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storia di una vendemmia

8 Ott , 2015  

storia di una vendemmia

I mattini sono più umidi. Leggera la nebbia svanisce pigramente, non prima d’aver sostituito le cromie del giallo e l’arancio al verde delle foglie.

È ora di raccogliere l’uva.

Il cappello per proteggere il capo, i guanti per sporcare il meno possibile unghie e mani, gli stivali di gomma per non lasciare i piedi nell’umido della terra.
Le cassette impilate sul carro e un’abbondante colazione nello stomaco.

Finalmente si parte

Charlie ci saluta e resta di guardia al suo posto

eccoci in vigna

tonici e impazienti attendono i grappoli

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I racconti degli anziani riportano che,un tempo, durante la raccolta, gli operai dovessero cantare o parlare in continuazione, per dimostrare costantemente, di non mangiare l’uva. Fra amici e parenti questo non accade. La vendemmia è un giorno di gioia.

Un momento di incontro, come una festa comandata.

le cassette piene sono in attesa d’essere raccolte

si ritorna alla base!

iniziano i viaggi verso la pigiatura

il tempo dell’uso dei piedi nella tinozza è passato

Oggi un semplice macchinario schiaccia i chicchi, che spedisce nella botte e separa i raspi.Questi ultimi si accumuleranno nella zona posteriore per …

… diventare cibo per ruspanti galline

Ciò che è nato dalla terra tornerà ad essa sotto forma nutriente guano per completare il ciclo biologico rispettoso della natura

siamo al termine della giornata

parte del succo pigiato, separato dal guscio dei chicchi, viene messo sul fuoco. Diverrà vino cotto da gustare nelle lunghe notti invernali, inzuppato nei cantucci o mischiato alla neve

AM
Benevento, 8 ottobre 2015