chi avrebbe scelto il nostro eroe? I più cinici avranno già puntato sulla più procace, o magari sulla più ricca per sistemare il mutuo dell&#8217;attico. Ma il principe era un tipo sottile. Le convocò tutte e tre contemporaneamente per una cena &#8220;esperienziale&#8221; sul suo terrazzo. L&#8217;atmosfera era satura di candele artigianali al profumo di sandalo e di una quantità industriale di glicine, che in quel periodo dell&#8217;anno pendeva ovunque come un rampicante in preda a un delirio d&#8217;onnipotenza. Il menu era una dichiarazione di guerra culinaria: antipasto di petali di glicine in tempura, risotto ai fiori di glicine e sorbetto… indovinate un po’? Al glicine. Mentre le tre donne conversavano amabilmente, dando prova di un’intelligenza e di una grazia che avrebbero fatto sfigurare un’ambasciatrice, il principe le osservava con un sorriso enigmatico. Si alzava spesso con la scusa di recuperare nuove pietanze floreali dalla cucina, lasciandole sole a interagire. Le guardava discutere di massimi sistemi e di riforme strutturali, mentre la fragranza dei fiori diventava quasi ipnotica. Poi, proprio un attimo prima che venisse servito la mousse di glicine, il principe si alzò con estrema calma. Fece un leggero fischio al cane, che lo aspettava scodinzolando vicino alla porta d&#8217;ingresso, afferrò le chiavi, il guinzaglio e uscì di casa senza dire una parola senza tornare mai più. AMBenevento, 9 maggio 2023]]></description>
		
		
		
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		<title>La domanda</title>
		<link>https://www.alfredomartinelli.info/libri-racconti-storie/la-domanda.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov 2022 08:41:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri, Racconti & Storie]]></category>
		<category><![CDATA[la domanda]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[racconti a colori]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
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					<description><![CDATA[S&#8217;era fatto tardi, molto tardi. La luce era soffusa e calda, mentre il vino aveva rammolito le gambe e sciolto i lacci sui pensieri e le congetture. Non ricordo chi fu a porla per primo, ma ricordo bene la domanda: &#8220;chi vorresti ti venisse a prendere nel momento della morte?&#8220; La prima a rispondere fu la ragazza abbandonata sul divano di fronte. Lei avrebbe voluto la madre, morta già da alcuni anni. Chi non aveva cari tra il personale elenco dei defunti, pensò agli animali di quando erano giovani. Qualcuno invocò un famoso giocatore, come se fosse in ascolto e pronto a esaudire il desiderio. La domanda veniva posta sempre da una persona diversa, alle volte a caso, alle volte da chi aveva appena risposto. La sentivo orbitare senza fretta intorno a me, quasi a voler darmi il tempo di riflettere.Più la domanda si avvicinava e più mi saliva la tensione. Pensai a chi non c&#8217;era più tra i miei parenti e gli amici, il cane di quando ero ragazzo e qualche famoso artista alle cui opere sono molto legato.Nel frattempo la lista scorreva.Qualcuno nel frattempo si era messo a piangere.Come in una terapia collettiva il cui scopo è far emergere il proprio io interiore per liberarlo, man mano che la domanda proseguiva le risposte si facevano più serie e più di uno chiese di cambiare la propria, data con iniziale superficialità. Un po&#8217; alla volta il vociare s&#8217;abbassò, fino a divenire rispettosa attesa della risposta successiva. A un tratto percepii che stava per giungere il mio momento, ma ancora non avevo scelto e sentivo il nervosismo salire fino a farmi diventare smanioso. La donna accanto a me impiegò tempo a rispondere, perché era impegnata a trattenere le lacrime, mentre io non riuscivo a scegliere. All&#8217;inizio avevo pensato di rispondere con una battuta tipo: &#8220;una tettona!&#8221;, ma non era più il momento. Avrei dovuto rispondere seriamente, almeno in forma di rispetto per gli altri, ma nel frattempo mi contorcevo sulla poltrona senza riuscire a fare emergere la giusta risposta, quella che mi avrebbe alleggerito da un peso primordiale, di quelli che senti, ma non sai da dove arrivino. La donna rispose come una liberazione e corse ad abbracciare una persona in piedi nella stanza. Avevo avuto qualche momento in più per pensare, ma ero ancora totalmente bloccato.La domanda era ormai giunta fino me. Era il momento di rispondere.Guardai il vino nel bicchiere e sentii il suono del mio pesante respiro nella testa, poi incrociai lo sguardo di chi mi stava per chiedere. Restammo a lungo a parlarci con gli occhi, fin quando disse: &#8220;verrò io a prenderti! &#8220;grazie papà!&#8220; AMBenevento, 30 novembre 2022]]></description>
		
		
		
