In quel luogo lontano non esistono aerei, ma grandi vascelli volanti e sulla Luna si giunge con le parole e non con i razzi. Di sera, le vie hanno l’odore dell’olio bruciato dalle fiammelle nei lampioni. I forzieri non sono chiusi, ma adornati con foglie colorate su enormi anelli di corteccia. Non contengono oro, diamanti o monete, ma talenti. Silenzioso, io camminavo e osservavo, proprio come faccio adesso, ma con molto, molto più tempo a disposizione. Ad angolo fra la strada col forno a naso d’aquila e la piazza dalla grande clessidra, c’era la bottega di fiori di carta e incensi di noci e mandorle. Senza farmi notare, attraversai la porta di biancospini.

   Tu avevi i capelli raccolti da una bianca fascia di seta marina e un aderente vestito verde con bottoni di corolle di margherita.
Chiesi due tinture per gatti bianchi e un retino per catturare le nuvole
– “mi dispiace signore, ma abbiamo finito i retini” mi rispondesti con grazia, senza riconoscermi.
– “peccato, avete altro per prenderle?
– “abbiamo i guanti di lana di airone
– “li prendo! Quanto devo?
– “due misure di vapore d’argilla per i guanti e una sola misura per la tintura, è stato fortunato, oggi è in offerta”

Fu solo quando tolsi il cilindro di vite d’uva fragola e aprii la lunga palandrana, che vidi il disegno del sorriso formarsi sul tuo volto.
– “sei tu vero e stai già per scendere?” emozionata mi chiedesti.
– “‎” sorridendo risposi
– ‎”e come ci riconosceremo quando sarò giù anch’io e quanto tempo passerà fino al nostro incontro?
– “non so rispondere, le tue domande sono uguali alle mie. So che però avverrà e quel giorno nasceremo una seconda volta.

   Il poco tempo per vederci era scaduto, presi la scala di canape intrecciate che scende sempre e mi misi in fila nell’attesa della cicogna a me assegnata.

AM
Benevento, 5 ottobre 2018