Certo che ti penso ancora e spesso ti sogno. Stanotte eri vestita con un lungo abito bianco, morbido e candido, come quello delle spose. Mi hai fatto accomodare in una nuova casa e invitato per il pranzo. Con te c’erano due grossi cani, bianchi. Mi hanno riempito di feste e guaito tutto il tempo. Forse sarei rimasto, ma … mi sono svegliato.
   Ora vorrei fossi qui. Ascolterei tutto quel che hai fatto prima di incontrarmi e quel che ti passa per la testa e ti chiederei: perché mi guardi così? che poi a me non salgono le parole che ho da dirti. Io avrei voglia di raccontarti di me, dei pensieri di quando sono solo, di quando cammino per stancare il corpo o di quando scrivo, pensando d’ingannare la Morte. Insomma ti vorrei raccontare di quel po’ che faccio, che non mi basta mai e mi fa dormire male, che la mattina sono già stanco e non ho voglia di parlare e vedere gente. Poi però squilla il telefono e faccio finta di non avere nulla e nessuno se ne accorge.

Sai, qualche giorno fa ti ho ritrovata tra le pagine di un libro di Asimov. Ho avuto nostalgia, così ho rallentato la lettura, per tenerti più a lungo, ma all’alba ero nuovamente solo, immerso nel bianco della lampada e ho preso sonno quando di solito mi alzo.
Fuori, stasera, il Sole è calato più rapido del solito, ma ancora non fa freddo, per l’autunno ci vorrà ancora tempo. Anche quest’anno penso di non comprare nessun nuovo vestito: non sono né ingrassato e né dimagrito e poi la mattina non mi va di scegliere cosa indossare.
Penso che prima dell’inverno farò aggiustare la moto oppure le metterò la benzina, non ricordo neanche perché non parte più. Ho pensato che con la neve lungo le strade sarà più creativa la guida su due ruote. Ti sto immaginando vestita di bianco, aggrappata a me per non cadere, mentre risaliamo i tornanti che portano sulla vetta con la neve che ha ricoperto tutto intorno.

Pochi mesi volano, ora scendo al garage, ma tu fammi sapere chi sei.

AM
[Benevento. 30 agosto 2018]