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		<title>La mia donna ideale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Aug 2022 10:24:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri, Racconti & Storie]]></category>
		<category><![CDATA[donna ideale]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[racconto ironico]]></category>
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					<description><![CDATA[poi capita che alcune sere posso dedicarmi a scrivere importanti riflessioni sulla Vita come questa: &#8211; ma come mai a 27 anni ancora non trovi una fidanzata?&#8211; boh! &#8211; hai cercato tra le commercialiste?&#8211; No, sono troppo schematiche &#8211; le avvocatesse?&#8211; No, troppo prive di scrupoli &#8211; le professoresse?&#8211; No, troppo saccenti &#8211; le dottoresse?&#8211; No, troppo piene di sé &#8211; le musiciste?&#8211; No, troppo concentrate su se stesse &#8211; le commercianti?&#8211; No, troppo impegnate a vendere &#8211; le modelle?&#8211; No, troppo magre &#8211; una locandiera?&#8211; No, troppo distratta dagli avventori &#8211; una guru di Yoga?&#8211; No, troppo ascetica &#8211; le giudici?&#8211; No, troppo autoritarie &#8211; … sei noiosissimo con questi luoghi comuni, si può sapere come la vuoi?&#8211; tettona! 😁]]></description>
		
		
		
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		<title>Cose che mi piacciono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jul 2022 07:37:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri, Racconti & Storie]]></category>
		<category><![CDATA[cose belle]]></category>
		<category><![CDATA[elenco. considerazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[i capelli sfumati di colore delle donne la pioggia fitta e intensa sulla pelle il colore amaranto il polipo che si muove sott&#8217;acqua le tette le salite in bicicletta il silenzio della neve osservare chi cucina per me il suono della chitarra di Gilmour l&#8217;accelerazione dell&#8217;aereo al decollo le tette la libertà di vestire come voglio la pelle liscia delle donne la mia immortale Volvo cucinare a chi voglio bene inventare storie disattivare il telefono le tette parlare con alcune persone le unghie di donna smaltate di rosso le canzoni di De Andrè il saluto festoso dei cani la stanchezza di una giornata vissuta le tette la sera sdraiarmi sul mio lettone AM Benevento, 17 luglio 2022]]></description>
		
		
		
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		<title>Mica pizza e fichi!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jul 2022 10:55:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri, Racconti & Storie]]></category>
		<category><![CDATA[carabinieri]]></category>
		<category><![CDATA[notte]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[storia vera]]></category>
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					<description><![CDATA[la luce alle spalle che si infrange sulle siepi intorno e scolpendo la sagoma della mia ombra sulle foglie, mi ricorda quella dei fari delle auto. Pensai a una macchia in fase di manovra e continuai la conversazione telefonica a tre, con alcuni amici fuori città, senza far più caso a quella luce e al lungo tempo impiegato per una eventuale manovra.Di lì a poco sento arrivare un tizio, mi volto e vedo un&#8217;altra luce simile a quella dei flash dei cellulari, anch&#8217;essa puntata su di me.Il tipo mi saluta con aria quasi amichevole e mi fa pensare a qualcuno che mi conosce o riconosce, così rispondo anch&#8217;io amichevolmente, anche se per quel po&#8217; che risco a scorgere del suo viso, non ricordo nessuno, ma non ci faccio caso, perché sono abituato a brutte figure del genere, così mantengo un approccio amichevole e sorridente.Subito dopo il tizio mi chiede come mai fossi da quelle parti. Gli faccio notare il filo degli auricolari e gli dico che mi piace conversare con amici in posti in cui riesco a concentrarmi sui discorsi senza distrazioni. Lui sorride e mi chiede da quanto tempo fossi lì e dove fossi stato prima, più qualcos&#8217;altro che non capisco, perché a quel punto cerco di concentrarmi sul suo viso, attraversando la luce ancora puntata su me. Non lo riconosco e mantenendo sempre un certa distaccata cordialità gli chiedo come mai tutte quelle domande e a lui cosa potrebbe mai interessare di me.Solo a quel punto il tipo si presenta: &#8220;Ma io sono un carabiniere, MICA PIZZA E FICHI!&#8221; e finalmente sposta la luce dal mio viso per puntarla sulla sua giacca, capisco che si tratta di una torcia di servizio e leggo effettivamente la scritta &#8220;Carabinieri&#8221; con tanto di logo, colori, ecc. Subito dopo m&#8217;incalza: &#8220;Mi dia i documenti, lei come si chiama?&#8221;A me viene da sorridere per la surrealità della scena e mentre gli rispondo con serena spontaneità, provo a prendere la carta di identità, ma lui capisce che non sono io quello che stanno cercando, così cambia discorso e mi chiede se avessi notato qualcuno.Effettivamte lo avevo notato lungo la strada per arrivare fin lì. Senza che lui mi faccia altre domande gli descrivo il tipo e la strada da lui percorsa, che corriponde a quanto sapesse anche lui.Mi ringrazia e va via. Dopo poco si spegne anche il faro che dall&#8217;auto aveva illuminato la scena. Riprendo la conversazione con i miei amici che avevano ascoltato tutto, ma siamo nuovamente interrotti da altri due tipi che mi fanno le stesse domande del carabiniere. Rispondo anche a loro e vanno via. A quel punto Cosimo Gentile a Carmen Miano mi consigliano di cambiare posto. P.S.: chi pensa sia solo un racconto, sappia che anche questa è una semplice trascrizioni di un evento reale N.B.: la foto non è del luogo reale della scena narrata, ma ricorda colori, Luna e chiaroscuri di quel momento]]></description>
		
