proximity,  tecnologia

Pannelli pubblicitari con riconoscimento facciale

Il FUTURO è già qui, è solo mal distribuito

Con questa citazione di William Gibson voglio introdurre uno degli strumenti di proximity marketing che, a mio giudizio, nei prossimi anni avrà le migliori performance in termini di resa ed uso.

Parlo dei pannelli pubblicitari a riconoscimento facciale.

In molti li abbiamo visti all’opera in film futuristici. Oggi sono una realtà. Il loro ingresso a pieno titoli fra gli strumenti di marketing di prossimità più importanti ed innovativi è intuitivo.

Immaginiamo di passeggiare in un luogo pubblico di quelli che ti portano a stare a stretto contatto con negozi o locali di ristorazione

Una videocamera ad alta risoluzione ci individua e scansiona non solo il nostro viso per capire il sesso e l’età, ma anche il nostro corpo per vedere come siamo vestiti e da lì dedurre il nostro status sociale. Ci segue senza far nulla di particolare fin quando ritiene che siamo entrati nella zona adatta a recepire il suo messaggio audio/video. Siamo quindi in sua prossimità.

A questo punto ricercherà nel suo archivio un contenuto che sia adatto al nostro profilo. Casomai fra i parametri di scelta ci saranno anche l’ora, il giorno ed il luogo.

E quindi ecco passare davanti i nostri occhi e giungere fino alle nostre orecchie un messaggio “cucito” su misura per noi, anzi per ME che in quel momento passo di lì quasi per caso, ma sono attratto da quel bellissimo orologio dalla linea retrò ma dalla tecnologia moderna. Probabilmente non lo acquisterò, ma di sicuro il mio interesse è stato destato.

Se al posto di quell’orologio, sullo stesso schermo, fosse passata la pubblicità di un bel paio di scarpe da ginnastica, indossate casomai da un testimonial strapagato, forse non me ne sarei neanche accorto.

Come ho scritto all’inizio dell’articolo non è fantascienza ed il video che segue ne è una prova:

Immaginate poi che in qualche modo si riesca a creare anche un enorme archivio in cui si associa il volto ad un nome. Lo so a questo punto il risultato potrebbe anche essere “claustrofobico”, come vivere sempre in una sorta di casa di “Grande Fratello” globale, ma se ci pensiamo potrebbe tranquillamente avvenire.

AM

Benevento, 26 luglio 2010