		
		
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		<title>Profumo e prurito</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jul 2022 09:28:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri, Racconti & Storie]]></category>
		<category><![CDATA[panchina]]></category>
		<category><![CDATA[profumo]]></category>
		<category><![CDATA[prurito]]></category>
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					<description><![CDATA[Persone a me care, che ben hanno inquadrato la mia particolare caratteristica di attirare individui strani più di me, mi ricordano spesso di non girovagare troppo da solo e soprattutto usare la via più breve per ritirarmi. Seguire i sentieri meno battuti è però più forte di me. Così, qualche giorno fa, il Caso ha voluto farmi incontrare un tizio che definirei niente male in quanto a svalvolatura. Lui era seduto su una panchina al centro di un vialetto malmesso, che attraversa uno dei tanti giardinetti urabani semi abbandonati e carichi di piccola immondizia da spuntino veloce. Accanto a sé aveva una borsa a forma di cubo gigante, simile a quella che usano per le consegne di cibo a domicilio, ma nelle vicinanze non c&#8217;erano né bici e né motorini. Mentre mi stavo avvicinando ho iniziato a vederlo agitarsi, ma non in modo eccessivo. Ho provato a fare finta di nulla, ma quando sono arrivato a pochi metri da lui ha alzato la mano in segno di stop e con veemenza mi ha intimato di fermarmi qualora usassi profumi, perché a lui generano una reazione allergica e sarebbe stato male con bruciori su tutto il corpo. Sì consideri che eravamo all&#8217;aperto e di certo non gli sarei passato strusciandomi addosso. Per tranquillizzarlo gli ho così detto di non preoccuparsi, perché era da una settimana che non mi lavavo. Mi ha guardato in modo più strano di quanto io probabilmente stessi guardando lui, ma non ha avuto la prontezza di controbattere e così l&#8217;ho passata liscia, continuando a camminare con aria indifferente. AMBenevento, 5 luglio 2022]]></description>
		
		
		
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		<title>the end of the time</title>
		<link>https://www.alfredomartinelli.info/libri-racconti-storie/the-end-of-the-time.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jun 2022 15:05:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri, Racconti & Storie]]></category>
		<category><![CDATA[murale]]></category>
		<category><![CDATA[san michele di serino]]></category>
		<category><![CDATA[the end of the time]]></category>
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					<description><![CDATA[Qando giunse le fine del Tempo ci misero tutti in file parallele. Ogni fila incolonnata in ordine cronologico. Giunto il mio turno mi chiesero cosa avessi fatto fino a quel momento. &#8220;Di sicuro tanti errori e molte cose inutili. Alle volte non ho fatto nulla quando avrei dovuto, altre mi sono inutilmente prodigato più del necessario. Sono stato felice e triste, arrabbiato e indolente, qualche volta propositivo. Ho stimato, voluto bene e amato, ma non ho mai invidiato né odiato … proprio così: non ho mai invidiato né odiato!&#8221; N.B.: il murale in foto si intitola &#8220;the end of the time&#8221; ed è opera di Gianni Giotto Spagnuolo AMBenevento, 04 giugno 2022]]></description>
		
		
		
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		<title>Antica leggenda (quasi) romantica</title>
		<link>https://www.alfredomartinelli.info/libri-racconti-storie/antica-leggenda-quasi-romantica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Apr 2022 06:22:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri, Racconti & Storie]]></category>
		<category><![CDATA[alfredo martinelli]]></category>
		<category><![CDATA[fiori bianchi]]></category>
		<category><![CDATA[leggenda romantica]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
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					<description><![CDATA[Racconta un&#8217;antica leggenda, che un famoso italico feudatario, innamorato di una nordica donna bella &#8220;Simil a Madonna&#8220;, la fece ospitare nel suo castello. Per rendere meno traumatico il passaggio, piantò tanti alberi dai fiori così bianchi che le ricordassero la neve dei suoi luoghi nativi. La Dama però continuava a millantare mal di testa, così un bel giorno, all&#8217;uomo girarono vorticosamente i testicoli e fece rimuovere tutti gli alberi per piantarvi le patate da poco giunte dalle Americhe. AMBenevento, 20 aprile 2022]]></description>
		
		
		
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		<title>Quando DIO inventò le TETTE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Mar 2022 20:41:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri, Racconti & Storie]]></category>
		<category><![CDATA[alfredo martinelli]]></category>
		<category><![CDATA[dio]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[tette]]></category>
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					<description><![CDATA[All’alba dei tempi, quando l’evoluzione umana compì il passo decisivo verso l’uso della parola, Dio era inizialmente entusiasta. Pensava che gli uomini avrebbero usato quel dono per comporre inni, scambiarsi poesie o ringraziarlo per l’architettura dei tramonti. Si sbagliava di grosso. Non appena impararono a dare un nome alle cose, gli uomini iniziarono a usarlo per una sola attività: lamentarsi. Le preghiere divennero una lista infinita di recriminazioni. C’era chi si lamentava del sole troppo cocente e chi del freddo pungente che gli intirizziva le dita. Si lagnavano della fatica di inseguire il cibo, del mal di schiena per costruire rifugi di fango. Ben presto, la questione si spostò sul piano sentimentale. Il &#8220;Cloud Divino&#8221; fu sommerso da lamentele su cuori spezzati, amici che non restituivano le lance e gelosie tribali. Dio non aveva più un attimo di pace. Non riusciva nemmeno a finire di rifinire una galassia che subito arrivava un nuovo, petulante reclamo. Un pomeriggio, mentre osservava con santa pazienza l’ennesimo uomo intento a inveire contro il destino, ebbe l’illuminazione. Un’idea semplice, rotonda, perfetta. Qualcosa che funziona ancora oggi, a distanza di millenni, con la stessa infallibile precisione del primo giorno. Dio creò le TETTE. In quel preciso istante, il rumore del mondo parve attenuarsi. Fu come se un tasto &#8220;mute&#8221; venisse premuto sul caos dei pensieri maschili. Accuditi, nutriti, o semplicemente incantati da quelle linee morbide e rasserenanti, gli uomini dimenticarono istantaneamente il motivo della loro rabbia. Lo stress evaporava, le menti si svuotavano dalle preoccupazioni superflue e un senso di pace estatica prendeva il sopravvento. Da allora, l&#8217;invenzione non ha mai perso un colpo. Grazie a questo dono, l&#8217;uomo ritrova l&#8217;equilibrio e Dio può finalmente tornare a occuparsi di faccende più complesse, come la fisica quantistica o il monitoraggio dei buchi neri, sapendo che quaggiù basta un attimo di contemplazione per riportare il sereno. Quindi, la prossima volta che senti che stai per perdere le staffe, che il lavoro ti opprime o che il traffico ti divora, fermati un istante. Respira. E rivolgi un pensiero grato a quel miracoloso design divino: ritroverai quel briciolo di pace interiore necessario per affrontare il mondo col sorriso. AMBenevento, 9 marzo 2022]]></description>
		
		
		
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		<title>Violino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Dec 2021 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Libri, Racconti & Storie]]></category>
		<category><![CDATA[benevento]]></category>
		<category><![CDATA[mulino pacifico]]></category>
		<category><![CDATA[video racconto]]></category>
		<category><![CDATA[vilino]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;idea di scrivere &#8220;Violino&#8221; è nata durante un inaspettato incontro con Flavia. Per la &#8220;prima&#8221; abbiamo scelto il Dante Poetry slam che si è tenuto il 17 dicembre presso il Teatro Mulino Pacifico di Benevento. tutte le foto sono state scattate da Pasquale Foggia AMBenevento, 18 dicembre 2021]]></description>
		
		
		
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		<title>&#8220;La leggenda del Pescegatto&#8221; al confronto con i preadolescenti</title>
		<link>https://www.alfredomartinelli.info/libri-racconti-storie/la-leggenda-del-pescegatto-al-confronto-con-i-preadolescenti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Sep 2021 15:59:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri, Racconti & Storie]]></category>
		<category><![CDATA[la leggenda del pescegatto]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[scuola media]]></category>
		<category><![CDATA[sparse carte]]></category>
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					<description><![CDATA[Nulla è per me più emozionante del leggere o ascoltare bambini e giovani ragazzi dare la propria interpretazione di un mio racconto. Scritto di getto diversi anni fa, è stato il &#8220;portale&#8221; di accesso al mondo della scrittura. Grazie a lui ho mosso i primi passi nei teatri, nei libri e come autore ospitato in librerie, eventi, radio e scuole elementari. Ora nelle scuole è tornato grazie alla sensibilità di Carmen Merola, insegnante di italiano presso la Scuola secondaria di primo grado I.C. “PRINCIPE DI PIEMONTE” di SANTA MARIA C. V. (CE). Ha fatto leggere il racconto in una seconda classe e l&#8217;ha fatto commentare ai suoi studenti, che si sono anche cimentati in alcune interpretazioni grafiche delle scene descritte. Non aggiungo altro, vi lascio alla lettura di tutte le loro considerazioni. 1) Titolo: “Il pescegatto”Intenzione comunicativa dell’autore: l’autore ci vuole dire che non bisogna mollare i propri sogni.Il mio sogno: diventare un artista (Francesco) 2) Titolo: “Il pescegatto”Il mio sogno: diventare un professionista di box (Luca) 3) Intenzione comunicativa dell’autore: l’autore vuole comunicarci che i sogni non sono impossibili da realizzare.Il mio sogno: diventare un calciatore. Domande per l’autore: Fare lo scrittore è difficile? Quanto ti piace farlo? Ma il tuo è un hobby o un lavoro? (Giovanni) 4) Titolo: “La coscienza dell’uomo”Intenzione comunicativa dell’autore: l’autore, secondo me, voleva comunicare che i propri sogni erano tutti realizzabili solo con l’impegno e la passione.Il mio sogno: diventare un neurochirurgo (Marta) 5) Titolo: “Il pescegatto”Intenzione comunicativa dell’autore: ci vuole comunicare che i sogni non si devono abbandonare.Il mio sogno: diventare una modella e una cantante famosa (Mariarosaria) 6) Titolo: “Il sogno”Intenzione comunicativa dell’autore: l’autore vuole comunicare che non dobbiamo farci scoraggiare e di seguire sempre i nostri sogni.Il mio sogno: diventare un ottimo medico o un calciatore molto pagato. Domande per l’autore: Alla fine, l’uomo è riuscito a diventare uno scrittore? (Antonio Pio B.) 7) Titolo: “Il pesce parlante”Intenzione comunicativa dell’autore: penso che l’autore voglia trasmettere che tutti abbiamo dei sogni, ma in pochi li realizzano.Il mio sogno: diventare calciatore o chef (Angelo) 8) Titolo: “La coscienza”Finale alternativo: L’uomo e il pescegatto diventarono amici. Ogni giorno si incontravano e parlavano. Il pesce dava buoni consigli e, insieme, decisero di ascoltare e aiutare tutte le persone che passavano da quelle parti. Un giorno misero una fontana al centro della città e il pescegatto diventò famoso.Intenzione comunicativa dell’autore: l’autore vuole farci capire che bisogna cercare sempre di fare quello che, nella vita, desideriamo con tutta la nostra forza.Il mio sogno: diventare il cuoco di un grande ristorante (Antonio Pio P.) 9) Finale alternativo: l’uomo, grazie al pescegatto, riuscì a scrivere un libro dedicato al loro incontro che lo rese famoso e ricco. Da quel momento la moglie e i figli, fieri di lui, lo appoggiarono in tutte le sue scelte, diventando amici del pesce, ormai membro della famiglia.Intenzione comunicativa dell’autore: l’autore vuol dire che non dobbiamo abbatterci e seguire sempre i nostri sogni.Il mio sogno: diventare un astronauta. Domande per l’autore: Sei orgoglioso di questo racconto? (Mario Pio) 10) Titolo: “L’uomo e il pescegatto parlante”Intenzione comunicativa dell’autore: l’autore comunica che i sogni passati non si devono dimenticare.Il mio sogno: diventare il calciatore più forte del Napoli (Salvatore) 11) Finale alternativo: Seguii i consigli del pescegatto e mi rivolsi a una casa editrice che ebbe fiducia in me. Scrissi un libro che venne pubblicato, rendendo fiera la mia famiglia e felice il pescegatto. Adesso sono famoso, ma non ho dimenticato il mio amico con le pinne.Intenzione comunicativa dell’autore: l’autore vuole comunicare che tutti i sogni si possono realizzare, basta volerlo!Il mio sogno: diventare un’influencer e occuparmi di estetica. Domande per l’autore: Il pescegatto esiste davvero? (Asia) 12) Finale alternativo: L’uomo, salutando il pescegatto, vide svanire tutto e, di botto, si svegliò. Capì che era tutto un sogno, ma volle realizzare il suo desiderio, diventando uno degli scrittori più bravi del Mondo.Intenzione comunicativa dell’autore: l’autore, secondo me, vuole comunicare che dobbiamo lavorare sodo per i nostri sogni.Il mio sogno: diventare un calciatore della Juventus (Matteo) 13) Titolo: “Il sogno dimenticato”Finale alternativo: L’uomo, seguendo i consigli del pesce gatto, si rivolse a una casa editrice che, superate le prime perplessità, gli diede fiducia. Scrisse così il suo primo libro: “Il pescegatto” che ebbe un gran successo come pure i successivi romanzi, letti da grandi e piccini.Intenzione comunicativa dell’autore: secondo me, l’autore vuole dirci che dobbiamo seguire i nostri sogni con l’impegno e lo studio.Il mio sogno: diventare un calciatore (Vincenzo) 14) Titolo: “L’uomo e il pescegatto”Intenzione comunicativa dell’autore: l’autore, con questo racconto, ci vuole insegnare a seguire i nostri sogni.Il mio sogno: diventare uno chef (Alexander Pio) 15) Titolo: “L’uomo e il pescegatto”Intenzione comunicativa dell’autore: l’autore vuole comunicare che non esiste un vero e proprio addio e che ci si può sempre rincontrare.Il mio sogno: diventare il capo di un’agenzia pubblicitaria (Chiara) 16) Titolo: “Un sogno dimenticato”Finale alternativo: “Ciao, pescegatto.” “Ciao, uomo.” “Sai è tanto tempo che non ci vediamo e ho delle buone notizie per te. Ho scritto il mio primo libro! Parla della nostra storia…”Intenzione comunicativa dell’autore: l’autore vuole comunicare ai lettori di realizzare i propri sogni, anche se qualcuno li scoraggia.Il mio sogno: diventare una make up artist o una parrucchiera. Domande per l’autore: Da cosa ha preso spunto per questo racconto? A parte il pescegatto, è una cosa veramente accaduta? (Vittoria) 17) Finale alternativo: L’uomo, dopo aver ascoltato le parole del pescegatto, scrisse la sua avventura e pubblicò il libro che divenne un successo internazionale. Così coronò il suo sogno!Considerazioni personali: questo racconto è un esempio da seguire per tutti noi.Il mio sogno: diventare un’investigatrice (Francesca) 18) Finale alternativo: L’uomo, rientrato a casa, raccontò tutto alla moglie che accettò la sua idea di diventare scrittore aiutandolo persino nel suo sogno. Il primo romanzo, che era la storia della sua vita, in particolare l’incontro col pescegatto, vinse svariati premi e divenne uno dei libri più venduti e popolari. Con i soldi guadagnati, il protagonista riuscì a realizzare i desideri della famiglia.Considerazioni personali: questo racconto può spiegare un po’ la storia di tutti gli adulti e, quindi, mi può aiutare a comprendere meglio i miei genitori e gli adulti in generale.Il mio sogno: diventare un giudice.Domande per l’autore: Il racconto è ispirato a qualcuno o è autobiografico? (Giuseppe) 19) Titolo: “La coscienza, l’uomo e i suoi sogni”Finale alternativo: Salutato il pescegatto, l’uomo cominciò a seguire il proprio sogno scrivendo una breve storia della sua vita che ottenne numerose visualizzazioni. Quindi venne pubblicata e la si poteva trovare in tutte le biblioteche. Con i soldi guadagnati comprò una casa per sé, divorziò dalla moglie che non lo sosteneva e andò a vivere da solo. Scrisse molti altri libri sempre di successo, riuscendo a ottenere l’appoggio dei genitori. A 90 anni, ormai scrittore affermato, morì per un infarto mentre era nel suo ufficio. Se ne accorse un vicino che, non vedendolo uscire, chiamò la polizia. Dopo il funerale, anche nelle scuole si leggevano i suoi libri e si parlava di lui e della sua vita… Peccato non aver potuto apprezzare tutta questa fama post mortem!Intenzione comunicativa dell’autore: l’autore, con questa storia, ci vuole comunicare che dobbiamo inseguire i nostri sogni anche se scoraggiati da parenti o amici (Bruna) 20) Finale alternativo: L’uomo, ripercorrendo la strada di ritorno, pensò al consiglio del pescegatto e decise che avrebbe detto alla moglie di aver perso il lavoro e di voler diventare uno scrittore. Quindi, chiuso nel suo studio, iniziò a scrivere ciò che gli era capitato, raccontandolo anche ai figli per farli addormentare. Il sonno stentava ad arrivare anche a lui; pensava a come creare un blog nel quale pubblicare tutti i suoi racconti. Si alzò all’alba e fece colazione. I giorni passavano, ma lui, bloccato dalle sue insicurezze e dal timore di non essere compreso dalla famiglia, non si decideva a pubblicare nulla. Una sera, finalmente, accese il computer e iniziò a scrivere. Passavano i giorni e nessuno commentava il suo racconto e le insicurezze e la delusione crescevano… Pensò di rinunciare nuovamente al suo sogno finché, un bel giorno, trovò delle notifiche che corrispondevano a commenti tutti positivi. Allora, fiero di sé, ricominciò a scrivere e a pubblicare cose nuove, ma anche vecchie mai portate a termine. Venne contattato da una casa editrice che gli propose un contratto. Entusiasta accettò. L’anno successivo usciva il primo libro incentrato sulla sua vita e passione e successivamente altri tre di fiabe per bambini.Intenzione comunicativa dell’autore: l’autore ci dice di inseguire i nostri sogni a qualunque costo, perché scegliere la strada più facile può solo renderci infelici.Il mio sogno: lavorare nel mondo dell’arte (Clara) 21) Titolo: “Il fiume dei ricordi”Finale alternativo: Dopo aver salutato il pesciolino, ripercorsi la strada per tornare in macchina, presi una rosa per mia moglie e dei sassolini per i miei figli. Urlai per allentare la tensione mentre guidavo. A casa, salutai con un bacio la mia famiglia e andai dritto nello studio senza dire nulla. Presi carta e penna e scrissi tutto quello che mi passava per la mente. Sembravo un folle! La mia avventura col pescegatto diventò un libro d’avventura adatto a ogni fascia d’età. Quindi, dopo qualche esitazione, volli tentare un concorso per scrittori la cui scadenza era imminente. In due giorni, corressi alcuni particolari e aggiunsi delle illustrazioni fatte da me. Il grande giorno arrivò e io tremavo per l’emozione. Quando la giuria mi assegnò il secondo posto, equivalente a un assegno di diecimila euro, ci rimasi male perché il primo premio corrispondeva a un contratto a tempo indeterminato con una casa editrice. Ma i complimenti ricevuti mi risollevarono il morale e, soprattutto, con i soldi guadagnati, aiutai la mia famiglia e aprii una scuola per aspiranti scrittori. Adoro insegnare e penso che, anche se non sono diventato uno scrittore, il pescegatto sia fiero di me. A proposito, qualche giorno fa mia figlia è tornata a casa correndo e dicendomi di aver incontrato un pesce parlante!Intenzione comunicativa dell’autore: penso che l’autore voglia trasmettere al lettore che c’è una parte della coscienza che dobbiamo ascoltare per fare le scelte importanti della nostra vita e realizzare i nostri sogni.Il mio sogno: diventare un’assistente di volo. Domande per l’autore: Come le è venuta in mente l’idea di scrivere questo racconto? Lei si potrebbe immedesimare nel protagonista? Se sì, perché? (Barbara) AMBenevento, 21 settembre 2021 P.S.: gli interessati alla lettura possono acquistare &#8220;Sparse carte&#8221; su Amazon.]]></description>
		
		
		
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		<title>Quando vi sveglierete</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Aug 2021 06:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri, Racconti & Storie]]></category>
		<category><![CDATA[eccidio]]></category>
		<category><![CDATA[pontelandolfo casalduni]]></category>
		<category><![CDATA[sparse carte]]></category>
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					<description><![CDATA[Cari figli miei, cara moglie mia, non tremate per me, non piangete.Le battaglie non hanno piegato la mia anima, i miei pensieri sono lucidi, forti e sinceri, il cuore è sempre più bramoso di giustizia e libertà. Con passione fui maestro di scuola e padre, ora ho cambiato la penna per la baionetta, l’inchiostro per la polvere da sparo, il letto morbido per un giaciglio, un pasto caldo per selvaggina, ma la mia anima non s’è dannata, la mia volontà è ancora intensa. Non è il sangue del nemico che m’inebria i sensi, non è il grido di guerra a darmi forza, non è l’esercito Borbone a darmi ordini, ma guardare a domani e sapervi liberi fra uomini liberi.Insegnare m’ha fatto comprendere il peso delle parole, il loro significato oltre il limite del senso comune. Ci chiamano Briganti per imprimere sulla nostra pelle il marchio di ladri e farabutti e come tali siamo giudicati anche da chi non ci conosce. Hanno ricoperto i nostri ideali con quelli dei criminali, hanno paragonato la nostra resistenza alla ferocia degli assassini, mischiando l’onore di un popolo con la feccia di chi è stato sempre bandito e ora si nasconde fra noi approfittando della confusione. Ma voi non fatevi ingannare dalle loro parole, non lasciatevi sedurre dalla propaganda. Reagite ai prossimi eventi, siate uomini e non soldati.A Casalduni tre giorni or sono gli animi sono impazziti. L’esasperazione dei soprusi subiti ha trasformato la prigionia dei soldati in carneficina. Ciò che abbiamo fatto agli invasori è stato orrendo. Nessuno di noi è fiero d’aver dovuto uccidere, ma è un conflitto che non abbiamo voluto, atroce oltre il limite della ragione come ogni altra guerra.Al termine si avranno vincitori e vinti le cui gesta e verità saranno riportate nei libri di storia al di là del bene e del male, del torto e della ragione, ma più semplicemente con le parole di chi ha sconfitto il nemico. Questa sera, prima del pasto, il comandante ha voluto ricordare i morti in battaglia e tutti insieme abbiamo pregato per loro. Terminata la cena ho portato il mio conforto ai più giovani. Li ho fatti parlare senza remore, senza pudore e senza la paura del giudizio. Non voglio che restino prigionieri dei demoni dell’orrore. Ho voluto conoscerli uno ad uno per farli sentire meno soli e sentirmi meno solo anch’io. Alcuni di loro sono fra noi senza capirne il senso, altri per vendetta, qualcuno perché è rimasto senza nessuno e noi siamo ciò che gli resta.Da qualche minuto la notte è scesa sulla vegetazione intorno a noi e con essa l’umidità amica delle colline. Per nostra fortuna la Luna è calante e per nasconderci meglio non c’è il fuoco a riscaldarci, ma le coperte ricevute in dono dai contadini dei dintorni. Circondati da una miriade di lucciole che illuminano il sottobosco, abbiamo stabilito i turni per la guardia notturna poi ognuno ha trovato un posto dove riposare e le parole di sollievo e coraggio hanno lasciato il posto ai versi degli animali notturni, ai respiri nervosi di chi non riesce ad abbandonarsi al sonno e i mormorii di chi si affida alle preghiere per superare il rimorso di ciò che siamo stati costretti a fare. Figli miei, domattina, quando vi sveglierete, andate a chiamare i vostri amici e portateli sulla strada dove inizia il paese. Guardate i boschi sui colli verso Fragneto. Lì sarò io e con me i fratelli, i cugini e i padri degli altri ragazzi come voi. Fatevi il segno della croce e pregate per noi, poi tornate dalle vostre madri, proteggetele e accuditele come fecero con voi quando eravate in fasce. Non fate sentire loro la nostra assenza e dite loro che presto torneremo vittoriosi, perché noi combattiamo per le nostre famiglie e la nostra terra, gli invasori combattono per ordine dei Savoia. Vi voglio bene ancor più di prima.Vostro padre e marito brigante Pontelandolfo, 13 agosto 1861 All&#8217;alba del 14 agosto 1961 i Bersaglieri, dell&#8217;allora Regno di Sardegna (lo Stato dei Savoia), irruppero nelle abitazioni dei civili. La motivazione storicamente riportata fa riferimento a una rappresaglia nei confronti dei briganti che avevano ucciso in un&#8217;imboscata 45 Bersaglieri. Il grande dramma è che i briganti colpirono un esercito in guerra durante una guerra, i Bersaglieri uccisero inermi civili nelle loro abitazioni. Sono discordanti i numeri delle vittime civili di quel che è passato alla storia come l&#8217;eccidio di Pontelandolfo e Casalduni. Secondo alcune fonti furono poche decine, perché nei registri delle Chiese non ne risultano di più. Altre fonti, che fanno riferimento a testimonianze dell&#8217;epoca, riportano più di mille morti. Secondo alcuni le discordanze sono dovute all&#8217;opera di negazionismo condotta dalla Chiesa, che era un alleato piemontese ed era contro il brigantaggio, visto esclusivamente come un insieme di delinquenti e non come un movimento partigiano ante litteram (almeno per me lo sono stati, senza voler nascondere cmq la presenza al loro interno anche di veri e propri delinquenti). Per tale ragione i parroci avrebbe limitato la trascrittura dei morti nei registri dei decessi, all&#8217;epoca gestiti dal clero. Un&#8217;altra teoria riporta che tali registri furono successivamente distrutti sempre dai Bersaglieri per occultare le prove oppure andarono distrutti nel rogo in cui arse il paese, appiccato dai Bersaglieri stessi come ulteriore forma di rappresaglia versoi i briganti. Ultimamente è spuntata una lettera autografa di una testimone dell&#8217;epoca, nella quale si conferma il numero molto limitato dei morti: addirittura meno di venti. Probabilmente non si saprà mai il numero reale delle vittime. Di sicuro lo Stato Italiano ha conferito onori a Pontelandolfo nel 2011, con l&#8217;allora presidente del Consiglio Giuliano Amato. Qualunque sia tale numero, ciò che lascia l&#8217;amaro in bocca fu la reazione militare di uno Stato contro la popolazione civile. Questo racconto è parte del libro &#8220;Sparse carte&#8221; e l&#8217;ho scritto il 7 novembre del 2014 AMBenevento 14 agosto 2021 (160 anni esatti dopo l&#8217;evento ispiratore del racconto)]]></description>
		
		
		
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